FOIBE: GRANDE CORTEO A FIRENZE - SABATO 4 FEBBRAIO 2012 CON GIORGIA MELONI



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anche quest'anno un grande fiume tricolore sfilerà, composto e unito, per le strade di Firenze. Il ricordo dei martiri italiani, lanciato dalla destra politica, chiamerà a raccolta tutti quegli italiani che sentiranno forte il richiamo della Verità, del Ricordo, dell'Etica, dell'amor di Patria e della Giustizia.

Ricorderemo le decine di migliaia di innocenti che, per non rinnegare la propria italianità, furono massacrati a gettati vivi nelle cavità carsiche del confine orientale per mano dei partigiani comunisti di Tito. Ricorderemo le migliaia di esuli costretti alla fuga, umiliati, vessati e perseguitati dall'odio.

Metteremo simbolicamente fine a quel silenzio assordante che per decenni ha avvolto questa orribile pagina della nostra storia, con la copertura dei gendarmi dell'ideologia marxista. Onoreremo al meglio la "Giornata del Ricordo", istituita nel 2004 in memoria dei martiri delle foibe e dei 350.000 esuli istriani, giuliani e dalmati.

Saremo in piazza, insieme e senza simboli di partito, per rendere omaggio ai nostri martiri e costruire una coscienza di popolo viva e trasversale. Saremo in piazza per ricordare tutte le vittime del comunismo, nel nome della nostra identità nazionale. Ci saremo per porre fine all'odio e al rancore, per non dimenticare, per ribadire che non esistono morti di "serie b".

Saremo in piazza, con Giorgia Meloni e moltissimi altri ospiti, per una marcia silenziosa e tricolore, che si concluderà con le testimonianze e gli interventi di chi ha vissuto quell'immane tragedia e di chi, oggi, ha il compito di non farla passare sotto silenzio.


La coscienza di popolo è più forte della coscienza di classe.
L'identità nazionale è più forte di ogni dogma ideologico.
Il ricordo dei martiri è più forte dell'oblio dei carnefici.
L'amore per l'Italia è uno splendido atto di libertà.

SABATO 4 FEBBRAIO 2012
PIAZZA SAVONAROLA ORE 17
CORTEO IN RICORDO DEI MARTIRI DELLE FOIBE
con Giorgia Meloni

INFO: WWW.CASAGGI.ORG

8 GENNAIO: INIZIA LA MOBILITAZIONE PER IL GRANDE CORTEO DEL 4 FEBBRAIO IN RICORDO DEI MARTIRI DELLE FOIBE...


 
DOMENICA 8 GENNAIO ORE 17,30, riunione generale della destra identitaria fiorentina in vista del grande corteo di SABATO 4 FEBBRAIO in ricordo dei martiri delle foibe e di tutte le vittime del comunismo, con Giorgia Meloni e moltissimi altri ospiti nazionali. Organizziamo la mobilitazione, rilanciamo la lotta. 

 
DOMENICA 8 GENNAIO ORE 17,30
CASAGGì FIRENZE - VIA FRUSA 37

 

 

SKOLL A CASAGGì: IL VIDEO...

 

 

UNA SERATA MAGNIFICA, CON SKOLL A CASAGGì...

 
Quella di ieri sera a Casaggì è stata una serata che in tanti conserveranno nel cuore. Un magnifico Skoll, chitarra alla mano, ha letteralmente commosso i presenti con il meglio del suo repertorio. Dalle canzoni dei primi dischi alle ultime fatiche, passando per i pezzi che lo hanno reso uno dei punti di riferimento musicale del panorama identitario. Grande qualità sonora e tanta gente. Un bilancio che non potrebbe essere migliore…
 
Casaggì si dimostra, ancora una volta, motore di iniziative e di militanza: una struttura che produce eventi trasversali, partecipati e continui, di ogni genere e tipo, con  un’organizzazione impeccabile e un clima che non delude mai. Una struttura che produce ciò che i giovani dovrebbero produrre: concerti, cineforum, conferenze, militanza di strada, volantinaggi, assemblee, riunioni fiume, serate comunitarie e momenti di gioia e di condivisione. Senza troppa retorica, senza cravattine, politicanti, cordate, gruppetti, carte intestate e statuti. Roba che, in tempi di morti viventi e di giovani già vecchi, è oro che cola…
 
Un grazie sincero a tutti i ragazzi che hanno partecipato all’evento, a chi ha contributo all’organizzazione, a chi ha perso la voce e a chi è venuto da lontano. Un ringraziamento, infine, lo dobbiamo a Skoll, persona e artista di grande valore.

 

 

IL 26 NOVEMBRE SKOLL A CASAGGì...

 


 

Le migliori note identitarie con Skoll...


 

SABATO 26 NOVEMBRE ORE 21

CASAGGì - VIA FRUSA 37

 

UN MARE DI GENTE A BATTEZZARE QUESTA SFIDA!


 
E’ stata, quella di ieri, una giornata che da sola ha sbugiardato quanti, da ogni parte, hanno tentato con ogni mezzo di metterci i bastoni tra le ruote, ostacolando il percorso che la nostra Comunità umana e politica ha intrapreso in questi mesi per arrivare all’apertura di uno spazio proprio, autofinanziato, autogestito e assolutamente libero.

 
Diverse centinaia di persone, tra pomeriggio e sera, hanno affollato i locali di Casaggì, occupando via Frusa, chiusa al traffico per l’occasione. Chi è passato per un saluto, chi è rimasto dal mattino alla notte, chi non poteva mancare, chi si è riavvicinato al nostro ambiente umano dopo anni, chi è venuto spinto dalla curiosità ed è andato via facendoci i complimenti. Due ore di interventi, nei quali si sono alternati parlamentari, consiglieri regionali, eletti locali, dirigenti e attivisti di vecchia data. Di particolare importanza anche la lettera scritta di pugno, e letta pubblicamente, dal Ministro della Gioventù Giorgia Meloni: un in bocca al lupo che ci riempie di gioia, consci del legame decennale che ci unisce, in attesa di marciare ancora insieme per ricordare i martiri delle foibe, come ogni anno. A seguire la festa, con il concerto di musica identitaria e l’atmosfera di sempre, quella di chi ha scelto questa vita e rinnova quel giuramento ogni giorno, con il sorriso stampato in faccia e una voglia matta di riprendersi il futuro.

 
Un fiume di gente libera, di cittadini, di giovani, di militanti e di simpatizzanti. Numeri che devono far riflettere tante persone. Un mare di gente che ha scelto volontariamente di aderire ad un progetto nato dal basso per riportare in vita, attraverso il partito di riferimento, ma anche per mezzo della militanza di strada e della forte presenza territoriale nelle scuole e nelle facoltà, una socialità e una partecipazione attiva che a destra, purtroppo, non si vedeva da tempo. Perché questa è sempre stata Casaggì: un elemento di rottura, ma anche di confronto, di proposta, di politica reale, di attualità, di concretezza. Una Comunità che molti vorrebbero ai margini, nel ghetto, e che invece si propone quotidianamente in ogni ambito della vita sociale. Una struttura che lavora e opera ogni giorno, che si conquista gli spazi senza toglierli a nessuno, che non vive di espedienti e di violenza, che a Firenze ha mosso le acque torbide di un’egemonia culturale che inizia a sgretolarsi sotto i colpi della storia, che accetta le regole del confronto ma non rinuncia al proprio bagaglio di valori e di identità, che tenta con umiltà di produrre cultura, musica, arte, dibattito, comunicazione e alternativa, che non ha bisogno di essere legittimata da chicchessia perché si legittima da sola con le centinaia di preferenze espresse nelle tornate elettorali di tutti i livelli, con eventi partecipati e affollati, con una sede che ci siamo costruiti con le nostre mani e coi nostri soldi, mattone su mattone, che è vissuta, aperta, presidiata e difesa ogni giorno, con dei servizi offerti ai cittadini, con i tanti sforzi sotterranei per mandare avanti un sogno che non è comodo a nessuno, ma che resiste e cresce da anni con un vigore senza pari, aldilà di ogni ostracismo, di ogni minaccia, di ogni veto e di ogni vigliaccata.

 
Questa è la realtà, una realtà con la quale si deve fare i conti, che piaccia o meno. Una realtà che esiste perché crea, produce e avanza laddove gli altri parlano, speculano, promettono o farfugliano. Una realtà che non esclude e che non discrimina, che non trama e non odia, che non è in competizione con nessuno perché basta a se stessa, che ama l’azione e coltiva il pensiero, che vive di fatti e di idee, che non fa politica con la ventiquattrore e la puzza sotto al naso, ma con le collette per pagare la luce di una sezione e con le notti al freddo ad affiggere un manifesto, con la mano tesa verso chi ci chiede aiuto, con l’odore dei volantini e il rumore assordante di un corteo, con una scelta che non è soltanto una croce su una scheda o una prospettiva di carriera, ma un modo di essere e di vedere il mondo, di incarnare un’idea, di ribellarsi alle ingiustizie e servire la propria gente e la propria terra con orgoglio, di donarsi senza chiedere niente per un dovere morale ed etico nei confronti di noi stessi e di chi ci ha preceduti, per una consapevolezza cosciente che ci lega ad un testimone ideale che sentiamo il dovere di mantenere acceso e splendente in mezzo al buio del presente.

 
Siamo e saremo sempre qui. Verso la prossima barricata, come per andar più avanti ancora. 
 
 
CASAGGì: LA BELLEZZA DI UNA BARRICATA
 

 
Le manifestazioni, i bei momenti, la lotta, le conquiste, i lavori per costruire la sede mattone su mattone. Una breve storia in immagini e musica. Da non perdere...

 

 

APRE LA NUOVA CASAGGì. VERSO LA GRANDE INAUGURAZIONE...


La nuova Casaggì è arrivata. Dopo mesi di lavori, che abbiamo autogestito al meglio e con professionalità e tempra memorabili, finalmente ci siamo. Non è stato facile, economicamente e fisicamente: abbiamo cambiato le pavimentazioni, abbattuto e alzato una decina di pareti, fatto da capo l’impianto elettrico, quello idraulico e quello di condizionamento; abbiamo costruito la cucina – con scarichi ed elettrodomestici annessi – e il bagno; abbiamo costruito un punto di ristoro per i nostri iscritti, con un bancone professionale e tutto il necessario; abbiamo insonorizzato la struttura, cablato l’impianto audio, realizzato lo spazio cinema, gli uffici, il magazzino; abbiamo realizzato le stuccature, le rasature, le verniciature e le rifiniture di tutta la superficie; abbiamo realizzato le uscite di sicurezza, abbiamo arredato, lavorato il legno, tagliato il vetro, montato gli infissi, i mobili e tanto di più. In silenzio, e con una costanza e una caparbietà da far impallidire, abbiamo costruito un sogno. Lo abbiamo fatto mattone su mattone, in senso metaforico e pratico, col contributo e la generosità di tutti quelli, giovani e non, che hanno messo mano al portafogli, saltato a piè pari le ferie estive o tolto ore al proprio mestiere per rendere tutto questo possibile. Gente che ha dimostrato coi fatti quanto la politica, quella vera, possa ancora muovere energie, realizzare barricate, produrre alternative, creare partecipazione dal basso e motivazione.

Firenze vedrà il ritorno del suo primo spazio libero, da destra, totalmente autonomo e assolutamente autofinanziato, senza padroni e padrini: ospiterà un punto di ritrovo e di ristoro che organizzerà aperitivi, serate a tema, cene sociali, feste e grandi bevute; il cinecrew, spazio e laboratorio cinematografico con proiezioni settimanali a tema, creazione di filmati, scuola di regia; il centro librario “Bruno Cenci”, con migliaia di titoli non conformi, musica identitaria e abbigliamento ribelle; la biblioteca e lo spazio studentesco dotati di postazioni web gratuite, migliaia di libri, riviste storiche, archivio nazionale del Fronte della Gioventù e ripetizioni per studenti; lo sportello sociale per l’ascolto e il soccorso del cittadino con avvocati, commercialisti, sindacalisti e professionisti che daranno consulenze gratuite e creeranno un raccordo coi nostri eletti nelle istituzioni locali e nazionali; lo spazio per l’esposizione di mostre fotografiche e pittoriche; lo spazio per le conferenze; la cucina; il laboratorio musicale con lezioni private; quello artistico con i corsi di pittura; quello informatico per apprendere l’utilizzo del pc e della grafica; quello letterario per approfondire autori sconosciuti; quello sportivo con i corsi di autodifesa. A tutto ciò si uniscono le quotidiane forme di azione politica coordinate, tra gli altri, dalla Giovane Italia – Azione Giovani, Movimento Studentesco Nazionale e quelle personalità del Popolo della Libertà che hanno creduto nel nostro progetto. Sono all’ordine del giorno: riunioni, affissioni, volantinaggi, redazione di riviste e fanzine, e tutte quelle attività che ormai da anni sono portate avanti con costanza ed hanno prodotto storiche vittorie nelle scuole superiori, nelle università, nei consigli circoscrizionali e nei consigli comunali, nei luoghi di aggregazione e nelle strade, rompendo tabù un tempo inattaccabili.

Alla politica dei proclami, delle passeggiate televisive, dei talk show, delle parole al vento e dei cambi di casacca vogliamo contrapporre uno stile militante, vivo, attivo, coerente, reagente e caparbio che si conquista il terreno metro per metro, dialoga con le persone guardandole negli occhi, porta all’attenzione di tutti i problemi reali, si preoccupa di dare prima di ricevere e di fare prima di promettere, sacrifica soldi e tempo per affiggere un manifesto o dare un volantino, scende in piazza, grida ma pensa, protesta ma propone, offre progetti concreti e vive le proprie idee incarnandole nell’azione. Tutto questo c’è, e si chiama Casaggì.


SABATO 22 OTTOBRE DALLE 16, SI INAUGURA UFFICIALMENTE
CON UNA GIORNATA DI INTERVENTI POLITICI, PROIEZIONI NON CONFORMI, CULTURA, ARTE E CONFRONTO, BUFFET OFFERTO E CONCERTO IDENTITARIO A SEGUIRE.



CASAGGì FIRENZE – VIA FRUSA 37 – ZONA STADIO
APERTI TUTTI I GIORNI

 

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11 AGOSTO: CASAGGì COMMEMORA I FRANCHI TIRATORI


 

GIOVEDì 11 AGOSTO 2011

ORE 11 - CIMITERO DI TRESPIANO - FIRENZE

sacrario della Repubblica Sociale Italiana

COMMEMORAZIONE DEI FRANCHI TIRATORI


 
DA "LA PELLE" DI CURZIO MALAPARTE:

I ragazzi seduti sui gradini di S. Maria Novella, la piccola folla di curiosi raccolta intorno all’obelisco, l’ufficiale partigiano a cavalcioni dello sgabello ai piedi della scalinata della chiesa, coi gomiti appoggiati sul tavolino di ferro preso a qualche caffè della piazza,la squadra di giovani partigiani della divisione comunista “ Potente “, armati di mitra e allineati sul sagrato davanti ai cadaveri distesi alla rinfusa l’uno sull’altro, parevano dipinti da Masaccio nell’intonaco dell’aria grigia. Illuminati a picco dalla luce di gesso sporco che cadeva dal cielo nuvoloso, tutti tacevano, immoti, il viso rivolto tutti dalla stessa parte. Un filo di sangue colava giù per gli scalini di marmo.
 
I fascisti seduti sulla gradinata della chiesa erano ragazzi di quindici o sedici anni, dai capelli liberi sulla fronte alta, gli occhi neri e vivi nel lungo volto pallido. Il più giovane, vestito di una maglia nera e di un paio di calzoni corti, che gli lasciavano nude le gambe dagli stinchi magri, era quasi un bambino.
 
C’era anche una ragazza fra loro: giovanissima, nera d’occhi, e dai capelli, sciolti sulle spalle, di quel biondo scuro che s’incontra spesso in Toscana fra le donne del popolo, sedeva col viso riverso, mirando le nuvole d’estate sui tetti di Firenze lustri di pioggia, quel cielo pesante e gessoso, e qua e là screpolato, simile ai cieli del Masaccio negli affreschi del Carmine.
 
Quando avemmo udito gli spari, eravamo a metà via della Scala, presso gli Orti Oricellari. Sboccati sulla piazza, eravamo andati a fermarci ai piedi della gradinata di Santa Maria Novella, alle spalle dell’ufficiale partigiano seduto davanti al tavolino di ferro.
 
Al cigolio dei freni delle due jeep, l’ufficiale non si mosse, non si voltò. Ma dopo un istante tese il dito verso uno di quei ragazzi, e disse:
- Tocca a te. Come ti chiami?
- Oggi tocca a me - disse il ragazzo alzandosi - ma un giorno o l'altro toccherà a lei.
- Come ti chiami ?
- Mi chiamo come mi pare... -  O che gli rispondi a fare a quel muso di bischero, gli disse un suo compagno seduto accanto a lui.
- Gli rispondo per insegnargli l'educazione, a quel coso - rispose il ragazzo, asciugandosi col dorso della mano la fronte madida di sudore.  Era pallido, e gli tremavano le  labbra. Ma rideva, con aria spavalda guardando fisso  l'ufficiale partigiano. 
 A un tratto i ragazzi presero a parlar fra loro ridendo.
 Parlavano con l'accento popolano di San Frediano,  di Santa Croce, di Palazzolo.
   
L’ufficiale partigiano alzò la testa e disse:
- Fa presto. Non mi far perdere tempo. Tocca a te.
- Se gli è per non farle perdere tempo - disse il ragazzo con voce di scherno - mi sbrigo subito - E scavalcati i compagni andò a mettersi davanti ai partigiani armati di mitra, accanto al mucchio di cadaveri, proprio in mezzo alla pozza di sangue che si allargava sul pavimento di marmo del sagrato.
- Bada di non sporcarti le scarpe ! - gli gridò uno dei suoi compagni, e tutti si misero a ridere.
 - Jack e io saltammo giù dalla jeep.
 - Stop! - urlò Jack.
 
Ma in quell’istante il ragazzo gridò: - Viva Mussolini ! - e cadde crivellato di colpi .
 

SUCCESSO DI PRESENZE E DI PARTECIPAZIONE AL TAMBURELLO


Quelle sopra sono le foto del primo dei circa venti interventi che hanno caratterizzato la giornata di lavori e di festa al Tamburello. Un mare di gente si è alternata dalle 18 alle 23, come non se ne vedeva da tempo a luglio inoltrato. 
 
Una partecipazione che ci aspettavamo, senza presunzione, perchè sappiamo di avere qualcosa da dire e di poter contare su una base militante sempre pronta a rispondere con convinzione. Moltissime le proposte, dai temi sociali alle politiche giovanili, dalla cultura all'amministrazione locale, dai progetti istituzionali alla ferma volontà di un radicamento sul territorio che sia realmente vivo e che possa incidere positivamente sui più deboli e sugli ultimi. 
 
Molto bello e applaudito il video realizzato dal Laboratorio Multimediale di Casaggì, che ha ripercorso in pochi minuti di ottimo montaggio la storia militante e comunitaria di una realtà che all'attivo conta decine di attività perfettamente collaudate e uno spirito di iniziativa che a Firenze, da destra, non si era mai visto prima. La presentazione della nuova sede, con le immagini dei lavori in corso d'opera da noi diretti, ha oggettivamente entusiasmato tutti, giovani e non. 
 
Abbiamo qualcosa da dire e vogliamo dirlo senza remore, senza rinnegare una virgola di quello che siamo, del percorso che abbiamo fatto e di quello che ci proponiamo, come i nostri interventi hanno dimostrato chiaramente e senza mezzi termini, portando all'attenzione di tutti le necessità di molti italiani in difficoltà abitativa o economica, la vicinanza culturale ai popoli in lotta, la collocazione non conforme verso un modello sociale che ha posto il profitto al centro di tutto abbattendo le risorse identitarie, simboliche, spirituali, tradizionali e vitali dei popoli. 
 
La squadra c'è e vince. Questo basta per brindare a un anno di lotta e di vittoria.
 

PER PAOLO BORSELLINO

RISORGERE COME SQUADRA. LA SFIDA E' ADESSO.


 
UNA SERATA DI POLITICA, CULTURA, CONFRONTO, MUSICA, FILMATI, FESTA E COMUNITA'. PIZZA E BIRRA PER TUTTI, INTERVENTI, PROPOSTE E ALTERNATIVE DALLA BASE MILITANTE...

 
Il Popolo della Libertà non è un partito come tutti gli altri. Non è nato attorno ad una scrivania per volere di un numero ristretto di uomini politici. Il Popolo della Libertà è nato in piazza, a Roma, per volontà delle donne e degli uomini di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e delle altre forze politiche che si riconoscevano nei principi, nei valori e negli ideali del centrodestra italiano.E questa è stata la vera forza del Popolo della Libertà.
 
Un partito voluto dalla gente, capace di parlare il linguaggio della gente.Una forza politica nuova, differente, in grado di restituire agli italiani quella fiducia nella politica che decenni di partitocrazia, di inciuci, di corruzione, avevano ridotto al minimo.
 
Oggi siamo di fronte alla necessità di aprire una nuova fase.Dobbiamo dare alla nostra gente una nuova speranza, ritrovare l’entusiasmo del 2006. Ripartire da quella piazza colorata di bandiere tricolori per continuare a sognare un’Italia differente da quella che vorrebbero Vendola, Bersani, Di Pietro ed i loro amici.Il Popolo della Libertà non deve essere messo in discussione.“Popolo” e “Libertà” sono le principali parole d’ordine della nostra azione politica. 
 
La politica fatta non per interesse personale, ma come servizio al nostro Popolo e soprattutto la politica fatta da donne e uomini liberi.Ripartiamo dai valori che ci uniscono e che ci rendono fieri della nostra Identità. L’amore per l’Italia, per la terra dei nostri padri, da difendere e salvaguardare. La difesa della vita, dal concepimento al momento della morte. La lotta alla droga e a chi vorrebbe una gioventù spenta e senza più ideali.Ma soprattutto riportiamo la nostra gente al centro della partecipazione politica. Rinsaldiamo il rapporto tra candidati, eletti ed elettori. 
 
Torniamo a parlare il linguaggio della gente e restituiamo ai nostri elettori la speranza.Speranza di cambiamento. Speranza di rinnovamento. Speranza nel futuro. Facciamo squadra e torniamo ad immaginare un domani migliore per il nostro paese. La sfida è adesso. Noi ci siamo.
 
Nicola Nascosti (Consigliere regionale) e Francesco Torselli (Consigliere comunale)
 
in collaborazione con 
CASAGGì FIRENZE
GIOVANE ITALIA FIRENZE
MOVIMENTO STUDENTESCO NAZIONALE
 

ACCUSATI DI AVER DENUNCIATO FALSE AGGRESSIONI A MEZZO STAMPA.

 
LA REPLICA DI TORSELLI, SCATARZI E DRAGHI (PDL – GIOVANE ITALIA): “ESIGIAMO SCUSE IMMEDIATE DA CERTA STAMPA E SPIEGAZIONI DA CHI HA MESSO IN DUBBIO LE NOSTRE PAROLE”.

 
PARLA IL MILITANTE AGGREDITO.

 
Questa la nota diffusa da Francesco Torselli, Dirigente Nazionale della Giovane Italia e Consigliere Comunale del PDL a Firenze, Marco Scatarzi, Presidente Cittadino della Giovane Italia e Responsabile di Casaggì ed Alessandro Draghi, Presidente Provinciale della Giovane Italia e Consigliere Circoscrizionale del PDL:
 
“Apprendiamo con estremo stupore che la Questura di Firenze avrebbe diffuso una nota nella quale i sottoscritti sono accusati dei reati previsti dall’Art. 656 del Codice Penale, per aver diffuso notizie false e ad aver procurato così un allarme. Certa stampa ha immediatamente colto la palla al balzo diffondendo note intitolate ‘Spacciano dolore dente per conseguenza aggressione’ e ciò non può che renderci ulteriormente stupefatti. Anche perché, ad avvalorare ciò che abbiamo denunciato, e che peraltro ribadiamo, esiste un referto medico emesso dall’Ospedale di Santa Maria Nuova nel quale si parla, in maniera chiara, di ‘trauma contusivo mandibolare accidentale’ ed al quale viene assegnato un codice verde (documentazione allegata).
 
Pur non essendo, nessuno di noi, laureato in medicina, crediamo che la dicitura ‘trauma contusivo mandibolare accidentale’ difficilmente possa indicare un dente cariato.
 
Non riusciamo a capacitarsi dei motivi che avrebbero indotto la Questura di Firenze ad avviare dunque questo tipo di procedimento legale nei nostri confronti, visto che il ragazzo in questione è stato aggredito sotto casa, colpito con un pugno ad una mandibola e costretto a ricorrere al pronto soccorso. Gli aggressori, non riconosciuti dal nostro militante, prima e dopo averlo colpito, lo hanno apostrofato con frasi del tipo: ‘Fascista di Merda’ e ‘Bastardo Fascista’ e per questo abbiamo parlato di aggressione legata all’attività militante svolta dal ragazzo aggredito nelle file di Casaggì e della Giovane Italia, movimento giovanile del Popolo della Libertà.
 
E se ad oggi il ragazzo non ha ancora esposto una formale denuncia alla Polizia, è semplicemente perché non avendo riconosciuto i propri aggressori, sta valutando la necessità o meno di sporgere denuncia contro ignoti; del resto la legislazione italiana prevede un tempo di 90 giorni dal fatto accaduto per sporgere denuncia o meno.
 
Esigiamo da parte di tutti coloro che ci hanno mosso accuse infondate, mettendo in dubbio la nostra serietà, la nostra professionalità e soprattutto offendendo l’operato di quei ragazzi che, semplicemente per propagandare la propria fede politica, rischiano tutti i giorni aggressioni e ritorsioni, le scuse immediate, mentre da chi ha diffuso la notizia attendiamo di ricevere le adeguate spiegazioni.
 
Contro chi ha chiamato in causa i sottoscritti, accusandoli di essere dei millantatori e degli inventori di notizie false, valuteremo nei prossimi giorni quali vie legali intraprendere per tutelare la nostra immagine e quella dei movimenti e del partito a cui facciamo riferimento”.
 
Queste invece le parole di Manuele, 22 anni, militante della Giovane Italia e di Casaggì, aggredito il 21 giugno scorso di fronte alla propria abitazione:
 
“Il 21 giugno scorso, poco prima delle 15.30, come ogni giorno sono uscito dal portone di casa mia, in Via Santo Spirito, per andare a lavoro. Avevo le mani occupate dal manubrio della mia bicicletta che stavo spingendo lungo la strada, quando, all’improvviso mi sono visto sbucare di fronte tre ragazzotti che, a passo svelto, si sono diretti verso di me.
 
Giusto il tempo di alzare lo sguardo che uno di questi mi ha apostrofato con un: ‘Fascista di Merda’ e subito dopo mi ha mollato un pugno in piena faccia, all’altezza della mandibola destra.
 
Sono caduto a terra, sbattendo la testa sul sagrato e, mentre i tre ragazzi fuggivano, mi sono state rivolte altre offese, tutte a sfondo politico.
 
Dopo essermi rialzato, provando un fortissimo dolore alla mandibola, ho deciso di recarmi al Pronto Soccorso dell’Ospedale di Santa Maria Nuova, dove, alle 16.16 mi è stato diagnosticato un trauma contusivo alla mandibola, dovuto a cause accidentali.
 
Dopo essere stato dimesso, ho informato dell’accaduto i responsabili del mio movimento, Marco Scatarzi e Alessandro Draghi, nonché  il Consigliere Comunale del PDL, Francesco Torselli, ai quali ho raccontato l’accaduto.
 
Oggi scopro che Francesco, Marco e Alessandro sarebbero stati denunciati (?) per diffusione di notizie false e che in realtà mi sarebbe stato diagnosticato soltanto un dente dolorante. E’ vero, dalle radiografie che mi sono state fatte, mi è stato anche detto di rivolgermi ad un dentista a causa di un problema riscontrato ad un dente – e non credo di dire chissà quale assurdità nel supporre che tale dolore potrebbe anche essere stato accentuato o risvegliato dal pugno subito – ma ciò non toglie che io, al pronto soccorso non ci sono certo andato per una carie!
 
Leggo anche, sul sito di un autorevole quotidiano fiorentino, che all’Ospedale di Santa Maria Nuova mi sarebbe stata diagnosticata un’infiammazione ad un dente e non un trauma contusivo. Mi chiedo se questa gente, prima di diffamare l’immagine e la credibilità altrui, si sia presa la briga di richiedere copia del mio referto, nel quale si legge bene la dicitura ‘trauma contusivo mandibolare accidentale’.

Sono allibito e sconcertato per quanto accaduto e mi auguro che chi ha diffuso queste accuse infondate abbia perlomeno il buon senso di smentirle, chiedendo scusa a Torselli, Draghi e Scatarzi”.

EMPOLI IDENTITARIA IN FESTA


SANGRIA, COMUNITA', MUSICA, POLITICA, GIOVINEZZA.
La ciurma empolese saluta un anno di attivismo e di traguardi.
GIOVEDì 30 GIUGNO DALLE 19
VIALE SAN MARTINO 8, EMPOLI
davanti alla stazione, presso la nuova sede
 
 
ANCORA DUE AGGRESSIONI CONTRO MILITANTI DI CASAGGÌ. TORSELLI DRAGHI E SCATARZI (PDL - GIOVANE ITALIA): "SIAMO STANCHI DI VEDERE I NOSTRI RAGAZZI TRATTATI COME BERSAGLI, CHI DI DOVERE INTERVENGA O LA SITUAZIONE POTREBBE DEGENERARE. CHIEDIAMO UN INCONTRO URGENTE COL SINDACO RENZI".

UNO DEI DUE RAGAZZI AGGREDITI HA RIPORTATO UNA LESIONE MANDIBOLARE, UN TRAUMA CRANICO E LA PERDITA DI UN DENTE.

"Negli ultimi giorni, complice probabilmente il caldo, si sono moltiplicati gli atti di idiozia verso i militanti di Casaggì e della Giovane Italia. Atti di violenza fini a se stessi, ma inseriti in una spirale preoccupante, che già da tempo abbiamo denunciato, e destinata a sfociare in una guerra per bande, se non arginata e contenuta preventivamente. Soltanto nell'ultima settimana un nostro militante è stato brutalmente aggredito di fronte alla propria abitazione, mentre ad un altro ragazzo, dopo essere stato seguito, è stato distrutto lo scooter". Questo quanto fanno sapere Marco Scatarzi, Alessandro Draghi e Francesco Torselli, responsabile di Casaggì e presidente cittadino della Giovane Italia il primo, consigliere circoscrizionale e presidente provinciale della Giovane Italia il secondo, consigliere comunale del PDL a Firenze e dirigente nazionale della Giovane Italia il terzo.

"Lo scorso martedì pomeriggio - raccontano Scatarzi, Draghi e Torselli - alle ore 15 circa, un nostro militante è stato aggredito mentre usciva di casa per andare a lavoro. Tre persone lo hanno riconosciuto, forse addirittura aspettato, e poi aggredito a calci e pugni procurandogli una lesione mandibolare, un trauma cranico e l’asportazione di un dente. Il tutto in mezzo ai passanti, totalmente indifferenti. Un atto grave e vigliacco, perpetrato per giunta da ultra-trentenni in sovrannumero, in pieno giorno e nel bel mezzo del centro storico fiorentino"."Ieri sera invece - proseguono i tre - un altro attivista di Casaggì è stato seguito da alcune persone, chiaramente appartenenti all’area antagonista, che gli hanno devastato il motorino, in piena sera e davanti ad un chiosco popolato da un migliaio di persone, che hanno osservato la scena con un cocktail in mano, senza proferire parola. 

In tutto questo, però, la nostra Comunità ha contato, solo negli ultimi giorni, una decina di fermi da parte di Polizia e Carabinieri talvolta appostati perfino fuori dalla nostra sede alle quattro del mattino, con l’intento di chiedere i documenti a qualunque persona provasse ad entrare o ad uscire dalla sede stessa". 

"Non ci stiamo lamentando - aggiungono Scatarzi, Draghi e Torselli - stiamo semplicemente denunciando una situazione paradossale, nella quale qualcuno ha scientificamente deciso di renderci la vita impossibile, nell’indifferenza di tutti e con l’avvallo di chi dovrebbe impedirlo. Vogliamo denunciare la vigliaccheria di chi non ha il coraggio di lottare a viso aperto e ricorre alle aggressioni in sovrannumero, agli inseguimenti notturni, agli agguati, agli assalti e ai volti coperti. Vogliamo denunciare il silenzio degli organi di informazione, che ci riservano le prime pagine solo quando esiste la remota possibilità di poterci dipingere come il “male assoluto”. Ed infine vogliamo denunciare l'indifferenza dei politicanti che non proferiscono parola perché difenderci sarebbe demodè e quella dei tanti che ci incoraggiano, ma poi restano sul divano di casa a guardarsi l’ultimo reality nel loro megaschermo al plasma".

"Ci chiediamo - proseguono ancora i tre dirigenti giovanili del PDL - che razza di città sia diventata Firenze, un tempo icona della tolleranza e del rispetto dei diritti, oggi terreno fertile per chi, sconfitto dalla storia, pensa di poter affermare ancora la propria ideologia tramite il ricorso alla violenza, alla vigliaccheria, al sopruso. Siamo stufi di una città nella quale chi ha senso di responsabilità paga anche le colpe di chi non ha regole".

"Ma questo giochino, sappiatelo, potrà durare ancora per poco. - concludono Scatarzi e Draghi - Perché se è vero che non siamo così stupidi da reagire, è altrettanto vero che non abbiamo nessuna voglia di essere il bersaglio di questi personaggi. Sia premura di tutti evitare che la pazienza si esaurisca e che la situazione degeneri in una guerra per bande che non gioverebbe a nessuno".

"Mi rivolgo al Sindaco Renzi - conclude invece Torselli - al quel chiedo ufficialmente un incontro con i militanti della Giovane Italia e di Casaggì. Non è pensabile che nella città che egli è chiamato a governare vi siano ragazzi che solo uscendo di casa rischiano di essere aggrediti in nome della propria fede politica; Renzi tenga presente che è sindaco anche loro".

BUON SOLSTIZIO, CAMERATI.

Oggi è il 21 giugno, ricorrenza del solstizio d'estate. Un giorno speciale, che la nostra Comunità celebra ininterrottamente da decenni, generazione dopo generazione. Un momento di legami che si rinsaldano, di giovani e meno giovani che si incontrano, di storie che si intrecciano e si destini che si intersecano. Anno dopo anno, a chi varca quella soglia, bella e maledetta, viene raccontata l'importanza di questo rito, che affonda le radici nella Tradizione d'Europa, nella necessità di anteporre una dimensione verticale, guerriera e solare alla materialità del moderno, nella consapevolezza dell'organicità e dell'unicità di chi compone questa realtà umana e politica, laddove per politica non si intende soltanto una buona o mediocre preparazione all'amministrazione del territorio, ma anzitutto una visione del mondo che contempli dimensioni spirituali, simbologie, riti, miti, stile di vita, scelte, disciplina, cultura, comportamenti e pratiche quotidiane. 


Quest'oggi, un centinaio di persone, perlopiù ragazzi da poco avviati al percorso militante, si lasceranno alle spalle la frenesia della routine metropolitana, l'ansia del lavoro e dello studio, gli impegni in agenda, i cellulari che squillano, il cemento che ribolle e i clacson delle nostre strade caotiche e congestionate. Ascenderanno una piccola vetta, tra sentieri montani fatti di alberi e di rocce, si cucineranno un pasto tradizionale, veglieranno un fuoco per tutta la notte, suoneranno e canteranno dell'ottima musica, leggeranno dei bei libri, racconteranno ciò che hanno provato nell'affrontare un percorso di lotta e di superamento di sè, scherzeranno e alzeranno il gomito. Infine, nel rinnovarsi, saluteranno il sole nascente, in quella che per loro è la festa della Luce. 

Quella Luce, quest'anno, ha un senso particolare. Quello che si è concluso è stato un anno fantastico, avvincente e unico. Un anno di riscatto, di lotta dura, di militanza fatta col cuore. Ci siamo ritrovati, un anno fa, senza una sede. Ne abbiamo passate mille, trasformando un fondo dismesso da anni in un locale a cinque stelle, con mesi e mesi di lavoro, di sudore, di soldi tolti di tasca e di sacrifici fuori da ogni immaginazione per costruirci dentro una birreria, uno spazio cinema, una biblioteca, una libreria, una cucina e un magazzino. Abbiamo invaso Firenze di campagne, di manifesti, di volantini e di iniziative, annichilendo in termini di attivismo e di visibilità di strada il fronte comune creato da una trentina di realtà operanti nella galassia dell'antifascismo organizzato, la cui unica occupazione è quella di ammorbare la nostra gente, peraltro con risultati da cabaret. Abbiamo portato in piazza migliaia di persone, col tricolore in mano, per ricordare i martiri delle foibe. E lo stesso abbiamo fatto per ricordare Sergio Ramelli e i caduti della Rsi. Ci siamo spesi, scuola per scuola, promuovendo battaglie che hanno riscosso un successo inaspettato, moltiplicando letteralmente le nostre forze su tutto il territorio. Abbiamo aperto un circolo in ognuno dei 44 comuni della provincia di Firenze, lanciando la Giovane Italia come movimento identitario e militante, con tanto di sedi fisiche, nuove e fresche di inaugurazione, a Certaldo ed Empoli. Abbiamo lavorato sodo nelle istituzioni, con decine di interrogazioni, di mozioni e di interventi, molti dei quali a sostegno dei lavoratori, delle famiglie e degli italiani indigenti. Ci siamo presentati, come Casaggì, alle elezioni universitarie, eleggendo col pieno di voti i nostri ragazzi ai  consigli di facoltà e ai corsi di laurea. Abbiamo tesserato migliaia di giovani e stiamo mettendo in piedi un progetto politico aperto anche ai meno giovani, affinchè la nuova Casaggì sia un cantiere in continuo movimento, trasversale, vivo e reattivo. 

Come da tutti i momenti difficili, abbiamo imparato a tener duro. Con umiltà, come si addice a chi si dona. Non c'è mai un'alba che arrivi senza aver prima attraversato una lunga notte. E stavolta aspettiamo solo di avere il sole in faccia. Crediamo, infondo, che ci spetti di diritto...

 

UNA BARRICATA DI SOGNI!

 

 

Non è stato facile, economicamente e fisicamente: abbiamo cambiato le pavimentazioni, abbattuto e alzato una decina di pareti, fatto da capo l’impianto elettrico, quello idraulico e quello di condizionamento; abbiamo costruito la cucina – con scarichi ed elettrodomestici annessi – e il bagno; abbiamo costruito il pub, con un bancone professionale e tutto il necessario; abbiamo insonorizzato la struttura, cablato l’impianto audio, realizzato lo spazio cinema, gli uffici, il magazzino; abbiamo realizzato le stuccature, le rasature, le verniciature e le rifiniture di tutta la superficie; abbiamo realizzato le uscite di sicurezza, abbiamo arredato, lavorato il legno, tagliato il vetro, montato gli infissi. Insomma: abbiamo trasformato un fondo dismesso in un locale a cinque stelle, che per bellezza e funzionalità fa concorrenza ai migliori.

 

In silenzio, e con una costanza e una caparbietà da far impallidire, abbiamo costruito un sogno. Lo abbiamo fatto mattone su mattone, in senso metaforico e pratico, col contributo e la generosità di tutti quelli, giovani e non, che hanno messo mano al portafoglio o tolto ore al proprio mestiere per rendere tutto questo possibile. Gente che ha dimostrato coi fatti quanto la politica, quella vera, possa ancora muovere energie, realizzare barricate, produrre alternative, creare partecipazione dal basso.

Firenze avrà il suo primo spazio libero, da destra, totalmente autonomo e assolutamente libero: ospiterà Bogside Pub, punto di ritrovo e di ristoro dei circa duemila tesserati della Giovane Italia e delle sue strutture parallele; il cinecrew, spazio e laboratorio cinematografico con proiezioni settimanali a tema, creazione di filmati, scuola di regia; il centro librario “Bruno Cenci”, con migliaia di titoli non conformi, musica identitaria e abbigliamento ribelle; la biblioteca e lo spazio studentesco dotato di postazioni web gratuite, migliaia di libri, riviste storiche, archivio nazionale del Fronte della Gioventù e ripetizioni per studenti; lo sportello sociale per l’ascolto e il soccorso del cittadino con avvocati, commercialisti, sindacalisti e professionisti che daranno consulenze gratuite e creeranno un raccordo coi nostri eletti nelle istituzioni locali e nazionali; lo spazio per l’esposizione di mostre fotografiche e pittoriche; lo spazio per le conferenze; la cucina autogestita per realizzare cene, aperitivi e feste; il laboratorio musicale con lezioni private; quello artistico con corsi di pittura; quello informatico per apprendere l’utilizzo del pc e della grafica; quello letterario per approfondire autori sconosciuti; quello sportivo con corsi di autodifesa. A tutto ciò si uniscono le quotidiane forme di azione politica coordinate, tra gli altri, dalla Giovane Italia – Azione Giovani, Movimento Studentesco Nazionale e quelle personalità del Popolo della Libertà che hanno creduto nel nostro progetto. Sono all’ordine del giorno: riunioni, affissioni, volantinaggi, redazione di riviste e fanzine, e tutte quelle attività che ormai da anni sono portate avanti con costanza ed hanno prodotto storiche vittorie nelle scuole superiori, nelle università, nei consigli circoscrizionali e nei consigli comunali, nei luoghi di aggregazione e nelle strade, rompendo tabù un tempo inattaccabili.
 

Alla politica dei proclami, delle passeggiate televisive, dei talk show, delle parole al vento e dei cambi di casacca vogliamo contrapporre uno stile militante, vivo, attivo, coerente, reagente e caparbio che si conquista il terreno metro per metro, dialoga con le persone guardandole negli occhi, porta all’attenzione di tutti i problemi reali, si preoccupa di dare prima di ricevere e di fare prima di promettere, sacrifica soldi e tempo per affiggere un manifesto o dare un volantino, scende in piazza, grida ma pensa, protesta ma propone, offre progetti concreti, vive le proprie idee incarnandole nell’azione senza limitarsi a gridarle in uno slogan. Tutto questo c’è, e si chiama Casaggì. 
 

A BREVE, NON APPENA SARANNO TERMINATI I LAVORI, COMUNICHEREMO L’INDIRIZZO. UNA VOLTA ENTRATI E RIORGANIZZATI I TURNI QUOTIDIANI DI APERTURA, FINIREMO DI RITOCCARE IL TUTTO. IN AUTUNNO, PER I PRIMI DI OTTOBRE, E’ PREVISTA LA GRANDE INAUGURAZIONE. TUTTI PRONTI!

 

LE NUOVE MAGLIETTE DI CASAGGì: VESTI RIBELLE, FINANZIA LA NUOVA SEDE!

 

 

Sono arrivate le nuova magliette di Casaggì. A tema "Fight Club", in centinaia di copie.
Il ricavato delle vendite (15 euro l'una), andrà a finanziare la costruzione della nuova Casaggì, alla quale stiamo lavorando da mesi senza sosta, tra calcina, piastrelle, stucchi, betoniere, vernici e una grande voglia di costruirci il futuro da soli, senza ingerenze e padroni.
 
Ne nasceranno un pub, uno spazio cinema con proiezioni settimanali, una libreria per la diffusione della cultura non conforme, un piccolo spazio per l'abbigliamento identitario, una biblioteca popolare con migliaia di testi e l'archivio storico nazionale del Fronte della Gioventù, uno sportello sociale con caf, consulenze legali e segreteria politica gratuite; corsi di autodifesa attiva, di musica, di computer, di grafica, di cucina e di pittura; un laboratorio multimediale e un punto web con diverse postazioni; un laboratorio artistico per la creazione e l'esposizione di mostre. A tutto ciò, ovviamente, si uniranno le attività politiche e militanti quotidiane, che a Firenze sono ormai cosa continua e ben visibile da diversi anni.
 
Finanziarci non è affatto un dovere, ma sicuramente una scelta libera, che va a sostenere una Comunità militante che in una città tra le più difficili d'Italia ha saputo costruire un un centro sociale di destra che produce decine di attività giornaliere, ha annichilito ogni forma di concorrenza militante sul territorio radicandosi a tal punto da far diventare la propria presenza una costante quotidiana nei quartieri e nei rioni; ha ottenuto risultati incredibile dalle scuole alle facoltà; ha elaborato grafica, linguaggi e forme di espressione prima sconosciute; ha edificato dal niente un gruppo umano che oggi parla anche dalle istituzioni, dove è entrato grazie alle preferenze della gente ottenute porta a porta, dando una casa a chi ne aveva bisogno e ascoltando tutti, come impone quel senso di giustizia sociale che sentiamo nostro. E l'ha fatto da sola, grazie alla assoluta cocciutaggine di alcuni folli, pronti a riprendersi tutto, senza sconti e senza tregua.
 
PER INFO E SPEDIZIONI 392.9874639
TAGLIE: S,M,L
EURO 15
FRONTE: UNA VITA DA FIGHT CLUB (con immagine)
RETRO: LA BELLEZZA DI UNA BARRICATA PER TUTTA LA VITA

EURO SLOVENI: CASAGGì E GIOVANE ITALIA TAPPEZZANO IL CONSOLATO...

 

 

La giovane destra: “Grave offesa alla memoria degli italiani infoibati”. Torselli (PdL): “Boicottiamo le vacanze in Slovenia”
Oggi alle 16.30, i militanti del centro sociale di destra Casaggì Firenze e della Giovane Italia, movimento giovanile del PdL, hanno protestato di fronte al Consolato della Repubblica Slovena di Firenze, contro la recente decisione della Banca di Slovenia di coniare monete da 2 euro con l’effige di Franc Rozzman Stane, comandante titino compartecipe dei massacri di italiani lungo il confine orientale sul finire della Seconda Guerra Mondiale.
 
“Stane – fanno sapere i dirigenti di Casaggì e della Giovane Italia – fu membro dell’XI Corpus Sloveno e successivamente comandante dello stesso, passato alle cronache storiche per aver contribuito, direttamente o indirettamente, al massacro di migliaia di innocenti che, sul confine orientale, non vollero rinnegare la loro italianità”.
 
“Questo gesto – dichiarano Marco Scatarzi, presidente cittadino della Giovane Italia e Responsabile di Casaggì, ed Alessandro Draghi, presidente provinciale della Giovane Italia e consigliere del PDL al Quartiere 2 - offende la memoria dei nostri connazionali uccisi, massacrati e infoibati e rappresenta un affronto dinanzi al quale l’Italia non può restare in silenzio. Avranno certamente da festeggiare tutti coloro che, in questi anni, hanno fatto di tutto per dimenticare e far passare come opere di revisionismo storico le celebrazioni ufficiali del martirio delle foibe”.
 
Sull’argomento interviene anche il consigliere comunale del PdL Francesco Torselli, che dichiara: “Far parte dell’Europa non può e non deve significare soltanto far circolare liberamente delle merci, ma intraprendere un percorso comune, che certamente non può essere leso dall’esaltazione di una persona che si è resa protagonista di uno sterminio di massa. Il fatto, poi, che lo si ritragga con la stella a cinque punte, va a rafforzare la volontà di esaltarne l’orientamento politico, in barba ai crimini commessi e alle cicatrici, ancora non rimarginate, che questi hanno lasciato”.
 
“Non è la prima volta – prosegue Torselli – che la Repubblica Slovena offende con i propri atteggiamenti la memoria dei martiri italiani finiti nelle foibe ed i 350.000 nostri connazionali costretti a fuggire dalle terre di Istria, Venezia Giulia e Dalmazia. Se la Slovenia vuole stare in Europa, deve fare i conti con il proprio passato e condannare le barbarie perpetrate da Tito, dai suoi gendarmi e dalla dittatura comunista in genere, così come è stato richiesto a molte altre nazioni”. 
 
“La nostra azione – aggiungono Scatarzi e Draghi - va a rimarcare la nostra contrarietà, da italiani, alla celebrazione di una figura che, sebbene per qualcuno possa rappresentare un mito, per l’Italia incarna il ricordo di orrendi crimini subiti e mai puniti, spesso dimenticati e ancora una volta, purtroppo, ignorati. Per questo, oggi, abbiamo affisso dei manifesti sul consolato sloveno: locandine che spiegano la nostra posizione in merito e che a breve saranno distribuite in tutta la città”. 
 
Torselli, Scatarzi e Draghi invitano poi i tanti italiani che non vogliono dimenticare chi fu massacrato dall’odio dei comunisti titini a boicottare la Slovenia quale meta per le vacanze estive: “Se esaltano chi ci ha massacrati – fanno sapere - non saranno certamente dispiaciuti di perdere qualche migliaio di turisti italiani”.
 
“Lunedì prossimo – conclude Torselli – porterò in Consiglio Comunale una risoluzione di condanna di questa ignobile decisione della Banca Slovena. Mi auguro che la condanna arrivi da numerose istituzioni del nostro paese e che si sollevi un caso nazionale con l’intento di far ritirare l’infelice scelta ai nostri vicini sloveni”.

CASAGGì E LA GIOVANE ITALIA RICORDANO BOBBY SANDS, MARTIRE DELLA LOTTA IRLANDESE. TAPPEZZATO IL CONSOLATO INGLESE DI FIRENZE E MOLTE ZONE DELLA CITTA’ CON MILLE LOCANDINE RECANTI L’EFFIGE DEL MILITANTE REPUBBLICANO E UNA FRASE TRATTA DAL SUO FAMOSO DIARIO. IL CONSIGLIERE COMUNALE TORSELLI (PDL) SI BATTERA’ AFFINCHE’ FIRENZE GLI INTITOLI UNA STRADA.

Questa notte, 5 maggio 2011, i militanti del centro sociale di destra Casaggì Firenze e della Giovane Italia hanno ricordato Bobby Sands, martire della lotta irlandese morto trent’anni fa in seguito ad uno sciopero della fame contro l’assenza di diritti per i detenuti irlandesi e la repressione inglese nella sua Terra. 

Abbiamo voluto ricordare Sands, perché rappresenta ancora oggi un limpido esempio rivoluzionario di coraggio e di amore. Bobby Sands, cresciuto nella Belfast delle tensioni e della guerriglia, sfidò l’impero britannico con un esemplare sciopero della fame, iniziato dai detenuti dell’IRA per ottenere lo status di prigionieri politici e vedersi riconosciuti i diritti elementari, che portò alla morte di molti loro e fece il giro del mondo”.  “Bobby Sands, che non arretrò mai dinanzi ai soprusi e alle brutali torture subite nel Blocchi H del carcere di Long Kesh, raccontò al mondo la sua storia scrivendo un diario clandestino su dei pezzi di carta igienica fatti uscire con enormi difficoltà dal temuto penitenziario. Alla sua morte Sands era un parlamentare di Stormont, eletto democraticamente venticinque giorni prima della sua morte.
La lotta del popolo irlandese per la libertà rappresenta una punta d’orgoglio e di vitalità nel cuore d’Europa. Rappresenta la volontà di difendere fino alla fine la propria Terra, la propria identità e la propria gente. Rappresenta la ferma volontà di resistere a tutto pur di ottenere il diritto di esprimersi, di essere riconosciuti, di conquistare ciò che ci appartiene. Rappresenta la forza di saper dare l’esempio, di saper lanciare un segnale e un grido di libertà, senza ipocrisie e buonismi, che possa rompere il muro di omertà imposto dai potenti. Bobby Sands rappresenta la certezza che tutto è possibile per chi crede che la propria idea e la sorte del proprio Popolo siano più importanti della vita stessa. 
A sua Maestà e ai suoi soldati, in questi giorni presi dai festeggiamenti dell’ultimo matrimonio di corte e dai pettegolezzi dei Tabloid, vogliamo ricordare che in Irlanda del Nord non sono stati ancora concessi pieni diritti agli irlandesi e che il martirio di Bobby sarà sempre una macchia indelebile nella loro coscienza”. “Abbiamo già depositato, tramite il nostro consigliere comunale Francesco Torselli, la richiesta per l’assegnazione di una strada in onore a Bobby Sands. Vogliamo sperare che la sensibilità dei consiglieri comunali fiorentini oltrepassi le barriere ideali e partitiche e conceda questo riconoscimento ad un Uomo che ha dimostrato di conoscere e incarnare il significato più profondo della parola LIBERTA’.

 
Non c'è nulla nell'intero arsenale militare inglese che riesca ad annientare la resistenza di un prigioniero politico repubblicano che non vuole cedere; non possono e non potranno mai uccidere il nostro spirito.

CENTINAIA PER SERGIO RAMELLI. LA MILITANZA VINCE L'ODIO.

E’ stata lanciata sette giorni fa sul web, dopo le celebrazioni di un 25 aprile in ricordo dei caduti della Rsi, ma ha chiamato a raccolta centinaia di persone. La manifestazione in ricordo di Sergio Ramelli è stata un successo: gente in piedi e sala stracolma, oltre un centinaio di ragazzi con meno di vent’anni e tutta la vecchia guardia della Comunità a presidiare in silenzio il ricordo di un ragazzo ucciso a diciotto anni perché militante della destra giovanile. Attivisti, realtà organizzate e individualità hanno letteralmente affollato la sala, regalandoci una serata da ricordare. Gli antifascisti, ectoplasmi senza il minimo della dignità richiesta, avevano provato in tutti i modi a farci revocare la sala con telefonate all’albergo, minacce di incendi e di assalti, millantate occupazioni del posto e promesse di sanguinose uccisioni. La nostra risposta è stata la più ovvia: fare la manifestazione ed essere tanti. E così è stato, anche stavolta.
 
Fuori dalla sala un bellissimo striscione di venti metri realizzato a mano dai militanti di Casaggì: Sergio Vive, con l’effige del suo volto stilizzata e la grande fiaccola tricolore. Il clima d’odio dei giorni scorsi ha permesso la mobilitazione e l’incontro di tre generazioni di militanti, da chi era presente all’epoca fino a chi frequenta la prima superiore. Chi ha vissuto gli anni di piombo e chi si trova, oggi, di fronte ad una stupidissima recrudescenza dell’odio politico, nella quale si inneggia all’omicidio politico, come accaduto nei giorni scorsi coi manifesti affissi su Casaggì.
 
Preciso e commovente, come sempre, l’intervento di Guido Giraudo, anima storica della destra milanese e autore del libro su Sergio, uno di quei testi che ti vengono messi in mano quando entri in sezione e che ti danno la forza di fare quello che fai tutti i giorni. Curatissimo e di ottima fattura il documentario da lui realizzato e da noi visionato in anteprima nazionale nei suoi tratti salienti: le interviste a chi c’era, le rivelazioni postume dei togati che hanno seguito il caso, i ricordi e le  testimonianze di chi si è trovato emarginato, aggredito e odiato a causa di una scelta ideale, senza mai fare un passo indietro. Un contributo importante per tutto il nostro mondo politico, che dovrebbe essere posto all’attenzione di tutto il nostro paese.
 
Importanti le parole di Francesco Torselli, nostro consigliere comunale, che ha ricordato in quale clima si svolgano le quotidiane azioni della nostra struttura: le minacce, i picchetti, le ronde, gli atti di violenza, gli schiaffi dati e presi, i turni di guardia a presidio di una sede, le affissioni con la macchina di rinforzo. Cose che fanno ridere che vive la politica da fuori e che etichetta queste dinamiche come una guerra per bande, con la miopia di chi è sempre rimasto dietro le finestre, senza mai sforzarsi di capire, di vivere, di donare. Ma all’odio di chi non ha niente da dare, contrapporremo sempre la determinazione di agire, di conquistare e di fare, con la maturità e la volontà di costruire il futuro con mille sacrifici e con mille sforzi, ma sempre onorando il sogno rivoluzionario che abbiamo incontrato varcando la soglia della nostra sezione.
 
Al senatore Achille Totaro, senza il quale questo appuntamento non sarebbe possibile, l’onore di concludere. Il suo coraggio, dimostrato nei fatti anche nelle aule parlamentari, dovrebbe parlare da solo, ma il suo intervento ha comunque ripercorso aneddoti e spaccati di vita militante che molti di noi si portano dentro con orgoglio.
 
Un plauso a tutti e un grande ringraziamento a chi c’era. E’ anche e soprattutto con queste iniziative che la memoria dei nostri caduti resta viva, tramandone l’esempio a chi, domani, dovrà proseguirne le lotte in strada. Perché le idee non muoiono, finchè c’è anche un solo folle a combattere per esse.

MANIFESTAZIONE PER SERGIO RAMELLI

Sergio Ramelli è uno dei simboli degli “anni di piombo”. Un ragazzo pulito, col sorriso stampato in faccia e la spensieratezza di un diciottenne, barbaramente massacrato da un commando omicida di fanatici accecati dall’odio. E’ il 1975. Sergio ha iniziato a frequentare, nella sua Milano, la sezione del Fronte della Gioventù, il movimento giovanile del Msi che raggruppava la giovane destra e operava nelle scuole e nelle facoltà di tutto il paese. Sergio frequenta il Liceo Molinari, dove subisce le prime minacce in seguito ad un tema in classe nel quale denuncia l’operato delle Brigate Rosse, che a Padova hanno ucciso due attivisti missini (Giuseppe Mazzola e Graziano Giralucci) in seguito ad una irruzione nella sede del Msi per procurarsi l’archivio degli iscritti al partito, che i due avevano coraggiosamente negato. Come spesso accade in quegli anni Sergio si procura le antipatie di chi, nel suo istituto, fa politica dall’altra parte: subisce una sorta di “processo politico” e ne nascono delle prepotenze macabre e vili, che lo costringono a cambiare scuola. Ma il suo nome e la sua fotografia, come usava negli ambienti della sinistra extraparlamentare, fanno il giro della città. Capitano nelle mani di Autonomia Operaia, che decide per il suo omicidio. Il 13 marzo del 1975 alcuni estremisti lo aspettano sotto casa armati di chiavi inglesi, le pericolose Hazet 36 tanto in voga tra i giovani della sinistra radicale e tanto utilizzate nelle aggressioni antifasciste. Sergio parcheggia il motorino e viene immediatamente riconosciuto e aggredito: ripetuti colpi di chiave inglese lo raggiungono alla testa e al volto, lasciandolo a terra privo di sensi e in una maschera di sangue e materia celebrale. Il commando è composto da studenti universitari di medicina, che sanno dove colpire. Nel corso del processo Marco Costa, uno degli aggressori, afferma: « Ramelli capisce, si protegge la testa con le mani. Ha il viso scoperto e posso colpirlo al viso. Ma temo di sfregiarlo, di spezzargli i denti. Gli tiro giù le mani e lo colpisco al capo con la chiave inglese. Lui non è stordito, si mette a correre. Si trova il motorino fra i piedi e inciampa. Io cado con lui. Lo colpisco un'altra volta. Non so dove: al corpo, alle gambe. Non so. Una signora urla: Basta, lasciatelo stare! Così lo ammazzate!" Scappo, e dovevo essere l'ultimo a scappare» Sergio viene sottoposto ad un intervento urgente, ma cade subito in stato comatoso. Muore il 29 aprile del 1975, dopo 48 giorni di agonia. Nella seduta consiliare milanese prevista dopo l’aggressione di Sergio, una parte delle rappresentanze istituzionali, appresa la notizia della morte, si alza in piedi e applaude, fischiando il consigliere del Msi che aveva la parola in quel momento. Nei giorni del ricovero, dai palazzi antistanti l’ospedale, i militanti di Autonomia Operaia e della sinistra radicale si appostano per fotografare le persone che vanno a salutare Sergio, per completare lo schedario dei “bersagli fascisti da colpire”. Lo schedario venne recuperato anni dopo in Viale Bligny, a Milano: conteneva le foto e le informazioni di 10.000 persone riconducibili al mondo della destra politica e militante. Un anno esatto più tardi, il 29 aprile del 1976, Prima Linea “festeggia” l’anniversario della morte di Ramelli uccidendo un altro “fascista”: Enrico Pedenovi, consigliere provinciale del Msi, viene assassinato a colpi di pistola. Quella di Sergio è una delle tante, orribili, storie degli anni di piombo. Storie di morte e di odio, di livore e di brutalità. Storie di antifascismo e di vigliaccheria, di omertà e di sinistre coperture, di “intellettuali” e consiglieri che plaudono alla morte di un ragazzo senza colpe e di utili idioti mandati ad uccidere. Ricordare, oggi, è un compito che spetta non solo alla destra politica, ma a tutto il nostro Popolo. Di fronte a chi, dopo tutto il sangue che questa terra ha visto scorrere, continua a rinfocolare l’odio divisionista e la prevaricazione di parte, non resta che ricordare e riflettere.


FILMATI E TESTIMONIANZE IN RICORDO DI SERGIO RAMELLI, NEL 36° ANNIVERSARIO DELLA MORTE. CON GUIDO GIRAUDO, AUTORE DI “SERGIO RAMELLI, UNA STORIA CHE FA ANCORA PAURA”
LUNEDì 2 MAGGIO 2011 - ORE 21
HOTEL MEDITERRANEO – LUNGARNO DEL TEMPIO 44, FIRENZE

Associazione Progetto Destra, in collaborazione con

Casaggì Firenze e Giovane Italia

 

UN CENTINAIO DI MILITANTI DI CASAGGì E GIOVANE ITALIA A TRESPIANO PER RICORDARE I CADUTI DELLA RSI. SCRITTE OLTRAGGIOSE SUL CIMITERO...

Quest'oggi, come ogni 25 aprile, Casaggì e la Giovane Italia hanno ricordato i caduti della Repubblica Sociale Italiana. Un centinaio di militanti, inquadrati e silenziosi, hanno reso omaggio a chi, indossando una divisa e servendo una bandiera, ha tenuto alto l'onore d'Italia, combattendo fino all'ultimo respiro. In una città che proprio negli ultimi giorni si è resa protagonista di vergognose campagne provocatorie e divisioniste, come la proposta di rimuovere le spoglie di Giovanni Gentile dalla Basilica di Santa Croce perchè "indegno di riposarvi", abbiamo disertato le celebrazioni di palazzo.

Di cerimonie ne abbiamo fatte poche, depositando delle rose rosse all'ossario della Rsi ed ascoltando l'intervento di chi, prima di noi, ha avuto l'onere e l'onore di portare avanti questa visione del mondo. E la partecipazione, resa possibile con un solo articolo e qualche sms, è stata molto forte: in Largo Fanciullacci, più sotto, l'evento organizzato dall'Anpi non contava un decimo dei nostri partecipanti, ma era chiaramente organizzato con la volontà (e i soldi) di tutti i cittadini.

All'arrivo presso Trespiano notiamo che i soliti miliziani dell'antifascismo militante, personaggi che si materializzano alle cinque di mattina prima di ogni nostro evento, hanno riempito di scritte il cimitero, come per tre notti consecutive hanno fatto in Piazza Alberti, dove ci riuniamo temporaneamente in attesa della fine dei lavori di ristrutturazione della nuova Casaggì. A certa gente, che magari ha anche un parente sepolto là dentro, andrebbe spiegato che in certi luoghi si dovrebbero evitare certe pagliacciate, non fosse altro per il rispetto che si deve alle migliaia di persone che dietro a quelle mura ci riposano. Ma certi idioti, che non hanno rispetto per sè stessi, non possono averne per i morti.

Ma la bellezza di quei cento ragazzi vale un milione delle loro scritte, delle loro minacce e delle loro inutili provocazioni. Noialtri non abbiamo tempo da perdere, ma un mondo da conquistare.
 

25 APRILE: CASAGGì COMMEMORA CADUTI RSI


 
CIMITERO DI TRESPIANO - FIRENZE
COMMEMORAZIONE AL SACRARIO DELLA RSI
 
Lunedì prossimo, 25 aprile, saremo al cimitero di Trespiano, come ogni anno, per commemorare i caduti della RSI dinanzi al sacrario presente nel cimitero. Lo faremo, come sempre, compostamente e in silenzio. Lo faremo rivendicandolo pubblicamente, perché non abbiamo niente di cui vergognarci e nessun dogma “politically correct” da rispettare. Attraverso questa commemorazione, che giunge dieci giorni dopo quella da noi organizzata in ricordo di Giovanni Gentile, ucciso dai gappisti di ieri e dimenticato dalle istituzioni democratiche di oggi, intendiamo porre in risalto alcuni aspetti che reputiamo di tremenda attualità.
 
L’Italia vive, dal 1945, una menzogna che si rinnova ogni anno. La “liberazione” del nostro paese, se così può essere definito il massacro di migliaia di persone e la successiva e totale rinuncia alla sovranità nazionale fino ad allora difesa dal Fascismo, è stato un momento di tragedia e di lutto nel quale sono stati compiuti crimini efferati e mai puniti.  Questi massacri, che solo negli ultimi anni sono balzati alla cronaca storica grazie ai lavori di alcuni ricercatori come Giampaolo Pansa, sono da sempre passati sotto silenzio. Un silenzio assordante, voluto e protetto dalla vulgata resistenziale che ha addirittura fatto istituire il reato di “vilipendio della Resistenza”, monito liberticida creato allo scopo di dissuadere le poche anime libere in grado di raccontare le scomode verità sugli eccidi compiuti durante e dopo la guerra da partigiani che non vestivano nessuna divisa e che non servivano nessuna bandiera, se non lo spettro di una dittatura comunista.
 
 Se si indirizza lo sguardo verso i fatti realmente accaduti, lasciando da parte la storiografia faziosa e le pagine dei resoconti scritte dai vincitori del conflitto, si scoprono fatti raccapriccianti: decine di migliaia di stupri ai danni di donne inermi, migliaia di innocenti uccisi anche a guerra terminata perché sospettati di aver fatto parte della Repubblica Sociale Italiana, processi sommari messi in piedi da personaggi che improvvisandosi giudici del popolo hanno mandato al Creatore una valanga di gente; fosse comuni e foibe nelle quali massacrare gli italiani che non avevano svenduto la propria identità al comunismo di Tito sul confine orientale; bombe e ordigni fatti esplodere senza preoccuparsi delle successive rappresegli e senza mai offrirsi al plotone d’esecuzione per salvare delle vite umane innocenti; fucilazioni di massa; incursioni aeree su paesi e città già sconfitte per piegare ogni sorta di opposizione all’arrivo dei “liberatori” americani e inglesi, col benestare di chi, per segnalare i bersagli da colpire, accendeva le luci e dava le coordinate dei centri abitati provocando stragi di civili; omicidi mirati da parte dei gappisti e di chi aveva come unico scopo quello di servire la Russia di Stalin e preparare la strada alla dittatura del proletariato. La resistenza è stata anche questo, ma nessuno ve lo dice. Nessuno vi avrà mai detto, infatti, che la resistenza comunista ha eliminato fisicamente anche chi, pur essendo all’interno del CLN, non si batteva per il comunismo, ma si riconosceva nei valori cattolici, repubblicani, moderati o liberali. I partigiani “bianchi” furono sterminati e marginalizzati da quella resistenza che oggi si avvale di trentenni che iscrivendosi all’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI) fanno in modo che lo Stato continui ad erogare fiumi di denaro sottoforma di pensioni, indennizzi e finanziamenti coi quali viene regolarmente svolta propaganda politica.
 
Il 25 Aprile dovrebbe essere una data di lutto, di riflessione e di memoria. Non può essere, così carica di odio e di morte, una festa di tutti. Non può esserlo. Pacificare significa capire, senza omettere quelle pagine scomode della nostra storia, che pure sono vive nella memoria collettiva di un Popolo.
 
LUNEDì 25 APRILE ORE 10,30
CIMITERO DI TRESPIANO - FIRENZE
COMMEMORAZIONE AL SACRARIO DELLA RSI
 

CASAGGì E GIOVANE ITALIA COMMEMORANO GENTILE, SUL LUOGO DELL'ASSASSINIO


 
Questa mattina alle 11 una delegazione di militanti di Casaggì Firenze e Giovane Italia hanno ricordato il filosofo Giovanni Gentile, ucciso il 15 aprile del 1944 da un commando di partigiani gappisti guidati da Bruno Fanciullacci, al quale la nostra città non ha risparmiato l’intitolazione di una strada.
 
La commemorazione si è svolta al Salviatino, sul luogo dell’assassinio e vi hanno preso parte anche il consigliere comunale Francesco Torselli, riferimento di Casaggì e Giovane Italia all’interno del Pdl, il consigliere comunale Jacopo Cellai e Marco Cellai, storico esponente della destra fiorentina.
 
I militanti di Casaggì presenti alla commemorazione hanno esposto uno grande striscione riportante la scritta “Onore a Giovanni Gentile”, mentre la zona e altre parti della città erano state già ricoperte la scorsa notte di manifesti in ricordo del filosofo. Dopo le dichiarazioni dei due consiglieri comunali la parola è passata a Marco Cellai, che ha ricordato l’impegno che da oltre cinquanta anni vede la destra fiorentina in prima linea nella battaglia per il ricordo di Gentile.
 
Quello di oggi vuole essere un momento simbolico di commemorazione e di ricordo, ma anche un invito alla riflessione e alla pacificazione in una città che ha sempre anteposto l’odio di parte alla verità storica. Gentile fu ucciso da inerme, con un gesto che perfino i vertici del Cln non avevano approvato. Un gesto folle, nel quale non c’è niente di eroico.
 
Ancora oggi, a Firenze, non c’è una strada o una lapide che ricordi Giovanni Gentile. L’oblio ha prevalso sul ricordo e sulla giustizia. Ma continueremo, caparbi, a ricordare, come facciamo da decenni. Il compito dei giovani militanti, infatti, è quello di rinvigorire nella lotta le battaglie che questa splendida Comunità umana e politica porta avanti da sempre.

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TORSELLI (PDL): "VERGOGNOSO IL SILENZIO DELLE ISTITUZIONI". SCATARZI (GIOVANE ITALIA): "DAI VERI GIOVANI IL DOVERE DI RICERCARE UNA MEMORIA STORICA CONDIVISA E SUPERARE I RANCORI".
 
Si è svolta questa mattina alle ore 11.00 in Via del Salviatino, proprio dove Giovanni Gentile fu assassinato il 15 aprile 1944 da un commando di gappisti, una commemorazione in ricordo del grande filosofo siciliano, ma fiorentino di adozione, organizzata dal Centro Sociale di Destra "Casaggì Firenze" e dal movimento giovanile del PDL "Giovane Italia".
 
Una cinquantina di ragazze e ragazzi, quasi tutti giovanissimi, hanno esposto un grande striscione che recitava le parole: "Onore a Giovanni Gentile" ed hanno ascoltato in silenzio le parole di Marco Cellai, storico esponente del MSI, di Alleanza Nazionale e del PDL a Firenze, il quale ha ricordato come "da cinquant'anni ormai una parte politica sta combattendo in tutte le istituzioni affinchè l'odio ideologico di una stagione terribile, quale fu quella della Guerra Civile italiana, venga messo finalmente da parte e Firenze possa ricordare serenamente, e con il tributo d'affetto che Gentile merita, la figura di questo grande italiano". 
 
Alla commemorazione hanno partecipato anche i cosiglieri comunali del PDL Francesco Torselli e Jacopo Cellai.
 
Per Torselli (PDL): "è vergognoso il silenzio delle istituzioni in un'occasione come questa. Giovanni Gentile è stato uno dei più importanti filosofi italiani del '900 e la sua adesione in via ideale alla Repubblica Sociale non può essere un motivo valido per continuarne ad ignorare vita ed opera a quasi 70 anni di distanza dalla sua morte. Senza considerare, tra l'altro, che pochi giorni prima di morire, in piena Guerra Civile, con il suo 'Discorso agli Italiani' egli si era speso proprio per ricercare una pacificazione nazionale ed evitare lo spargimento di sangue che stava inondando le strade del nostro paese. Il Sindaco di Firenze dimostri di essere una 'faccia nuova' anche in questo: 'senza pretendere revisioni o modifiche del suo giudizio sull'epoca in questione, restituisca a Gentile la dignità ed il rispetto che, come filosofo ed intellettuale, certamente merita".
 
Purtroppo ancora una volta a ricordare Gentile è stata una precisa parte politica, come spesso accade anche per altre pagine di storia sulle quali la sinistra non è ancora disponibile a fare la luce sufficiente, una su tutte quella riguardante i martiri delle foibe e gli esuli giuliano-dalmati e istriani. 
 
"La presenza della Giovane Italia e di Casaggì, oggi, hanno comunque un valore inestimabile. - conclude Marco Scatarzi, Presidente citatdino della Giovane Italia e responsabile di Casaggì - Noi abbiamo il dovere di proseguire quelle battaglie di giustizia, di verità e di identità che le generazioni militanti prima di noi hanno iniziato con tanta passione. Il ricordo di Giovanni Gentile, di pari passo con la rimozione di quel pregiudizio storico che ne ha oscurato il nome, sono per noi battaglie all'ordine del giorno. Non ci rassegneremo mai a vivere in un paese e in una città che non riconoscono le doti umane, culturali e politiche di una personalità che ha dato moltissimo all'Italia ed è stata barbaramente uccisa da quell'odio cieco che le istituzioni dovrebbero superare in nome di una cultura condivisa e di una pacificazione nazionale che stenta ancora ad essere accettata da chi costruisce sul rancore le proprie fortune".

CASAGGì RICORDA GIOVANNI GENTILE: MIGLIAIA DI LOCANDINE IN CITTA'...


 
Questa notte i militanti di Casaggì Firenze hanno affisso duemila locandine in ricordo di Giovanni Gentile. L'azione, che verrà integrata dalla cerimonia commemorativa che si svolgerà venerdì mattina alle 11 al Salviatino, è stata realizzata in prossimità della data dell'anniversario della morte, che ricorre il 15 aprile.
 
Giovanni Gentile, filosofo e uomo di punta della cultura italiana dello scorso secolo, fu barbaramente ucciso il 15 aprile del 1944, davanti alla sua residenza fiorentina, al Salviatino. Ad ucciderlo fu un commando partigiano guidato da Bruno Fanciullacci, poi decorato e riconosciuto (anche in virtù della sua morte) dalla città di Firenze come "eroe della Resistenza". I membri del commando dei Gap, di ispirazione comunista, si appostò alle 13,30 circa nei pressi della villa al Salviatino e, appena il filosofo giunse in auto, gli si avvicinarono tenendo sotto braccio dei libri per nascondere le armi e farsi così credere studenti. Il filosofo abbassò il vetro per prestare ascolto, ma fu subito raggiunto dai colpi di una rivoltella. Fuggiti i gappisti in bicicletta, l'autista si diresse all'ospedale di Careggi per trasferirvi il filosofo moribondo, ma invano.
 
Gentile era accusato di aver appoggiato la Repubblica Sociale Italiana e di essere quindi uno dei mandanti ideologici delle rappresaglie antipartigiane. Un'accusa grottesca, ma che evidentemente portò al suo assassinio.
 
La città di Firenze non ha mai riconosciuto a Giovanni Gentile il diritto al ricordo. Sul luogo dell'uccisione non è mai stata apposta una targa e nessuna istituzione, se non qualche esponente della destra politica a titolo personale, si è mai preso la briga di ricordarlo o citarlo pubblicamente come la vittima di una violenza ingiusta e come Uomo di cultura e di spessore internazionale, quale evidentemente era. 
 
Casaggì Firenze, come ogni anno, romperà questo silenzio, anche se solo simbolicamente. Lo farà dal basso, con i propri attivisti e i propri eletti nelle istituzioni. Lo farà perchè ha sempre reputato incredibilmente assurda la ricostruzione della storia nazionale per simpatie o antipatie, faziosità o omissioni.

FOTTI IL MONDO DEGLI UGUALI. L'ULTIMO VIDEO DI CASAGGì...

Malvivente è chi siede dalla parte del torto, chi non adegua, chi porta in sé una differenze antropologica. Noialtri, siamo malviventi.
 

Malvivente è chi reputa antipatica, idiota e inutile la prospettiva di passare un'intera vita a produrre, consumare e crepare. Chi non accumula, non desidera e non chiede. Chi si gioca tutto e concepisce la vita come gioco, il gioco come lotta e la lotta come vita. Chi ride del compromesso e della viltà, dell'asservimento e dell'uguaglianza. Malvivente è chi se ne frega del giudizio altrui, degli schemi imposti e delle mode. Chi si offre corpo e anima ad una causa e preferisce sbagliare con le proprie idee piuttosto che tirare a campare con quelle degli altri.
 
Malvivente è chi ama ciò che oggi è scomparso: identità, libertà, ribellione, tradizione e Patria. Chi preferisce una birra e lo sguardo di un amico ai falsi sorrisi di un salotto o di un privè. Chi ama il rischio, il pericolo, lo scontro, il dinamismo e l'azione. Chi si rialza dopo ogni caduta e tira dritto, più incazzato di prima.
 
Malvivente è chi esce dai confini di ciò che è normale, ovvio, scontato, piatto, banale e sufficiente. Il malvivente è tale perché in un modello sociale che ha eletto l'ipocrisia al rango di valore, non c'è spazio per chi non ha secondi fini. Chi agisce senza interesse, magari perché crede in quel che fa, è un reietto sociale. E' un malvivente che non si adatta, che rifiuta il "migliore dei mondi possibili", che non baratta la propria libertà per l'inclusione in questa gabbia dorata.
 
Malvivente è anche provinciale, campanilista e piccolo: ama ciò che è ancora a misura d'uomo, ciò che non distrugge e non stravolge un bel niente, ciò che si fa accettare per la propria ordinarietà. Il Malvivente è ordinario, quindi è trasgressivo. Trasgredisce la dittatura dell'edonismo, dell'egoismo e dell'egocentrismo. Il Malvivente, semplicemente, è. E' senza pretendere, ambire o sperare.
 
Non ha "io" da imporre agli altri, ma ha un codice di regole da imporre a sé stesso. Non usa lo specchio per prepararsi alla competizione, ma per guardarsi negli occhi e sentirsi in pace con chi ci vede. Il Malvivente è cosa rara e nessuno vuole conoscerlo: la pena è l'esclusione dal gregge, la scomunica del branco.
 
Il Malvivente non si sballa, non si droga e non si vanta. L'adrenalina dell'essere sazia la sua sete di ribellione. Il Malvivente non ama molto la mondanità e al frastuono di qualche locale preferisce i suoi fratelli. Sì, di quelli ne ha moltissimi, perché crede nella Comunità. Il Malvivente crede nei legami, nelle promesse e nella parola data.
 
Il Malvivente è proprio come te, ma ti diranno di scansarlo.

 

 

GIOVANE ITALIA SBARCA AD EMPOLI: NUOVA SEDE PER LA DESTRA IDENTITARIA

 

 

 

Quest'oggi inaugura la nuova sede della Giovane Italia di Empoli. Un altro avamposto è pronto, dopo la dovuta preparazione. La Comunità empolese, che già conta trecento iscritti e un forte radicamento in tutto il circondario, ha finalmente trovato casa. Da lunedì saranno i locali della nuova sede saranno a disposizione della meglio gioventù, quella che non si arrende al mondo degli uguali e porta avanti i propri sogni giorno per giorno, senza sosta e senza paura. Per il coordinamento fiorentino, è l'ennesima prova di presenza territoriale e fisica in un territorio difficile. Qui si chiacchiera poco, e si lavora parecchio: sedi, iniziative, manifestazioni, iscrizioni, voti, consensi e ribellione sono il pane quotidiano di una scelta di vita che ci rende ogni giorno più orgogliosi di essere quello che siamo. Casaggì Firenze non farà mancare aiuto e sostegno. 


 

CASAGGì E LE ELEZIONI UNIVERSITARIE

 
Il “centro sociale di destra” Casaggì Firenze elegge almeno due consiglieri e ottiene un ottimo risultato alle elezioni universitarie. La nostra struttura, inquadrata all’interno della lista del Centro Destra per l’Università, ha lavorato con un gran numero di attivisti alla campagna elettorale, radicandosi in maniera consistente in quasi tutte le facoltà dell’ateneo fiorentino.
  
L’ateneo fiorentino è finalmente pronto per una forza identitaria e sociale che rappresenti una destra libera, radicale e svincolata, che abbia il coraggio di portare avanti, con seguito e consenso, campagne di forte opposizione all’egemonia rossa e alla burocrazia galoppante, alle baronie e al modello dell’università-azienda. Così, dopo essersi affermato ripetutamente come primo movimento nelle scuole superiori, per voti e numero di attivisti, Casaggì e le sue sigle parallele si apprestano a ritagliarsi uno spazio anche nelle università.

 
In noi il mondo studentesco fuori dagli schemi ha trovato un interlocutore nuovo e affidabile, diverso dalle succursali di partito presenti altrove e dall’ipocrisia di chi contesta senza produrre mai alternative reali. In noi hanno trovato una destra attenta ai problemi, ma anche in grado di contestare i politici della propria parte, se necessario, con spirito critico e indipendenza programmatica.

 
Dalla prossima settimana, anche grazie alla fiducia accordataci dalle centinaia di studenti che ci hanno sostenuto, a Giurisprudenza ed Economia, a Lettere e ad Ingegneria, ma anche a Scienze Politiche e a Farmacia, iniziamo il nostro lavoro: produrremo riviste, cineforum, manifestazioni, conferenze, eventi, feste e cercheremo di creare un raccordo positivo tra la nostra Comunità e il mondo studentesco.

 
Nella nuova sede del nostro centro sociale, che a breve sarà ultimata e pronta dopo i lavori di ricostruzione, vi saranno attività quotidiane interamente dedicate al mondo universitario, tutte fruibili, libere a autogestite.

 
Attendiamo i risultati definitivi, anche per i consigli di corso di laurea e per i consigli di facoltà ancora non definiti. Ma una cosa è certa: siamo in marcia, anche nell’ateneo fiorentino. Un grazie a tutti i ragazzi che hanno preso parte a questa avventura fatta di rabbia e d'amore!

 

ELEZIONI UNIFI: CASAGGì COL CENTRO DESTRA. VOTA IDENTITARIO!

 

 

Casaggì Firenze si presenta alle elezioni universitarie, all'interno della lista del CENTRO DESTRA PER L'UNIVERSITA'. La nostra non è una presenza come tante. A differenza di chi utilizza l'università come bandierina o come volano di consensi da riutilizzare altrove, la nostra Comunità si pone l'obiettivo di rappresentare quel mondo studentesco identitario e fuori dagli schemi. E, infatti, per votare i nostri candidati devi essere fuori da ogni schema: oltre la faziosità dell'egemonia rossa che strumentalizza proteste e oltre il moderato buonsenso degli altri, che non ha mai pagato. Chi ci conosce e ci segue sa quel che noi facciamo ogni giorno. Sappiamo di non poter neanche lontanamente aspirare a vincere le elezioni studentesche a Firenze, ma non ci abbattiamo. Sappiamo anche, però, che in tanti romperanno quel muro e ci daranno fiducia. Quelle anime incendiarie possono stare certe che saranno ben rappresentate...


 

I candidati di Casaggì all'interno del CENTRO DESTRA PER L'UNIVERSITA':

AI CONSIGLI DI FACOLTA’

Si possono esprimere 3 preferenze nella stessa lista

 

ECONOMIA

Samuele Castellaneta

Tommaso Dami

 

FARMACIA

Emanuele Rossi

 

GIURISPRUDENZA

Andrea Poggianti

Cristina Torcini

Massimo Rosi

Marco Baldinotti

 

INGEGNERIA

Francesco Bellotta

Tommaso Ciofini

Giovanni Lococciolo

 

LETTERE

Marco Gabriele

Giorgio Gargiulo

 

SCIENZE POLITICHE

Fabio Leopardo

Filippo Taddei

Alessandro Bistacchi

 

............................ 

AGLI ORGANI CENTRALI

Votano tutte le facoltà dell’Unifi

 

CUS

Marco Scatarzi

 

SENATO ACCADEMICO
Marco Gabriele

 

CDA

Andrea Poggianti

 

ARDSU

Fabio Leopardo

Samuele Castellaneta

 

SE TIENI AL TUO FUTURO E VUOI COSTRUIRLO RESTANDO COI PIEDI PER TERRA, SENZA SALIRE SUI TETTI. SE PENSI CHE QUESTA UNIVERSITA’ SIA UN’AZIENDA NELLA QUALE SEI POCO PIU’ DI UN NUMERO. SE CREDI CHE L’IDENTITA’ NON SIA UN FATTO DI CONVENIENZA, MA UNA RAGIONE DI LOTTA. SE TI GUARDI ATTORNO E VEDI SEMPRE LE STESSE PAROLE, GLI STESSI PENSIERI, LE STESSE PERSONE. SE VUOI ABBATTERE L’UNIVERSITA’ DEI MURI, DEI PRIVILEGI, DEI DOGMI E DELL’OMOLOGAZIONE. SE NON TI SENTI AFFATTO RAPPRESENTATO DA CHI STRUMENTALIZZA PROTESTE ANCHE A TUO NOME. SE SEI STANCO DELLE CASTE  E DELLE OVVIETA’, DEI BARONATI, DEI BIVACCHI E DELLE FAZIOSITA’. SE VUOI PORRE FINE ALLA CARENZA DI STRUTTURE, AI SERVIZI SCADENTI E ALLA BUROCRAZIA GALOPPANTE. SE VUOI UN’UNIVERSITA’ CHE SIA CANTIERE DI IDEE E DI RIVOLUZIONE, SINSTESI DI AVANGUARDIE.

 

 

CASAGGì: STRISCIONI IDENTITARI PER L'UNITA' D'ITALIA...

 

Questa notte Casaggì ha portato a conclusione le azioni per la ricorrenza del 150° anniversario dell'Unità d'Italia. Dopo la trasferta militante a Pistoia di mercoledì, dove Movimento Studentesco Nazionale ha ben organizzato un'ottima giornata di letture e presenza di piazza. Dopo aver fatto piovere volantini in una Piazza della Repubblica gremita e aver colorato il Ponte Santa Trinita col tricolore. Dopo aver affisso decine di manifesti sul cantiere dell'Hard Rock Cafè, contro la commercializzazione del centro storico e la riduzione di Firenze a città vetrina. Dopo tutto questo, abbiamo concluso con un'affissione di striscioni e manifesti. 
 

Alla vecchia maniera: striscioni di quindici metri verniciati a mano, con meticolosa pazienza, per lanciare quel messaggio che da settimane ci portavamo dentro, anche in risposta ai tanti "patrioti occasionali" che alle stesse finestre, fino a l'altro ieri, avevano altri vessilli più colorati e meno italiani di quello tricolore. E così, in barba a tutti i moralisti a intermittenza, abbiamo dato un pò di colore a qualche sottopasso grigio e spento, dove il cemento e lo smog sono l'unico ingrediente di sempre. 


 


 

 

LE AZIONI DI CASAGGì PER L'UNITA' D'ITALIA...

Quest’oggi, 17 marzo, abbiamo festeggiato a modo nostro il 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Di prendere parte alle celebrazioni di palazzo, dove spesso si trovano tromboni che fingono di celebrare date e anniversari che in tempi non sospetti rifiutavano di riconoscere, ce ne fregava davvero poco.
 

E così abbiamo dato vita ad una due giorni di militanza full immersion: ieri eravamo in massa a Pistoia per l’evento organizzato dal Movimento Studentesco Nazionale; ieri notte abbiamo passato qualche oretta e dipingere striscioni e manifesti che presto vi ritroverete su qualche muro; oggi abbiamo colto la palla al balzo per ricordare a dovere.
 
Svariate migliaia di volantini sono stati lanciati dai tetti su Piazza Repubblica, la culla delle avanguardie del Novecento. Una folla divertita ha fatto la ressa per leggerli: era un bel riepilogo di questi 150 anni, dove si passavano in rassegna i caduti del Risorgimento, gli sforzi nelle trincee della grande guerra, la presa di Fiume, l’esperienza vitale e solare del Fascismo, la Repubblica Sociale Italiana, i mille sacrifici dei figli di questa Terra e i tanti sogni che ancora ci aspettano.
 
Poi, non contenti, abbiamo colorato il Ponte Santa Trinita con alcuni fumogeni tricolori, attirando la curiosità dei molti passanti.
 
Infine, abbiamo colto l’occasione per lanciare la nostra campagna di critica e di riflessione contro l’Hard Rock, che presto prenderà vita al posto del vecchio Gambrinus. Che c’entra con l’Unità d’Italia? C’entra eccome. Perché quando domani i patrioti occasionali dismetteranno i tricolori e li riporranno nel cassetto in attesa dei prossimi mondiali di calcio, ci sarà chi continuerà a pensare all’Italia come ha sempre fatto, ogni giorno. E quel qualcuno non sarà felice di vedere che il fiore all’occhiello di questo paese, la Firenze dell’arte e della cultura, sarà ulteriormente ridotta ad una vetrina a cielo aperto dove i marchi multinazionali ed il commercio di massa paiono essere un’attrazione ancor più forte dei nostri monumenti, sempre più simili a cattedrali nel deserto. Un deserto di luci e di scontrini. Un deserto che prosciuga senza sosta le identità e le tradizioni, le specificità e le differenze. Un rullo compressore che rende tutto identico da Pechino a San Francisco. E l’Hard Rock, che abbiamo sapientemente tappezzato di locandine, è l’ennesimo passo verso la città vetrina.

 

CASAGGì RICORDA L'UNITA' D'ITALIA: LE AZIONI E GLI APPUNTAMENTI...

 


 

Casaggì ha lanciato ormai da tempo la propria campagna per la commemorazione del 150° anniversario dell'Unità d'Italia. Sono stati stampati e già distribuiti in ogni scuola ventimila volantini, mentre si è attivata anche una campagna mediatica sul web. Abbiamo affisso circa tremila locandine tricolori con la scritta "orgoglio italiano" e l'omonima campagna studentesca. Abbiamo organizzato e realizzato con successo un convegno a Certaldo, in concomitanza con l'apertura della nostra sezione locale attiva sul territorio e questo mercoledì saremo in massa a Pistoia, per la manifestazione regionale in piazza del Movimento Studentesco Nazionale, sempre a tema. Altre azioni sono previste, a sorpresa, nei prossimi giorni. Come sempre non ci siamo risparmiati, neanche un pò. 
 

Di seguito riportiamo anche il testo presente nel volantino che abbiamo distribuito in tutte le scuole della provincia. Il nostro modo di ricordare questo momento, ovviamente fuori dal coro e dai clichè istituzionali di chi ha sempre pronunciato controvoglia la parola "patria" ed oggi se ne riempie la bocca con facile opportunismo:

Il 150° anniversario dell’Unità d’Italia ci riporta alla mente la grandezza del senso di appartenenza ad una Terra con millenni di storia e di tradizioni alle spalle. L’Italia profonda, fatta di miti e di simboli. L’Italia della cultura e dell’arte, del genio e dell’avventura. L’Italia dell’aratro e della spada, delle legioni e del Diritto, del marmo contro la palude e del sacrificio, dell’innovazione e delle radici profonde.  L’Italia dei giovani che fanno il Risorgimento e dei briganti che non si piegano; quella che brilla nelle trincee e poi resiste e vince sul Piave, che conquista Fiume, che costruisce la rivoluzione nazionale e la giustizia sociale nel Fascismo, che si batte con un pugno di soldati contro le più imponenti armate del globo e tiene alta la bandiera dell’onore fino all’ultimo respiro. L’Italia che si divide, si scanna, ma vive e si rimette in gioco, sempre e comunque.  L’Italia che niente ha a che fare con le cricche e con le mafie, con le caste e coi giochi di palazzo. La nostra Italia è un’avanguardia dello stile e del costume, dello spirito e del pensiero: lontana parente della decadenza che qualcuno vorrebbe imporle. La nostra Italia è quella del futuro, che guarda avanti senza dimenticare da dove viene, chi è e come è nata. La nostra Italia non è quella del precariato, delle pizze e dei mandolini, del futuro incerto, del maledetto odio sociale, dell’assistenzialismo, della vergogna dell’8 settembre 1943, del terrorismo e degli anni di piombo, dell’aborto per tutti, dell’omologazione di mercato, della sudditanza allo straniero, della multietnica e dell’immigrazione incontrollata, del degrado, del materialismo, del pensiero debole. La nostra Patria è ardimento e azione, è il coltello tra i denti e il sudore sulla fronte, la vita che sboccia e la Giovinezza che irrompe, lo scintillio di un sole nuovo e l’orgoglio di esserne parte. La nostra Italia non è un partito o una parte politica, ma è un sogno che si vive sulla pelle, un plebiscito che si rinnova ogni santo giorno, è il rullare dei tamburi e la sovranità del Popolo, la libertà di fare e la rabbia di cambiare. La nostra Italia è militanza quotidiana, è il dono di se stessi per qualcosa di più grande; è il mettere gli altri avanti al proprio tornaconto e il bene comune avanti a tutto. La nostra Italia è quella che scrive la storia senza scuse e senza reticenze, senza censure e senza malizie. E’ un Popolo con una coscienza, è sintesi delle differenze e premio per chi merita; è selezione, ma anche aiuto dei più deboli, identità e orgoglio. E’ L’Italia che dobbiamo costruire insieme, come un sogno generazionale che si materializza giorno per giorno!

 

A CERTALDO APRE LA GIOVANE ITALIA!

 


 

Si è svolta ieri a Certaldo la riunione della Giovane Italia del Circondario Empolese. Molti i partecipanti, che hanno inaugurato il nuovo corso del circolo locale del nostro movimento, già attivo sul territorio e forte di una quarantina di tesserati. Casaggì Firenze, che fa punto di riferimento per tutti i circoli della zona, era presente. La nostra bellezza e la nostra voglia di fare si stanno allargando a macchia d'olio, senza sosta. Un augurio di buona lotta a tutti i militanti della zona, per un percorso che non sia soltanto politico, ma anzitutto esistenziale e valoriale. In alto i calici per l'ennesima vittoria!

 

CASAGGì TAPPEZZA LE UNIVERSITA' E SI PREPARA ALLE ELEZIONI...

 

Questa mattina sono state tappezzate a dovere molte delle facoltà universitarie fiorentine. Una trentina di nostri militanti si sono mobilitati, raccogliendo consensi e contatti. Casaggì si prepara per le elezioni universitarie, che ci vedranno far parte della "coalizione" del "centro-destra per l'università". L'anima identitaria e militante è in marcia, con rabbia e con amore...

 

Esistono studenti che non si rassegnano al deserto di macchine e scontrini che li circonda. Studenti che non urlano, ma che sono altrettanto incazzati. Studenti liberi, che non usano la libertà per se stessi, ma la mettono al servizio di una Nazione, di una Comunità in lotta e di una trincea ideale. Studenti che non blaterano di merito senza prima aver donato. Gente che non va sui tetti, perché ha i piedi per terra. Gente silenziosa, ma viva e reattiva. Persone stanche di guardarsi attorno e vedere le stesse facce, con gli stessi vestiti, con le stesse bandiere, con gli stessi pensieri, con le stesse proteste, con la stesse parole. Studenti che conoscono i muri e vogliono abbatterli, picconata dopo picconata, perché non hanno alcuna intenzione di sottostare a schemi decisi altrove e a vecchie barriere di odio che si fanno sempre più incerte sotto il peso della storia. Queste sono le anime incendiarie del nostro tempo.
 

DA OGGI C’E’ QUALCUNO CHE MARCIA CON LORO.

OLTRE GLI SCHEMI,

OLTRE GLI SCEMI.

 

 

 

CASAGGì FIRENZE: HARD ROCK ENNESIMO PASSO VERSO LA CITTA' VETRINA...

A Firenze arriva l’Hard Rock Cafè. Al posto dello storico cinema Gambrinus, ormai chiuso da tempo, sorgerà il famoso locale dedicato alla musica. Giubilo e attesa da parte di tutti, come era prevedibile. Eppure è giusto fare qualche riflessione a margine, probabilmente inutile e anche poco gradita, ma quanto meno sincera.
 
Il centro storico della nostra città è una vetrina: negozi, marche e loghi la fanno da padroni. Le attività storiche della nostra città, che per decenni hanno fatto da sfondo al susseguirsi delle generazioni e delle stagioni, chiudono i battenti.
 
Il segno dei tempi, si dirà, ma l’amaro in bocca resta. Perché quando passeggi per le strade della tua città e le trovi tremendamente simili a quelle di una qualsiasi metropoli internazionale, ti rendi conto che quella globalizzazione tanto annunciata ha iniziato a logorare con impeto crescente anche il tuo immaginario.  
 
Restano i nostri monumenti, che paiono degli scheletri di maestosa bellezza fuori dal tempo, ultimo baluardo di un Rinascimento umano e artistico che sembra essere spazzato via dall’appiattimento rampante, dal mito del progresso, dal Dio Denaro, dalla mercificazione costante delle cose e delle anime, da quel rapido processo di omologazione che divora le differenze, le specificità, le tradizioni e i costumi.
 
Fa quasi impressione, a guardarlo bene, la cupola del Brunelleschi: un’opera unica, circondata da griffe e nomi, da insegne luminose, da quartieri multietnici che si allargano a vista d’occhio; sembra quasi una caricatura, messa lì per alimentare quel circolo di vizioso di scontrini e di luci. Stessa sorte per il povero Dante, che la sera guarda sconcertato il bivacco idiota di chi ha preso i gradini di una meraviglia mondiale per un pisciatoio a cielo aperto.
Fai qualche passo e arrivi a San Lorenzo, oggi ridotto a spettro di una società che cerca forzatamente di inculcare una tolleranza impossibile, illudendosi di poter mescolare tutto e il contrario di tutto in nome di una ipocrita accoglienza che presto si traduce in manodopera a basso costo, quartieri ghetto, delinquenza e fondamentalismi di ogni risma. Ma l’imperativo è fingere e sorridere, almeno fin quando non implode il sistema…
 
Poco e nulla resta delle specificità rionali, delle piccole e grandi leggende di strada, dei tanti angoli nascosti, delle voci di strada e della forza popolare. Resta poco dell’orgoglio di quartiere, delle serate a parlare su una panchina, del panino e del bicchiere di vino buono, del sapersi accontentare. Resta poco e nulla di quello che Firenze, cocciuta e bella, è stata per secoli.
 
Da oggi c’è anche l’Hard Rock. Abbiamo multinazionalizzato il vestire, il parlare, il mangiare, il bere, l’ascoltare, il vivere, il giocare, il leggere, il guardare. Perché se mangi come vogliono loro e ti diverti come vogliono loro, ti dimentichi del resto. Un po’ di musica e una magliettina uguale da Londra a Pechino: poco importa se le tue strade sono una giungla di nomi che non appartengono alla tua storia. E poi, ovviamente, ci sono i 120 posti di lavoro messi a disposizione, che rendono sopportabile e auspicabile qualsiasi cosa e riducono al silenzio qualunque voce critica. 
 
Si dirà che nessuno è obbligato ad andarci, che questo è ciò che tutti vogliono, che non c'è niente di male e che finalmente anche a Firenze ci si diverte. Benissimo, sono tutte puntualizzazioni legittime. Lungi da noi fare la guerra all'ovvio. 
 
Ma se un giorno, guardandovi attorno, non riconoscerete in niente quella città che vi ha cresciuti, pensate a quando era ancora possibile salvarla. 

NUOVA AZIONE DI CASAGGì: MIGLIAIA DI MANIFESTI AFFISSI.

Questa notte i militanti di Casaggì hanno affisso duemila locandine per la città. 
Una nuova azione per risvegliare il mondo degli uguali. Altri duemila manifesti di Casaggì Università sono stati affissi davanti alle sedi universitarie...
 

CASAGGì RICORDA MIKIS MANTAKAS...

Questa notte i militanti di Casaggì hanno ricordato Mikis Mantakas, nell'anniversario della morte. Un migliaio di locandine sono state affisse in città , richiamando quell'Europa libera, armata e sovrana che Mikis voleva costruire. Non ebbe il tempo e il modo di farlo in prima persona, a causa di una morte prematura procurata da assassini senza umanità, ma il testimone ideale di quelle volontà è stato raccolto e continua a bruciare. 

CASAGGì UNIVERSITA': DILANIARE IL MONDO DEGLI UGUALI!

Questa notte le facoltà fiorentine sono state tappezzate con le nuove locandine di Casaggì Università. Il nucleo studentesco della destra non conforme inizia il proprio percorso militante con un’azione fisica sul territorio. Prima lezione: dilaniare il mondo degli uguali. Un proposito alto, ideale, di riformare l’università partendo anzitutto dal materiale umano che la compone: dare contenuti, costruire avanguardie di pensiero e di stile, produrre uomini e non numeri, uccidere l’università azienda della burocrazia e dell’omologazione. Una battaglia folle e azzardata, quindi adatta a noi. Nei prossimi giorni verranno lanciate le nuove campagne, i programmi, i nuclei e le iniziative. Dopo aver balcanizzato le scuole fiorentine, sbarchiamo in facoltà. E ne vedremo delle belle!

 

 

17 MARZO FESTA NAZIONALE: VITTORIA!

Nei giorni avevamo chiesto al Ministro Gelmini di fare un passo indietro e riconoscere la festività del 17 marzo, data che ricorda il 150° annivrsario dell'Unità d'Italia, chiudendo le scuole. Alla fine ci ha ascoltati, anche grazie alla volontà della massime cariche del Governo...

 

 

 

 

CASAGGì: L'ALTERNATIVA AL DESERTO...

 

 

CASAGGì E GIOVANE ITALIA RICORDANO JUNGER:

DUEMILA MANIFESTI E UN MONITO AI GIOVANI...

 


 

 

Questa notte, 17 febbraio 2011, i militanti di Casaggì Firenze e Giovane Italia hanno ricordato Ernst Junger, nell’anniversario della morte. Sotto una pioggia scrosciante duemila manifesti recanti il suo nome, la sua effige ed una sua frase sono stati affissi davanti a scuole, università e i luoghi di aggregazione giovanile in tutta la città. L’azione compiuta non vuole essere soltanto un momento commemorativo verso un grande pensatore e un grande Uomo, ma anche e soprattutto un monito alle giovani generazioni, nell’esempio da lui tracciato.
 

Junger fu il testimone di un secolo, l’interprete vivo e anticonformista di un tempo – il Novecento - carico di dolori, ma anche di idee e di passioni, di miti e di Rivoluzioni. Fu animatore della Rivoluzione Conservatrice Tedesca e un letterato tra i massimi che il nostro continente abbia mai conosciuto.
 

Ci ha trasmesso, con l’esempio e con le parole, un’idea della Guerra come atto eroico, come dono volontario, come sacrificio vitale che però conosce la pietas e dà spazio ai sentimenti, all’emozione e al trasporto. Le sue metafore e le sue considerazioni sulle “tempeste d’acciaio” della Grande Guerra sono e restano di tremenda attualità per la comprensione dei conflitti moderni. L’accento posto sul coraggio e sulla tempra del soldato, ci riconduce ad una dimensione dell’Uomo che verte allo Spirito, alla mistica, all’Azione, al superamento di sé stessi contro la meccanizzazione dell’esistenza e la tecnocrazia rampante. La sua idea dell’operaio, poi, ha segnato un’epoca. Non parla, Junger, di un operaio appartenente ad una classe o vicino ad una visione economicista, ma di un individuo libero, troppo spesso ancora oggi assente laddove regnano le regole del profitto e dello sfruttamento.
 

Riprendendo le parole di Marco Iacona potremmo dire che l’uomo che intendiamo porre come riferimento “si delinea in senso essenzialmente dualistico: erede diretto del soldato, dell’asceta guerriero e principio cardine e chiave di lettura ontologica. Figura a un tempo storica e astorica: nato ma destinato a mai perire. Il soldato è una figura empirica, occasionale, l’operaio invece è una figura quasi metafisica. Eroi entrambi. L’uno legato ai fatti di guerra, l’altro simbolo d’una nuova era. Soldato e operaio: due figure diverse dunque. Due entità poco confrontabili, misure e tempi che non coincidono. Ma c’è una cosa in comune: lo sforzo jüngeriano di eternizzare la posa del combattente, di trasferire lo spirito della vittoria nello spirito del dominatore civile, nell’uomo moderno tout court. In questo senso possiamo considerare Der Arbeiter un libro di guerra messo su in tempo di pace. Al soldato s’addice la “tempesta” (l’alternarsi degli elementi: comincia a tempestare, finisce di tempestare…), l’operaio è invece legato all’“acciaio”, al panorama d’una modernità tipologica al confine tra fisica e metafisica”.
 

A Junger siamo debitori anche di un’altra magnifica figura: quella del Ribelle. Il suo Ribelle ha fatto sognare intere generazioni di militanti, fornendo utili spunti per un “passaggio al bosco” oltre le imposizioni di una modernità soffocante, debole, bassa, edonista e vile. Quell’anarca identitario è anche un nostro manifesto, l’emblema di una scelta di vita che dovremmo cercare di onorare al meglio. Il soldato, l’operaio e il ribelle. E’ questo il messaggio che vorremmo dare alla nostra generazione, oltre i falsi modelli del mercatismo e dei mezzi di distrazione di massa.
 

Tra il grigio delle pecore si celano i lupi, vale a dire quegli esseri che non hanno dimenticato che cos’è la libertà. E non soltanto quei lupi sono forti in se stessi, c’è anche il rischio che, un brutto giorno, essi trasmettono le loro qualità alla massa e che il gregge si trasformi in branco. E’ questo l’incubo dei potenti”.


 

QUALI DONNE? QUALI DIRITTI? CASAGGì FIRENZE RISPONDE ALLE PROTESTE FEMMINISTE DI QUESTI GIORNI...

 

L'Italia è un paese strano. Un paese nel quale le donne, nel 2011 e con tutto ciò che vediamo attorno, reclamano dei diritti che neanche conoscono. Quali diritti? Cosa vi manca? Cosa non avete ancora? E perchè scendere in piazza come donne, mettendo ancora in essere quella politica delle specie, delle parti, delle fazioni, dei generi...
 
Ma quali donne vogliono essere, le donne che battono le mani sulle pentole nelle piazze italiane? Perchè una Donna che sia tale, è Donna tutti i giorni. Non è Donna una volta ogni quattro anni quando un partito di opposizione comanda la fanfare di piazza contro la maggioranza di governo. Oggi, l'esser Donna, non ha niente a che fare con le maggioranze e le minoranze dei governi. Le cinquantenni inacidite e le quindicenni alle quali sono stati messi in mano dei cartelli con scritto "Sono donna e dico basta", sono un grottesco spettacolo da circo. Oggi è una scelta personale: avete voluto tutte le libertà di questo mondo e adesso che vi manca? 
 
Avete voluto la libertà di abortire, e potete anche usarla come anticoncezionale. Per di più, chi vi ingravida, non è neanche tenuto a saperlo. Facendolo, però, avete sacrificato la vostra dignità di madri sull'altare della presunta libertà sessuale (se solo aveste studiato meglio l'antichità, in materia di libertà sessuale..). Avete avuto tutto e molte di voi sono finite ad esibirlo in tv, sui cubi delle discoteche, nelle riviste patinate. 
 
Un tempo eravate nelle piazze a gridare gli slogan sul vostro utero e sulla libertà sessuale; oggi siete a fare la guardia al peggior bigottismo, quello che si scandalizza per qualche scopata vera o presunta e grida alla crisi di Stato. Avete preso il peggio dagli uomini che vi accompagnavano in quegli anni: quelli che blateravano l'abbattimento del sistema capitalista e sono finiti a lavorare nelle banche, negli enti statali, nelle università. I rivoluzionari a tempo determinato, che hanno dismesso il passamontagna per indossare la cravatta. 
 
Agitate la piazza a colpi di morale. Ma chi siete, voi? Chi vi ha investite della possibilità di guardare gli altri dall'alto in basso e dire cosa è giusto, cosa è sbagliato, cosa manca e cosa serve? Quanto pagheremmo per vedervi, fragili come tutti gli altri, nella vostra intimità di mogli, di amanti o di partner. Quanto ci piacerebbe constatare se questa morale a comando è davvero una morale integrale che vale ogni santo giorno e alla quale avete dedicato una vita. Perchè di solito, chi è superiore, non scende in piazza a dirlo: lo è, punto e basta. Si limita ad esserlo, non si sforza di sbandierarlo. 
 
Avete reclamato il lavoro, giustamente. Ma siete finite alle quote rosa: come se, per garantirvi da mangiare, aveste bisogno dei posti prenotati, della raccomandazione di Stato. Come se, ancora una volta, le differenze di sesso e di genere interessassero solo a voi. Se è la parità, l'obiettivo, che almeno ci si misuri ad armi pari. Non vi pare?
 
E si tappi immediatamente la bocca chi crede che, certa destra militante e sociale alla quale apparteniamo releghi la donna alla mansione di angelo del focolare. Uno sguardo disinteressato e sincero alla nostra storia, dove di diritti delle donne si è sempre parlato anche oltre l'opportunismo politico, renderebbe bene l'idea. Ma è l'idea di Donna che cambia: da una parte, la vostra, ci sono le casse di risonanza del peggior progressismo a priori, dalla nostra i sacrifici silenziosi e nobili, la fedeltà, la difesa della vita, il merito e la capacità di essere organicamente inserite in una Comunità, senza pretendere e senza sbuffare. 
 
La vera libertà è  libertà da se stessi. 

CASAGGì FIRENZE E GIOVANE ITALIA: AZIONE IN RICORDO DI PAOLO DI NELLA!

9 febbraio 2011
 
Questa notte i militanti di Casaggì Firenze e della Giovane Italia hanno ricordato Paolo Di Nella, militante del Fronte della Gioventù ucciso dall’antifascismo nel 1983. Duemila manifesti recanti il suo nome ed una frase in sua memoria, sono stati affissi in ogni strada, in ogni scuola, in ogni facoltà ed in ogni luogo di aggregazione giovanile della città e dei principali comuni della Provincia fiorentina. Paolo, la notte del 2 febbraio 1983, era in affissione per le strade di Roma, assieme ad un’altra militante dell’allora movimento giovanile del MSI. Due persone, da dietro, lo aggredirono mentre era intento ad affiggere un manifesto, colpendolo alla testa con un corpo contundente. Morì il 9 febbraio, dopo una settimana di agonia.
 
Al suo capezzale, per la prima volta, accorse anche l’allora Presidente Repubblica Sandro Pertini, sancendo di fatto la fine di quel muro di omertà e di connivenza che per decenni aveva relegato ai margini la gioventù nazionalrivoluzionaria, lasciando che il triste motto “uccidere un fascista non è reato” non fosse soltanto una macabra pratica extraparlamentare, ma anche un fine voluto e cercato da chi apparteneva all’arco costituzionale e, talvolta, anche agli organi di Stato. Paolo morì mentre compiva un gesto nobile, di milizia e di libertà. Morì affiggendo un manifesto per Villa Chigi, uno spazio all’epoca abbandonato e degradato, che il Fronte della Gioventù si batteva per rendere alla cittadinanza sottoforma di comunità di quartiere e luogo sociale. Molti anni dopo, grazie anche al percorso intrapreso dalla destra politica che ha portato molti suoi compagni di lotta a far parte delle Istituzioni, quello spazio è stato restituito alla gente e porta oggi il suo nome.
 
Paolo fu ed è l’esempio di una militanza fatta di idee, di ribellione, di innovazione, di irriverenza, di grandi temi, di passione, di sacrificio e di lotta. Una vita vissuta appieno, che qualcuno ha stroncato prematuramente, ma che ha comunque lasciato un segno indelebile in chi, ancora oggi, sogna di portare avanti quel testimone ideale. Il suo ricordo non è soltanto la tradizione identitaria di una parte politica, ma dovrebbe essere un monito a tutto il paese: quello di sostituire l’odio cieco con l’amore per il dono di sè. Un insegnamento anche a chi, trent’anni dopo, vorrebbe trasformare la competizione politica in una guerra per bande.
 
Io combatto anche per te, uomo qualunque, ma tu non mi ascolti.
Io muoio anche per te, uomo qualunque, e tu mi disprezzi.
Perché? Non importa.
I miei occhi malinconici,
la mia splendente giovinezza,
il mio caldo sangue color rubino:
io te li dono, uomo qualunque.
Io non ho le tue ricchezze,
non voglio per me il tepore accogliente della tua casa.
Tutto ti lascio, anche la mia vita”.

5 FEBBRAIO 2011: A MIGLIAIA IN CORTEO PER I MARTIRI DELLE FOIBE CON CASAGGì E LA GIOVANE ITALIA. E' STATA SCRITTA UNA PAGINA DI STORIA FATTA DI IDENTITA' E DI COSCIENZA DI POPOLO!

 Sabato 5 febbraio 2011, a Firenze, è stata scritta una pagina di storia. In una città che l’oltranzismo progressista sbandiera come propria roccaforte, diverse migliaia di persone hanno sfilato sotto le insegne tricolori per ricordare i martiri delle foibe e gli esuli istriani, giuliani e dalmati. 

Hanno sfilato silenziosi e composti, in un numero che questa città non aveva mai conosciuto nella manifestazioni promosse dalla destra politica. Hanno sfilato emozionati, quasi increduli nel guardarsi attorno e vedere quante cose sono cambiate in questi anni. Ciò che un tempo era tabù è oggi una realtà concreta, viva, reale. La memoria di chi è stato ucciso senza colpa non è più relegata ai margini, ma sta entrando a far parte del vissuto quotidiano di un popolo, come hanno testimoniato le decine di tricolori sventolate al nostro passaggio da finestre e balconi.

La commozione dei sopravvissuti all’esodo e dei familiari delle vittime assassinate dai partigiani comunisti titini si è unita a quella delle migliaia di cuori liberi che spontaneamente hanno risposto al richiamo della piazza. C’erano davvero tutti: generazioni di militanti fianco a fianco, famiglie coi bambini per mano, giovani e giovanissimi in prima fila, cittadini ed esponenti politici di ogni livello. In piazza non c’era una fazione riottosa o una costola di partito: c’era il popolo in tutte le sue sfumature.  

Il richiamo di Casaggì, che come ogni anno ha lanciato il corteo risvegliando Firenze dal solito torpore, ha trainato tutto e tutti. Ed è stato un fiume in piena, di quelli che difficilmente si dimenticano. Le minacce cadute nel vuoto ed i contro cortei con un decimo dei nostri partecipanti, poi, sono la ciliegina sulla torta di una giornata memorabile.  

Una giornata partecipata e fitta di gente, ma che è stata resa possibile da chi si è letteralmente sacrificato alla causa per un mese intero tra volantinaggi, affissioni, assemblee, conferenze, riunioni, manifestazioni, dibattiti e azioni di propaganda.  

Una giornata resa possibile dalla partecipazione delle migliori realtà identitarie che questa Toscana non conforme ha messo in piedi: trasversalmente e con il migliore spirito di sempre. Un grazie, ovviamente, ai militanti di Casaggì, ai ragazzi della Giovane Italia, di Studenti per le Libertà, di Azione Universitaria, di CasaPound, Colle Oppio e Nes; ai tanti fratelli che popolano che questa grande Comunità di destino e di lotta; a chi non ha mai mollato un metro e non ha mai chiesto niente, donando sé stesso a qualcosa di più grande. Un grazie, infine, a Giorgia Meloni e Anna Grazia Calabria, che ci hanno onorati della loro presenza e delle loro parole.  

Una bellezza terribile è in marcia, con buone gambe e una tremenda voglia di camminare.

Lo striscione d'apertura
La testa del corteo è in viale Milton, la coda è appena uscita dal Viale Don Minzoni
Nelle prime file gli esponenti politici e gli esuli giuliani, istriani e dalmati
Giorgia Meloni durante il suo intervento, accanto a Francesco Torselli e Achille Totaro

LA SINISTRA ANTAGONISTA LANCIA IL CONTRO-CORTEO E NEGA IL RICORDO DEI MARTIRI DELLE FOIBE. COME OGNI ANNO FIRENZE NON POTRA’ COSTRUIRE UNA MEMORIA CONDIVISA E TRASVERSALE, MA DOVRA’ CONVIVERE CON IL NEGAZIONISMO E L’ARROGANZA DI CHI VORREBBE CANCELLARE CON OGNI MEZZO POSSIBILE UNA SANGUINOSA PAGINA DI STORIA
 

 
“Ci risiamo. Come ogni anno il corteo cittadino in ricordo dei martiri delle foibe, promosso dalla  Giovane Italia, da Casaggì e da Studenti per le Libertà e aperto a tutta la cittadinanza e i movimenti, ha innescato una evitabile spirale di tensione. I centri sociali e la sinistra radicale, infatti, hanno indetto il consueto “contro-corteo”, per protestare contro il “revisionismo storico, il governo Berlusconi e il Fascismo”, così dichiarano Marco Scatarzi e Andrea Badò, rispettivamente Presidente e Coordinatore cittadino della Giovane Italia, il movimento giovanile del PdL che ha promosso l’iniziativa”.

“Il comunicato diramato dagli antagonisti – dichiara Scatarzi -  è un delirio di follia e un’arrampicata sugli specchi di pessima fattura. Ci accusano di strumentalizzare il martirio degli infoibati e l’esilio e poi scendono in piazza contro il governo Berlusconi, parlano di diritti e negano la memoria di martiri senza colpa,  puntano il dito contro una ricorrenza riconosciuta a tutti i livelli e dipingono il Ministro Meloni come un nemico degli studenti, parlano di Riforma Gelmini, e blaterano di appalti e di mazzette, tirano in ballo la situazione degli operai della Fiat e parlano di scuole e università. Insomma, pur di scendere in piazza hanno tirato in ballo tutto e il contrario di tutto, hanno strumentalizzato ogni argomento possibile e hanno fatto un minestrone senza senso”.

“Noi saremo in piazza – prosegue Badò – col tricolore e senza simboli di partito, a testimonianza del fatto che il nostro obiettivo è quello di creare una memoria condivisa e trasversale che possa rendere giustizia ai nostri martiri dopo sessant’anni di silenzio. E’ assurdo che chi ricorda questa pagina di storia debba essere tacciato di essere un revisionista e forse ha ragione Pansa quando afferma che la storia è scritta dai vincitori a discapito dei vinti. Un paese non può essere realmente libero finchè non si è liberato di quelle macchie che lo hanno infangato.”

“Ci aspettiamo – proseguono Scatarzi e Badò – una condanna e una presa di distanza da parte di tutte le istituzioni, aldilà delle differenze politiche e partitiche, perché certi argomenti non sono assolutamente accettabili e risultano offensivi. Ci chiediamo anche se il corteo che partirà alle 15,30 da Piazza San Marco sia autorizzato e se l’obiettivo dello stesso non sia l’arrivo in Largo Martiri delle Foibe e il conseguente disturbo della nostra iniziativa, che proprio lì si concluderà.

“Il nostro corteo – concludono Scatarzi e Badò- che ormai da anni cresce e si fa sempre più partecipato, è un momento di condivisione e di ricordo che si svolge nella massima tranquillità e che mette insieme, sotto il tricolore, cittadini e membri delle istituzioni che hanno a cuore un eccidio troppo a lungo dimenticato. La nostra iniziativa, che quest’anno vede la partecipazione di un Ministro e di molte personalità politiche, è un esempio di trasversalità e di mobilitazione che per esistere non ha bisogno di seminare odio e di rinvigorire rancori sopiti. Noi anteponiamo la coscienza di popolo all’odio di parte, alla prevaricazione e alle accuse. Il 5 febbraio saremo in piazza, coi nostri tricolori come ogni anno, fieri della nostra appartenenza e convinti della nostra azione. E, come ogni anno, nessuna intimidazione andrà a segno e nessuna minaccia avrà il potere di fermare una marcia libera e responsabile, nata per ricordare dei morti che qualcuno vuole continuare ad uccidere negando loro il diritto di entrare a far parte della storia di questo paese”. 

 

FOIBE, NELLE SCUOLE I DOCENTI INVITANO AL BOICOTTAGGIO DEL CORTEO...

 

“COME OGNI ANNO IL CORTEO PER I MARTIRI DELLE FOIBE TROVA FORTI OPPOSIZIONI. OLTRE ALLE CONSUETE CONTROMANIFESTAZIONI, LA SINISTRA RADICALE SI MOBILITA CON TUTTI I MEZZI. NELLE SCUOLE ALCUNI DOCENTI TENTANO DI IMPEDIRE I REGOLARI VOLANTINAGGI DEI NOSTRI MILITANTI E INFANGANO IL RICORDO DEI MARTIRI ITALIANI UCCISI DAL COMUNISMO TITINO”.
 

“Come sempre, da sei anni a questa parte, il grande corteo in ricordo dei martiri delle foibe organizzato dai movimenti giovanili della destra identitaria trova degli oppositori fuori tempo massimo. Non bastava indire delle contromanifestazioni e invitare al boicottaggio dell’iniziativa infangando la memoria dei martiri italiani trucidati nelle foibe, si è andati oltre. Quest’anno si sono mobilitati anche i docenti, che nelle scuole superiori tentano con ogni mezzo di ostacolare la nostra regolare opera di pr