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FOIBE: GRANDE CORTEO A FIRENZE - SABATO 4 FEBBRAIO 2012 CON GIORGIA MELONI
Anche quest'anno un grande fiume tricolore sfilerà, composto e unito, per le strade di Firenze. Il ricordo dei martiri italiani, lanciato dalla destra politica, chiamerà a raccolta tutti quegli italiani che sentiranno forte il richiamo della Verità, del Ricordo, dell'Etica, dell'amor di Patria e della Giustizia. 8 GENNAIO: INIZIA LA MOBILITAZIONE PER IL GRANDE CORTEO DEL 4 FEBBRAIO IN RICORDO DEI MARTIRI DELLE FOIBE...
DOMENICA 8 GENNAIO ORE 17,30, riunione generale della destra identitaria fiorentina in vista del grande corteo di SABATO 4 FEBBRAIO in ricordo dei martiri delle foibe e di tutte le vittime del comunismo, con Giorgia Meloni e moltissimi altri ospiti nazionali. Organizziamo la mobilitazione, rilanciamo la lotta.
DOMENICA 8 GENNAIO ORE 17,30
CASAGGì FIRENZE - VIA FRUSA 37
SKOLL A CASAGGì: IL VIDEO...
UNA SERATA MAGNIFICA, CON SKOLL A CASAGGì...
Quella di ieri sera a Casaggì è stata una serata che in tanti conserveranno nel cuore. Un magnifico Skoll, chitarra alla mano, ha letteralmente commosso i presenti con il meglio del suo repertorio. Dalle canzoni dei primi dischi alle ultime fatiche, passando per i pezzi che lo hanno reso uno dei punti di riferimento musicale del panorama identitario. Grande qualità sonora e tanta gente. Un bilancio che non potrebbe essere migliore…
Casaggì si dimostra, ancora una volta, motore di iniziative e di militanza: una struttura che produce eventi trasversali, partecipati e continui, di ogni genere e tipo, con un’organizzazione impeccabile e un clima che non delude mai. Una struttura che produce ciò che i giovani dovrebbero produrre: concerti, cineforum, conferenze, militanza di strada, volantinaggi, assemblee, riunioni fiume, serate comunitarie e momenti di gioia e di condivisione. Senza troppa retorica, senza cravattine, politicanti, cordate, gruppetti, carte intestate e statuti. Roba che, in tempi di morti viventi e di giovani già vecchi, è oro che cola…
Un grazie sincero a tutti i ragazzi che hanno partecipato all’evento, a chi ha contributo all’organizzazione, a chi ha perso la voce e a chi è venuto da lontano. Un ringraziamento, infine, lo dobbiamo a Skoll, persona e artista di grande valore.
IL 26 NOVEMBRE SKOLL A CASAGGì...
Le migliori note identitarie con Skoll...
SABATO 26 NOVEMBRE ORE 21 CASAGGì - VIA FRUSA 37
UN MARE DI GENTE A BATTEZZARE QUESTA SFIDA!
E’ stata, quella di ieri, una giornata che da sola ha sbugiardato quanti, da ogni parte, hanno tentato con ogni mezzo di metterci i bastoni tra le ruote, ostacolando il percorso che la nostra Comunità umana e politica ha intrapreso in questi mesi per arrivare all’apertura di uno spazio proprio, autofinanziato, autogestito e assolutamente libero.
Diverse centinaia di persone, tra pomeriggio e sera, hanno affollato i locali di Casaggì, occupando via Frusa, chiusa al traffico per l’occasione. Chi è passato per un saluto, chi è rimasto dal mattino alla notte, chi non poteva mancare, chi si è riavvicinato al nostro ambiente umano dopo anni, chi è venuto spinto dalla curiosità ed è andato via facendoci i complimenti. Due ore di interventi, nei quali si sono alternati parlamentari, consiglieri regionali, eletti locali, dirigenti e attivisti di vecchia data. Di particolare importanza anche la lettera scritta di pugno, e letta pubblicamente, dal Ministro della Gioventù Giorgia Meloni: un in bocca al lupo che ci riempie di gioia, consci del legame decennale che ci unisce, in attesa di marciare ancora insieme per ricordare i martiri delle foibe, come ogni anno. A seguire la festa, con il concerto di musica identitaria e l’atmosfera di sempre, quella di chi ha scelto questa vita e rinnova quel giuramento ogni giorno, con il sorriso stampato in faccia e una voglia matta di riprendersi il futuro.
Un fiume di gente libera, di cittadini, di giovani, di militanti e di simpatizzanti. Numeri che devono far riflettere tante persone. Un mare di gente che ha scelto volontariamente di aderire ad un progetto nato dal basso per riportare in vita, attraverso il partito di riferimento, ma anche per mezzo della militanza di strada e della forte presenza territoriale nelle scuole e nelle facoltà, una socialità e una partecipazione attiva che a destra, purtroppo, non si vedeva da tempo. Perché questa è sempre stata Casaggì: un elemento di rottura, ma anche di confronto, di proposta, di politica reale, di attualità, di concretezza. Una Comunità che molti vorrebbero ai margini, nel ghetto, e che invece si propone quotidianamente in ogni ambito della vita sociale. Una struttura che lavora e opera ogni giorno, che si conquista gli spazi senza toglierli a nessuno, che non vive di espedienti e di violenza, che a Firenze ha mosso le acque torbide di un’egemonia culturale che inizia a sgretolarsi sotto i colpi della storia, che accetta le regole del confronto ma non rinuncia al proprio bagaglio di valori e di identità, che tenta con umiltà di produrre cultura, musica, arte, dibattito, comunicazione e alternativa, che non ha bisogno di essere legittimata da chicchessia perché si legittima da sola con le centinaia di preferenze espresse nelle tornate elettorali di tutti i livelli, con eventi partecipati e affollati, con una sede che ci siamo costruiti con le nostre mani e coi nostri soldi, mattone su mattone, che è vissuta, aperta, presidiata e difesa ogni giorno, con dei servizi offerti ai cittadini, con i tanti sforzi sotterranei per mandare avanti un sogno che non è comodo a nessuno, ma che resiste e cresce da anni con un vigore senza pari, aldilà di ogni ostracismo, di ogni minaccia, di ogni veto e di ogni vigliaccata.
Questa è la realtà, una realtà con la quale si deve fare i conti, che piaccia o meno. Una realtà che esiste perché crea, produce e avanza laddove gli altri parlano, speculano, promettono o farfugliano. Una realtà che non esclude e che non discrimina, che non trama e non odia, che non è in competizione con nessuno perché basta a se stessa, che ama l’azione e coltiva il pensiero, che vive di fatti e di idee, che non fa politica con la ventiquattrore e la puzza sotto al naso, ma con le collette per pagare la luce di una sezione e con le notti al freddo ad affiggere un manifesto, con la mano tesa verso chi ci chiede aiuto, con l’odore dei volantini e il rumore assordante di un corteo, con una scelta che non è soltanto una croce su una scheda o una prospettiva di carriera, ma un modo di essere e di vedere il mondo, di incarnare un’idea, di ribellarsi alle ingiustizie e servire la propria gente e la propria terra con orgoglio, di donarsi senza chiedere niente per un dovere morale ed etico nei confronti di noi stessi e di chi ci ha preceduti, per una consapevolezza cosciente che ci lega ad un testimone ideale che sentiamo il dovere di mantenere acceso e splendente in mezzo al buio del presente.
Siamo e saremo sempre qui. Verso la prossima barricata, come per andar più avanti ancora.
CASAGGì: LA BELLEZZA DI UNA BARRICATA
Le manifestazioni, i bei momenti, la lotta, le conquiste, i lavori per costruire la sede mattone su mattone. Una breve storia in immagini e musica. Da non perdere...
APRE LA NUOVA CASAGGì. VERSO LA GRANDE INAUGURAZIONE...
Firenze vedrà il ritorno del suo primo spazio libero, da destra, totalmente autonomo e assolutamente autofinanziato, senza padroni e padrini: ospiterà un punto di ritrovo e di ristoro che organizzerà aperitivi, serate a tema, cene sociali, feste e grandi bevute; il cinecrew, spazio e laboratorio cinematografico con proiezioni settimanali a tema, creazione di filmati, scuola di regia; il centro librario “Bruno Cenci”, con migliaia di titoli non conformi, musica identitaria e abbigliamento ribelle; la biblioteca e lo spazio studentesco dotati di postazioni web gratuite, migliaia di libri, riviste storiche, archivio nazionale del Fronte della Gioventù e ripetizioni per studenti; lo sportello sociale per l’ascolto e il soccorso del cittadino con avvocati, commercialisti, sindacalisti e professionisti che daranno consulenze gratuite e creeranno un raccordo coi nostri eletti nelle istituzioni locali e nazionali; lo spazio per l’esposizione di mostre fotografiche e pittoriche; lo spazio per le conferenze; la cucina; il laboratorio musicale con lezioni private; quello artistico con i corsi di pittura; quello informatico per apprendere l’utilizzo del pc e della grafica; quello letterario per approfondire autori sconosciuti; quello sportivo con i corsi di autodifesa. A tutto ciò si uniscono le quotidiane forme di azione politica coordinate, tra gli altri, dalla Giovane Italia – Azione Giovani, Movimento Studentesco Nazionale e quelle personalità del Popolo della Libertà che hanno creduto nel nostro progetto. Sono all’ordine del giorno: riunioni, affissioni, volantinaggi, redazione di riviste e fanzine, e tutte quelle attività che ormai da anni sono portate avanti con costanza ed hanno prodotto storiche vittorie nelle scuole superiori, nelle università, nei consigli circoscrizionali e nei consigli comunali, nei luoghi di aggregazione e nelle strade, rompendo tabù un tempo inattaccabili. Alla politica dei proclami, delle passeggiate televisive, dei talk show, delle parole al vento e dei cambi di casacca vogliamo contrapporre uno stile militante, vivo, attivo, coerente, reagente e caparbio che si conquista il terreno metro per metro, dialoga con le persone guardandole negli occhi, porta all’attenzione di tutti i problemi reali, si preoccupa di dare prima di ricevere e di fare prima di promettere, sacrifica soldi e tempo per affiggere un manifesto o dare un volantino, scende in piazza, grida ma pensa, protesta ma propone, offre progetti concreti e vive le proprie idee incarnandole nell’azione. Tutto questo c’è, e si chiama Casaggì. SABATO 22 OTTOBRE DALLE 16, SI INAUGURA UFFICIALMENTE CON UNA GIORNATA DI INTERVENTI POLITICI, PROIEZIONI NON CONFORMI, CULTURA, ARTE E CONFRONTO, BUFFET OFFERTO E CONCERTO IDENTITARIO A SEGUIRE. CASAGGì FIRENZE – VIA FRUSA 37 – ZONA STADIO APERTI TUTTI I GIORNI --------------------------------
11 AGOSTO: CASAGGì COMMEMORA I FRANCHI TIRATORI
GIOVEDì 11 AGOSTO 2011 ORE 11 - CIMITERO DI TRESPIANO - FIRENZE sacrario della Repubblica Sociale Italiana COMMEMORAZIONE DEI FRANCHI TIRATORI I ragazzi seduti sui gradini di S. Maria Novella, la piccola folla di curiosi raccolta intorno all’obelisco, l’ufficiale partigiano a cavalcioni dello sgabello ai piedi della scalinata della chiesa, coi gomiti appoggiati sul tavolino di ferro preso a qualche caffè della piazza,la squadra di giovani partigiani della divisione comunista “ Potente “, armati di mitra e allineati sul sagrato davanti ai cadaveri distesi alla rinfusa l’uno sull’altro, parevano dipinti da Masaccio nell’intonaco dell’aria grigia. Illuminati a picco dalla luce di gesso sporco che cadeva dal cielo nuvoloso, tutti tacevano, immoti, il viso rivolto tutti dalla stessa parte. Un filo di sangue colava giù per gli scalini di marmo. SUCCESSO DI PRESENZE E DI PARTECIPAZIONE AL TAMBURELLO Quelle sopra sono le foto del primo dei circa venti interventi che hanno caratterizzato la giornata di lavori e di festa al Tamburello. Un mare di gente si è alternata dalle 18 alle 23, come non se ne vedeva da tempo a luglio inoltrato.
Una partecipazione che ci aspettavamo, senza presunzione, perchè sappiamo di avere qualcosa da dire e di poter contare su una base militante sempre pronta a rispondere con convinzione. Moltissime le proposte, dai temi sociali alle politiche giovanili, dalla cultura all'amministrazione locale, dai progetti istituzionali alla ferma volontà di un radicamento sul territorio che sia realmente vivo e che possa incidere positivamente sui più deboli e sugli ultimi.
Molto bello e applaudito il video realizzato dal Laboratorio Multimediale di Casaggì, che ha ripercorso in pochi minuti di ottimo montaggio la storia militante e comunitaria di una realtà che all'attivo conta decine di attività perfettamente collaudate e uno spirito di iniziativa che a Firenze, da destra, non si era mai visto prima. La presentazione della nuova sede, con le immagini dei lavori in corso d'opera da noi diretti, ha oggettivamente entusiasmato tutti, giovani e non.
Abbiamo qualcosa da dire e vogliamo dirlo senza remore, senza rinnegare una virgola di quello che siamo, del percorso che abbiamo fatto e di quello che ci proponiamo, come i nostri interventi hanno dimostrato chiaramente e senza mezzi termini, portando all'attenzione di tutti le necessità di molti italiani in difficoltà abitativa o economica, la vicinanza culturale ai popoli in lotta, la collocazione non conforme verso un modello sociale che ha posto il profitto al centro di tutto abbattendo le risorse identitarie, simboliche, spirituali, tradizionali e vitali dei popoli.
La squadra c'è e vince. Questo basta per brindare a un anno di lotta e di vittoria.
PER PAOLO BORSELLINO RISORGERE COME SQUADRA. LA SFIDA E' ADESSO.
UNA SERATA DI POLITICA, CULTURA, CONFRONTO, MUSICA, FILMATI, FESTA E COMUNITA'. PIZZA E BIRRA PER TUTTI, INTERVENTI, PROPOSTE E ALTERNATIVE DALLA BASE MILITANTE...
Il Popolo della Libertà non è un partito come tutti gli altri. Non è nato attorno ad una scrivania per volere di un numero ristretto di uomini politici. Il Popolo della Libertà è nato in piazza, a Roma, per volontà delle donne e degli uomini di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e delle altre forze politiche che si riconoscevano nei principi, nei valori e negli ideali del centrodestra italiano.E questa è stata la vera forza del Popolo della Libertà.
Un partito voluto dalla gente, capace di parlare il linguaggio della gente.Una forza politica nuova, differente, in grado di restituire agli italiani quella fiducia nella politica che decenni di partitocrazia, di inciuci, di corruzione, avevano ridotto al minimo.
Oggi siamo di fronte alla necessità di aprire una nuova fase.Dobbiamo dare alla nostra gente una nuova speranza, ritrovare l’entusiasmo del 2006. Ripartire da quella piazza colorata di bandiere tricolori per continuare a sognare un’Italia differente da quella che vorrebbero Vendola, Bersani, Di Pietro ed i loro amici.Il Popolo della Libertà non deve essere messo in discussione.“Popolo” e “Libertà” sono le principali parole d’ordine della nostra azione politica.
La politica fatta non per interesse personale, ma come servizio al nostro Popolo e soprattutto la politica fatta da donne e uomini liberi.Ripartiamo dai valori che ci uniscono e che ci rendono fieri della nostra Identità. L’amore per l’Italia, per la terra dei nostri padri, da difendere e salvaguardare. La difesa della vita, dal concepimento al momento della morte. La lotta alla droga e a chi vorrebbe una gioventù spenta e senza più ideali.Ma soprattutto riportiamo la nostra gente al centro della partecipazione politica. Rinsaldiamo il rapporto tra candidati, eletti ed elettori.
Torniamo a parlare il linguaggio della gente e restituiamo ai nostri elettori la speranza.Speranza di cambiamento. Speranza di rinnovamento. Speranza nel futuro. Facciamo squadra e torniamo ad immaginare un domani migliore per il nostro paese. La sfida è adesso. Noi ci siamo.
Nicola Nascosti (Consigliere regionale) e Francesco Torselli (Consigliere comunale)
in collaborazione con
CASAGGì FIRENZE
GIOVANE ITALIA FIRENZE
MOVIMENTO STUDENTESCO NAZIONALE
ACCUSATI DI AVER DENUNCIATO FALSE AGGRESSIONI A MEZZO STAMPA.
PARLA IL MILITANTE AGGREDITO.
Questa la nota diffusa da Francesco Torselli, Dirigente Nazionale della Giovane Italia e Consigliere Comunale del PDL a Firenze, Marco Scatarzi, Presidente Cittadino della Giovane Italia e Responsabile di Casaggì ed Alessandro Draghi, Presidente Provinciale della Giovane Italia e Consigliere Circoscrizionale del PDL:
“Apprendiamo con estremo stupore che
Pur non essendo, nessuno di noi, laureato in medicina, crediamo che la dicitura ‘trauma contusivo mandibolare accidentale’ difficilmente possa indicare un dente cariato.
Non riusciamo a capacitarsi dei motivi che avrebbero indotto
E se ad oggi il ragazzo non ha ancora esposto una formale denuncia alla Polizia, è semplicemente perché non avendo riconosciuto i propri aggressori, sta valutando la necessità o meno di sporgere denuncia contro ignoti; del resto la legislazione italiana prevede un tempo di 90 giorni dal fatto accaduto per sporgere denuncia o meno.
Esigiamo da parte di tutti coloro che ci hanno mosso accuse infondate, mettendo in dubbio la nostra serietà, la nostra professionalità e soprattutto offendendo l’operato di quei ragazzi che, semplicemente per propagandare la propria fede politica, rischiano tutti i giorni aggressioni e ritorsioni, le scuse immediate, mentre da chi ha diffuso la notizia attendiamo di ricevere le adeguate spiegazioni.
Contro chi ha chiamato in causa i sottoscritti, accusandoli di essere dei millantatori e degli inventori di notizie false, valuteremo nei prossimi giorni quali vie legali intraprendere per tutelare la nostra immagine e quella dei movimenti e del partito a cui facciamo riferimento”.
Queste invece le parole di Manuele, 22 anni, militante della Giovane Italia e di Casaggì, aggredito il 21 giugno scorso di fronte alla propria abitazione:
“Il 21 giugno scorso, poco prima delle
Giusto il tempo di alzare lo sguardo che uno di questi mi ha apostrofato con un: ‘Fascista di Merda’ e subito dopo mi ha mollato un pugno in piena faccia, all’altezza della mandibola destra.
Sono caduto a terra, sbattendo la testa sul sagrato e, mentre i tre ragazzi fuggivano, mi sono state rivolte altre offese, tutte a sfondo politico.
Dopo essermi rialzato, provando un fortissimo dolore alla mandibola, ho deciso di recarmi al Pronto Soccorso dell’Ospedale di Santa Maria Nuova, dove, alle
Dopo essere stato dimesso, ho informato dell’accaduto i responsabili del mio movimento, Marco Scatarzi e Alessandro Draghi, nonché il Consigliere Comunale del PDL, Francesco Torselli, ai quali ho raccontato l’accaduto.
Oggi scopro che Francesco, Marco e Alessandro sarebbero stati denunciati (?) per diffusione di notizie false e che in realtà mi sarebbe stato diagnosticato soltanto un dente dolorante. E’ vero, dalle radiografie che mi sono state fatte, mi è stato anche detto di rivolgermi ad un dentista a causa di un problema riscontrato ad un dente – e non credo di dire chissà quale assurdità nel supporre che tale dolore potrebbe anche essere stato accentuato o risvegliato dal pugno subito – ma ciò non toglie che io, al pronto soccorso non ci sono certo andato per una carie!
Leggo anche, sul sito di un autorevole quotidiano fiorentino, che all’Ospedale di Santa Maria Nuova mi sarebbe stata diagnosticata un’infiammazione ad un dente e non un trauma contusivo. Mi chiedo se questa gente, prima di diffamare l’immagine e la credibilità altrui, si sia presa la briga di richiedere copia del mio referto, nel quale si legge bene la dicitura ‘trauma contusivo mandibolare accidentale’.
Sono allibito e sconcertato per quanto accaduto e mi auguro che chi ha diffuso queste accuse infondate abbia perlomeno il buon senso di smentirle, chiedendo scusa a Torselli, Draghi e Scatarzi”. SANGRIA, COMUNITA', MUSICA, POLITICA, GIOVINEZZA.
La
ciurma
empolese
saluta
un
anno
di
attivismo
e di
traguardi.
GIOVEDì
30
GIUGNO
DALLE
19
VIALE
SAN
MARTINO
8,
EMPOLI
davanti
alla
stazione,
presso
la
nuova
sede
ANCORA
DUE
AGGRESSIONI
CONTRO
MILITANTI
DI
CASAGGÌ.
TORSELLI
DRAGHI E
SCATARZI
(PDL -
GIOVANE
ITALIA):
"SIAMO
STANCHI
DI
VEDERE I
NOSTRI
RAGAZZI
TRATTATI
COME
BERSAGLI,
CHI DI
DOVERE
INTERVENGA
O LA
SITUAZIONE
POTREBBE
DEGENERARE.
CHIEDIAMO
UN
INCONTRO
URGENTE
COL
SINDACO
RENZI".
UNO DEI DUE RAGAZZI AGGREDITI HA RIPORTATO UNA LESIONE MANDIBOLARE, UN TRAUMA CRANICO E LA PERDITA DI UN DENTE. "Negli ultimi giorni, complice probabilmente il caldo, si sono moltiplicati gli atti di idiozia verso i militanti di Casaggì e della Giovane Italia. Atti di violenza fini a se stessi, ma inseriti in una spirale preoccupante, che già da tempo abbiamo denunciato, e destinata a sfociare in una guerra per bande, se non arginata e contenuta preventivamente. Soltanto nell'ultima settimana un nostro militante è stato brutalmente aggredito di fronte alla propria abitazione, mentre ad un altro ragazzo, dopo essere stato seguito, è stato distrutto lo scooter". Questo quanto fanno sapere Marco Scatarzi, Alessandro Draghi e Francesco Torselli, responsabile di Casaggì e presidente cittadino della Giovane Italia il primo, consigliere circoscrizionale e presidente provinciale della Giovane Italia il secondo, consigliere comunale del PDL a Firenze e dirigente nazionale della Giovane Italia il terzo. "Lo scorso martedì pomeriggio - raccontano Scatarzi, Draghi e Torselli - alle ore 15 circa, un nostro militante è stato aggredito mentre usciva di casa per andare a lavoro. Tre persone lo hanno riconosciuto, forse addirittura aspettato, e poi aggredito a calci e pugni procurandogli una lesione mandibolare, un trauma cranico e l’asportazione di un dente. Il tutto in mezzo ai passanti, totalmente indifferenti. Un atto grave e vigliacco, perpetrato per giunta da ultra-trentenni in sovrannumero, in pieno giorno e nel bel mezzo del centro storico fiorentino"."Ieri sera invece - proseguono i tre - un altro attivista di Casaggì è stato seguito da alcune persone, chiaramente appartenenti all’area antagonista, che gli hanno devastato il motorino, in piena sera e davanti ad un chiosco popolato da un migliaio di persone, che hanno osservato la scena con un cocktail in mano, senza proferire parola. In tutto questo, però, la nostra Comunità ha contato, solo negli ultimi giorni, una decina di fermi da parte di Polizia e Carabinieri talvolta appostati perfino fuori dalla nostra sede alle quattro del mattino, con l’intento di chiedere i documenti a qualunque persona provasse ad entrare o ad uscire dalla sede stessa". "Non ci stiamo lamentando - aggiungono Scatarzi, Draghi e Torselli - stiamo semplicemente denunciando una situazione paradossale, nella quale qualcuno ha scientificamente deciso di renderci la vita impossibile, nell’indifferenza di tutti e con l’avvallo di chi dovrebbe impedirlo. Vogliamo denunciare la vigliaccheria di chi non ha il coraggio di lottare a viso aperto e ricorre alle aggressioni in sovrannumero, agli inseguimenti notturni, agli agguati, agli assalti e ai volti coperti. Vogliamo denunciare il silenzio degli organi di informazione, che ci riservano le prime pagine solo quando esiste la remota possibilità di poterci dipingere come il “male assoluto”. Ed infine vogliamo denunciare l'indifferenza dei politicanti che non proferiscono parola perché difenderci sarebbe demodè e quella dei tanti che ci incoraggiano, ma poi restano sul divano di casa a guardarsi l’ultimo reality nel loro megaschermo al plasma". "Ci chiediamo - proseguono ancora i tre dirigenti giovanili del PDL - che razza di città sia diventata Firenze, un tempo icona della tolleranza e del rispetto dei diritti, oggi terreno fertile per chi, sconfitto dalla storia, pensa di poter affermare ancora la propria ideologia tramite il ricorso alla violenza, alla vigliaccheria, al sopruso. Siamo stufi di una città nella quale chi ha senso di responsabilità paga anche le colpe di chi non ha regole". "Ma questo giochino, sappiatelo, potrà durare ancora per poco. - concludono Scatarzi e Draghi - Perché se è vero che non siamo così stupidi da reagire, è altrettanto vero che non abbiamo nessuna voglia di essere il bersaglio di questi personaggi. Sia premura di tutti evitare che la pazienza si esaurisca e che la situazione degeneri in una guerra per bande che non gioverebbe a nessuno". "Mi rivolgo al Sindaco Renzi - conclude invece Torselli - al quel chiedo ufficialmente un incontro con i militanti della Giovane Italia e di Casaggì. Non è pensabile che nella città che egli è chiamato a governare vi siano ragazzi che solo uscendo di casa rischiano di essere aggrediti in nome della propria fede politica; Renzi tenga presente che è sindaco anche loro". BUON SOLSTIZIO, CAMERATI.
Oggi è il 21 giugno, ricorrenza del solstizio d'estate. Un giorno speciale, che la nostra Comunità celebra ininterrottamente da decenni, generazione dopo generazione. Un momento di legami che si rinsaldano, di giovani e meno giovani che si incontrano, di storie che si intrecciano e si destini che si intersecano. Anno dopo anno, a chi varca quella soglia, bella e maledetta, viene raccontata l'importanza di questo rito, che affonda le radici nella Tradizione d'Europa, nella necessità di anteporre una dimensione verticale, guerriera e solare alla materialità del moderno, nella consapevolezza dell'organicità e dell'unicità di chi compone questa realtà umana e politica, laddove per politica non si intende soltanto una buona o mediocre preparazione all'amministrazione del territorio, ma anzitutto una visione del mondo che contempli dimensioni spirituali, simbologie, riti, miti, stile di vita, scelte, disciplina, cultura, comportamenti e pratiche quotidiane. Quest'oggi, un centinaio di persone, perlopiù ragazzi da poco avviati al percorso militante, si lasceranno alle spalle la frenesia della routine metropolitana, l'ansia del lavoro e dello studio, gli impegni in agenda, i cellulari che squillano, il cemento che ribolle e i clacson delle nostre strade caotiche e congestionate. Ascenderanno una piccola vetta, tra sentieri montani fatti di alberi e di rocce, si cucineranno un pasto tradizionale, veglieranno un fuoco per tutta la notte, suoneranno e canteranno dell'ottima musica, leggeranno dei bei libri, racconteranno ciò che hanno provato nell'affrontare un percorso di lotta e di superamento di sè, scherzeranno e alzeranno il gomito. Infine, nel rinnovarsi, saluteranno il sole nascente, in quella che per loro è la festa della Luce. Quella Luce, quest'anno, ha un senso particolare. Quello che si è concluso è stato un anno fantastico, avvincente e unico. Un anno di riscatto, di lotta dura, di militanza fatta col cuore. Ci siamo ritrovati, un anno fa, senza una sede. Ne abbiamo passate mille, trasformando un fondo dismesso da anni in un locale a cinque stelle, con mesi e mesi di lavoro, di sudore, di soldi tolti di tasca e di sacrifici fuori da ogni immaginazione per costruirci dentro una birreria, uno spazio cinema, una biblioteca, una libreria, una cucina e un magazzino. Abbiamo invaso Firenze di campagne, di manifesti, di volantini e di iniziative, annichilendo in termini di attivismo e di visibilità di strada il fronte comune creato da una trentina di realtà operanti nella galassia dell'antifascismo organizzato, la cui unica occupazione è quella di ammorbare la nostra gente, peraltro con risultati da cabaret. Abbiamo portato in piazza migliaia di persone, col tricolore in mano, per ricordare i martiri delle foibe. E lo stesso abbiamo fatto per ricordare Sergio Ramelli e i caduti della Rsi. Ci siamo spesi, scuola per scuola, promuovendo battaglie che hanno riscosso un successo inaspettato, moltiplicando letteralmente le nostre forze su tutto il territorio. Abbiamo aperto un circolo in ognuno dei 44 comuni della provincia di Firenze, lanciando la Giovane Italia come movimento identitario e militante, con tanto di sedi fisiche, nuove e fresche di inaugurazione, a Certaldo ed Empoli. Abbiamo lavorato sodo nelle istituzioni, con decine di interrogazioni, di mozioni e di interventi, molti dei quali a sostegno dei lavoratori, delle famiglie e degli italiani indigenti. Ci siamo presentati, come Casaggì, alle elezioni universitarie, eleggendo col pieno di voti i nostri ragazzi ai consigli di facoltà e ai corsi di laurea. Abbiamo tesserato migliaia di giovani e stiamo mettendo in piedi un progetto politico aperto anche ai meno giovani, affinchè la nuova Casaggì sia un cantiere in continuo movimento, trasversale, vivo e reattivo. Come da tutti i momenti difficili, abbiamo imparato a tener duro. Con umiltà, come si addice a chi si dona. Non c'è mai un'alba che arrivi senza aver prima attraversato una lunga notte. E stavolta aspettiamo solo di avere il sole in faccia. Crediamo, infondo, che ci spetti di diritto... UNA BARRICATA DI SOGNI!
Non è stato facile, economicamente e fisicamente: abbiamo cambiato le pavimentazioni, abbattuto e alzato una decina di pareti, fatto da capo l’impianto elettrico, quello idraulico e quello di condizionamento; abbiamo costruito la cucina – con scarichi ed elettrodomestici annessi – e il bagno; abbiamo costruito il pub, con un bancone professionale e tutto il necessario; abbiamo insonorizzato la struttura, cablato l’impianto audio, realizzato lo spazio cinema, gli uffici, il magazzino; abbiamo realizzato le stuccature, le rasature, le verniciature e le rifiniture di tutta la superficie; abbiamo realizzato le uscite di sicurezza, abbiamo arredato, lavorato il legno, tagliato il vetro, montato gli infissi. Insomma: abbiamo trasformato un fondo dismesso in un locale a cinque stelle, che per bellezza e funzionalità fa concorrenza ai migliori.
In silenzio, e con una costanza e una caparbietà da far impallidire, abbiamo costruito un sogno. Lo abbiamo fatto mattone su mattone, in senso metaforico e pratico, col contributo e la generosità di tutti quelli, giovani e non, che hanno messo mano al portafoglio o tolto ore al proprio mestiere per rendere tutto questo possibile. Gente che ha dimostrato coi fatti quanto la politica, quella vera, possa ancora muovere energie, realizzare barricate, produrre alternative, creare partecipazione dal basso.
Firenze avrà
il suo primo
spazio
libero, da
destra,
totalmente
autonomo e
assolutamente
libero:
ospiterà
Bogside Pub,
punto di
ritrovo e di
ristoro dei
circa
duemila
tesserati
della
Giovane
Italia e
delle sue
strutture
parallele;
il cinecrew,
spazio e
laboratorio
cinematografico
con
proiezioni
settimanali
a tema,
creazione di
filmati,
scuola di
regia; il
centro
librario
“Bruno
Cenci”, con
migliaia di
titoli non
conformi,
musica
identitaria
e
abbigliamento
ribelle; la
biblioteca e
lo spazio
studentesco
dotato di
postazioni
web
gratuite,
migliaia di
libri,
riviste
storiche,
archivio
nazionale
del Fronte
della
Gioventù e
ripetizioni
per
studenti; lo
sportello
sociale per
l’ascolto e
il soccorso
del
cittadino
con
avvocati,
commercialisti,
sindacalisti
e
professionisti
che daranno
consulenze
gratuite e
creeranno un
raccordo coi
nostri
eletti nelle
istituzioni
locali e
nazionali;
lo spazio
per
l’esposizione
di mostre
fotografiche
e
pittoriche;
lo spazio
per le
conferenze;
la cucina
autogestita
per
realizzare
cene,
aperitivi e
feste; il
laboratorio
musicale con
lezioni
private;
quello
artistico
con corsi di
pittura;
quello
informatico
per
apprendere
l’utilizzo
del pc e
della
grafica;
quello
letterario
per
approfondire
autori
sconosciuti;
quello
sportivo con
corsi di
autodifesa.
A tutto ciò
si uniscono
le
quotidiane
forme di
azione
politica
coordinate,
tra gli
altri, dalla
Giovane
Italia –
Azione
Giovani,
Movimento
Studentesco
Nazionale e
quelle
personalità
del Popolo
della
Libertà che
hanno
creduto nel
nostro
progetto.
Sono
all’ordine
del giorno:
riunioni,
affissioni,
volantinaggi,
redazione di
riviste e
fanzine, e
tutte quelle
attività che
ormai da
anni sono
portate
avanti con
costanza ed
hanno
prodotto
storiche
vittorie
nelle scuole
superiori,
nelle
università,
nei consigli
circoscrizionali
e nei
consigli
comunali,
nei luoghi
di
aggregazione
e nelle
strade,
rompendo
tabù un
tempo
inattaccabili.
Alla
politica dei
proclami,
delle
passeggiate
televisive,
dei talk
show, delle
parole al
vento e dei
cambi di
casacca
vogliamo
contrapporre
uno stile
militante,
vivo,
attivo,
coerente,
reagente e
caparbio che
si conquista
il terreno
metro per
metro,
dialoga con
le persone
guardandole
negli occhi,
porta
all’attenzione
di tutti i
problemi
reali, si
preoccupa di
dare prima
di ricevere
e di fare
prima di
promettere,
sacrifica
soldi e
tempo per
affiggere un
manifesto o
dare un
volantino,
scende in
piazza,
grida ma
pensa,
protesta ma
propone,
offre
progetti
concreti,
vive le
proprie idee
incarnandole
nell’azione
senza
limitarsi a
gridarle in
uno slogan.
Tutto questo
c’è, e si
chiama
Casaggì. A BREVE, NON APPENA SARANNO TERMINATI I LAVORI, COMUNICHEREMO L’INDIRIZZO. UNA VOLTA ENTRATI E RIORGANIZZATI I TURNI QUOTIDIANI DI APERTURA, FINIREMO DI RITOCCARE IL TUTTO. IN AUTUNNO, PER I PRIMI DI OTTOBRE, E’ PREVISTA LA GRANDE INAUGURAZIONE. TUTTI PRONTI!
LE NUOVE MAGLIETTE DI CASAGGì: VESTI RIBELLE, FINANZIA LA NUOVA SEDE!
Sono
arrivate le
nuova
magliette di
Casaggì. A
tema "Fight
Club", in
centinaia di
copie.
Il ricavato
delle
vendite (15
euro l'una),
andrà a
finanziare
la
costruzione
della nuova
Casaggì,
alla quale
stiamo
lavorando da
mesi senza
sosta, tra
calcina,
piastrelle,
stucchi,
betoniere,
vernici e
una grande
voglia di
costruirci
il futuro da
soli, senza
ingerenze e
padroni.
Ne
nasceranno
un pub, uno
spazio
cinema con
proiezioni
settimanali,
una libreria
per la
diffusione
della
cultura non
conforme, un
piccolo
spazio per
l'abbigliamento
identitario,
una
biblioteca
popolare con
migliaia di
testi e
l'archivio
storico
nazionale
del Fronte
della
Gioventù,
uno
sportello
sociale con
caf,
consulenze
legali e
segreteria
politica
gratuite;
corsi di
autodifesa
attiva, di
musica, di
computer, di
grafica, di
cucina e di
pittura; un
laboratorio
multimediale
e un punto
web con
diverse
postazioni;
un
laboratorio
artistico
per la
creazione e
l'esposizione
di mostre. A
tutto ciò,
ovviamente,
si uniranno
le attività
politiche e
militanti
quotidiane,
che a
Firenze sono
ormai cosa
continua e
ben visibile
da diversi
anni.
Finanziarci
non è
affatto un
dovere, ma
sicuramente
una scelta
libera, che
va a
sostenere
una Comunità
militante
che in una
città tra le
più
difficili
d'Italia ha
saputo
costruire un
un centro
sociale di
destra che
produce
decine di
attività
giornaliere,
ha
annichilito
ogni forma
di
concorrenza
militante
sul
territorio
radicandosi
a tal punto
da far
diventare la
propria
presenza una
costante
quotidiana
nei
quartieri e
nei rioni;
ha ottenuto
risultati
incredibile
dalle scuole
alle
facoltà; ha
elaborato
grafica,
linguaggi e
forme di
espressione
prima
sconosciute;
ha edificato
dal niente
un gruppo
umano che
oggi parla
anche dalle
istituzioni,
dove è
entrato
grazie alle
preferenze
della gente
ottenute
porta a
porta, dando
una casa a
chi ne aveva
bisogno e
ascoltando
tutti, come
impone quel
senso di
giustizia
sociale che
sentiamo
nostro. E
l'ha fatto
da sola,
grazie alla
assoluta
cocciutaggine
di alcuni
folli,
pronti a
riprendersi
tutto, senza
sconti e
senza
tregua.
PER INFO
E SPEDIZIONI
392.9874639
TAGLIE:
S,M,L
EURO 15
FRONTE:
UNA VITA DA
FIGHT CLUB
(con
immagine)
RETRO: LA
BELLEZZA DI
UNA
BARRICATA
PER TUTTA LA
VITA
EURO SLOVENI: CASAGGì E GIOVANE ITALIA TAPPEZZANO IL CONSOLATO...
La
giovane
destra:
“Grave
offesa alla
memoria
degli
italiani
infoibati”.
Torselli (PdL):
“Boicottiamo
le vacanze
in Slovenia”
Oggi alle
16.30, i
militanti
del centro
sociale di
destra
Casaggì
Firenze e
della
Giovane
Italia,
movimento
giovanile
del PdL,
hanno
protestato
di fronte al
Consolato
della
Repubblica
Slovena di
Firenze,
contro la
recente
decisione
della Banca
di Slovenia
di coniare
monete da 2
euro con
l’effige di
Franc
Rozzman
Stane,
comandante
titino
compartecipe
dei massacri
di italiani
lungo il
confine
orientale
sul finire
della
Seconda
Guerra
Mondiale.
“Stane –
fanno sapere
i dirigenti
di Casaggì e
della
Giovane
Italia – fu
membro dell’XI
Corpus
Sloveno e
successivamente
comandante
dello
stesso,
passato alle
cronache
storiche per
aver
contribuito,
direttamente
o
indirettamente,
al massacro
di migliaia
di innocenti
che, sul
confine
orientale,
non vollero
rinnegare la
loro
italianità”.
“Questo
gesto –
dichiarano
Marco
Scatarzi,
presidente
cittadino
della
Giovane
Italia e
Responsabile
di Casaggì,
ed
Alessandro
Draghi,
presidente
provinciale
della
Giovane
Italia e
consigliere
del PDL al
Quartiere 2
- offende la
memoria dei
nostri
connazionali
uccisi,
massacrati e
infoibati e
rappresenta
un affronto
dinanzi al
quale
l’Italia non
può restare
in silenzio.
Avranno
certamente
da
festeggiare
tutti coloro
che, in
questi anni,
hanno fatto
di tutto per
dimenticare
e far
passare come
opere di
revisionismo
storico le
celebrazioni
ufficiali
del martirio
delle
foibe”.
Sull’argomento
interviene
anche il
consigliere
comunale del
PdL
Francesco
Torselli,
che
dichiara:
“Far parte
dell’Europa
non può e
non deve
significare
soltanto far
circolare
liberamente
delle merci,
ma
intraprendere
un percorso
comune, che
certamente
non può
essere leso
dall’esaltazione
di una
persona che
si è resa
protagonista
di uno
sterminio di
massa. Il
fatto, poi,
che lo si
ritragga con
la stella a
cinque
punte, va a
rafforzare
la volontà
di esaltarne
l’orientamento
politico, in
barba ai
crimini
commessi e
alle
cicatrici,
ancora non
rimarginate,
che questi
hanno
lasciato”.
“Non è la
prima volta
– prosegue
Torselli –
che la
Repubblica
Slovena
offende con
i propri
atteggiamenti
la memoria
dei martiri
italiani
finiti nelle
foibe ed i
350.000
nostri
connazionali
costretti a
fuggire
dalle terre
di Istria,
Venezia
Giulia e
Dalmazia. Se
la Slovenia
vuole stare
in Europa,
deve fare i
conti con il
proprio
passato e
condannare
le barbarie
perpetrate
da Tito, dai
suoi
gendarmi e
dalla
dittatura
comunista in
genere, così
come è stato
richiesto a
molte altre
nazioni”.
“La nostra
azione –
aggiungono
Scatarzi e
Draghi - va
a rimarcare
la nostra
contrarietà,
da italiani,
alla
celebrazione
di una
figura che,
sebbene per
qualcuno
possa
rappresentare
un mito, per
l’Italia
incarna il
ricordo di
orrendi
crimini
subiti e mai
puniti,
spesso
dimenticati
e ancora una
volta,
purtroppo,
ignorati.
Per questo,
oggi,
abbiamo
affisso dei
manifesti
sul
consolato
sloveno:
locandine
che spiegano
la nostra
posizione in
merito e che
a breve
saranno
distribuite
in tutta la
città”.
Torselli,
Scatarzi e
Draghi
invitano poi
i tanti
italiani che
non vogliono
dimenticare
chi fu
massacrato
dall’odio
dei
comunisti
titini a
boicottare
la Slovenia
quale meta
per le
vacanze
estive: “Se
esaltano chi
ci ha
massacrati –
fanno sapere
- non
saranno
certamente
dispiaciuti
di perdere
qualche
migliaio di
turisti
italiani”.
“Lunedì
prossimo –
conclude
Torselli –
porterò in
Consiglio
Comunale una
risoluzione
di condanna
di questa
ignobile
decisione
della Banca
Slovena. Mi
auguro che
la condanna
arrivi da
numerose
istituzioni
del nostro
paese e che
si sollevi
un caso
nazionale
con
l’intento di
far ritirare
l’infelice
scelta ai
nostri
vicini
sloveni”.
CASAGGì E Questa notte, 5 maggio 2011, i militanti del centro sociale di destra Casaggì Firenze e della Giovane Italia hanno ricordato Bobby Sands, martire della lotta irlandese morto trent’anni fa in seguito ad uno sciopero della fame contro l’assenza di diritti per i detenuti irlandesi e la repressione inglese nella sua Terra.
Abbiamo voluto
ricordare Sands,
perché
rappresenta
ancora oggi un
limpido esempio
rivoluzionario
di coraggio e di
amore. Bobby
Sands, cresciuto
nella Belfast
delle tensioni e
della
guerriglia,
sfidò l’impero
britannico con
un esemplare
sciopero della
fame, iniziato
dai detenuti
dell’IRA per
ottenere lo
status di
prigionieri
politici e
vedersi
riconosciuti i
diritti
elementari, che
portò alla morte
di molti loro e
fece il giro del
mondo”. “Bobby
Sands, che non
arretrò mai
dinanzi ai
soprusi e alle
brutali torture
subite nel
Blocchi H del
carcere di Long
Kesh, raccontò
al mondo la sua
storia scrivendo
un diario
clandestino su
dei pezzi di
carta igienica
fatti uscire con
enormi
difficoltà dal
temuto
penitenziario.
Alla sua morte
Sands era un
parlamentare di
Stormont, eletto
democraticamente
venticinque
giorni prima
della sua morte.
La lotta del
popolo irlandese
per la libertà
rappresenta una
punta d’orgoglio
e di vitalità
nel cuore
d’Europa.
Rappresenta la
volontà di
difendere fino
alla fine la
propria Terra,
la propria
identità e la
propria gente.
Rappresenta la
ferma volontà di
resistere a
tutto pur di
ottenere il
diritto di
esprimersi, di
essere
riconosciuti, di
conquistare ciò
che ci
appartiene.
Rappresenta la
forza di saper
dare l’esempio,
di saper
lanciare un
segnale e un
grido di
libertà, senza
ipocrisie e
buonismi, che
possa rompere il
muro di omertà
imposto dai
potenti. Bobby
Sands
rappresenta la
certezza che
tutto è
possibile per
chi crede che la
propria idea e
la sorte del
proprio Popolo
siano più
importanti della
vita stessa.
A sua Maestà e
ai suoi soldati,
in questi giorni
presi dai
festeggiamenti
dell’ultimo
matrimonio di
corte e dai
pettegolezzi dei
Tabloid,
vogliamo
ricordare che in
Irlanda del Nord
non sono stati
ancora concessi
pieni diritti
agli irlandesi e
che il martirio
di Bobby sarà
sempre una
macchia
indelebile nella
loro coscienza”.
“Abbiamo già
depositato,
tramite il
nostro
consigliere
comunale
Francesco
Torselli, la
richiesta per
l’assegnazione
di una strada in
onore a Bobby
Sands. Vogliamo
sperare che la
sensibilità dei
consiglieri
comunali
fiorentini
oltrepassi le
barriere ideali
e partitiche e
conceda questo
riconoscimento
ad un Uomo che
ha dimostrato di
conoscere e
incarnare il
significato più
profondo della
parola LIBERTA’.
Non c'è nulla
nell'intero
arsenale
militare inglese
che riesca ad
annientare la
resistenza di un
prigioniero
politico
repubblicano che
non vuole
cedere; non
possono e non
potranno mai
uccidere il
nostro spirito.
CENTINAIA PER SERGIO RAMELLI. LA MILITANZA VINCE L'ODIO.
E’ stata
lanciata sette
giorni fa sul
web, dopo le
celebrazioni di
un 25 aprile in
ricordo dei
caduti della Rsi,
ma ha chiamato a
raccolta
centinaia di
persone. La
manifestazione
in ricordo di
Sergio Ramelli è
stata un
successo: gente
in piedi e sala
stracolma, oltre
un centinaio di
ragazzi con meno
di vent’anni e
tutta la vecchia
guardia della
Comunità a
presidiare in
silenzio il
ricordo di un
ragazzo ucciso a
diciotto anni
perché militante
della destra
giovanile.
Attivisti,
realtà
organizzate e
individualità
hanno
letteralmente
affollato la
sala,
regalandoci una
serata da
ricordare. Gli
antifascisti,
ectoplasmi senza
il minimo della
dignità
richiesta,
avevano provato
in tutti i modi
a farci revocare
la sala con
telefonate
all’albergo,
minacce di
incendi e di
assalti,
millantate
occupazioni del
posto e promesse
di sanguinose
uccisioni. La
nostra risposta
è stata la più
ovvia: fare la
manifestazione
ed essere tanti.
E così è stato,
anche stavolta.
Fuori dalla sala
un bellissimo
striscione di
venti metri
realizzato a
mano dai
militanti di
Casaggì: Sergio
Vive, con
l’effige del suo
volto stilizzata
e la grande
fiaccola
tricolore. Il
clima d’odio dei
giorni scorsi ha
permesso la
mobilitazione e
l’incontro di
tre generazioni
di militanti, da
chi era presente
all’epoca fino a
chi frequenta la
prima superiore.
Chi ha vissuto
gli anni di
piombo e chi si
trova, oggi, di
fronte ad una
stupidissima
recrudescenza
dell’odio
politico, nella
quale si
inneggia
all’omicidio
politico, come
accaduto nei
giorni scorsi
coi manifesti
affissi su
Casaggì.
Preciso e
commovente, come
sempre,
l’intervento di
Guido Giraudo,
anima storica
della destra
milanese e
autore del libro
su Sergio, uno
di quei testi
che ti vengono
messi in mano
quando entri in
sezione e che ti
danno la forza
di fare quello
che fai tutti i
giorni.
Curatissimo e di
ottima fattura
il documentario
da lui
realizzato e da
noi visionato in
anteprima
nazionale nei
suoi tratti
salienti: le
interviste a chi
c’era, le
rivelazioni
postume dei
togati che hanno
seguito il caso,
i ricordi e le
testimonianze di
chi si è trovato
emarginato,
aggredito e
odiato a causa
di una scelta
ideale, senza
mai fare un
passo indietro.
Un contributo
importante per
tutto il nostro
mondo politico,
che dovrebbe
essere posto
all’attenzione
di tutto il
nostro paese.
Importanti le
parole di
Francesco
Torselli, nostro
consigliere
comunale, che ha
ricordato in
quale clima si
svolgano le
quotidiane
azioni della
nostra
struttura: le
minacce, i
picchetti, le
ronde, gli atti
di violenza, gli
schiaffi dati e
presi, i turni
di guardia a
presidio di una
sede, le
affissioni con
la macchina di
rinforzo. Cose
che fanno ridere
che vive la
politica da
fuori e che
etichetta queste
dinamiche come
una guerra per
bande, con la
miopia di chi è
sempre rimasto
dietro le
finestre, senza
mai sforzarsi di
capire, di
vivere, di
donare. Ma
all’odio di chi
non ha niente da
dare,
contrapporremo
sempre la
determinazione
di agire, di
conquistare e di
fare, con la
maturità e la
volontà di
costruire il
futuro con mille
sacrifici e con
mille sforzi, ma
sempre onorando
il sogno
rivoluzionario
che abbiamo
incontrato
varcando la
soglia della
nostra sezione.
Al senatore
Achille Totaro,
senza il quale
questo
appuntamento non
sarebbe
possibile,
l’onore di
concludere. Il
suo coraggio,
dimostrato nei
fatti anche
nelle aule
parlamentari,
dovrebbe parlare
da solo, ma il
suo intervento
ha comunque
ripercorso
aneddoti e
spaccati di vita
militante che
molti di noi si
portano dentro
con orgoglio.
Un plauso a
tutti e un
grande
ringraziamento a
chi c’era. E’
anche e
soprattutto con
queste
iniziative che
la memoria dei
nostri caduti
resta viva,
tramandone
l’esempio a chi,
domani, dovrà
proseguirne le
lotte in strada.
Perché le idee
non muoiono,
finchè c’è anche
un solo folle a
combattere per
esse.
MANIFESTAZIONE PER SERGIO RAMELLI
Sergio Ramelli è uno dei simboli degli “anni di piombo”. Un ragazzo pulito, col sorriso stampato in faccia e la spensieratezza di un diciottenne, barbaramente massacrato da un commando omicida di fanatici accecati dall’odio. E’ il 1975. Sergio ha iniziato a frequentare, nella sua Milano, la sezione del Fronte della Gioventù, il movimento giovanile del Msi che raggruppava la giovane destra e operava nelle scuole e nelle facoltà di tutto il paese. Sergio frequenta il Liceo Molinari, dove subisce le prime minacce in seguito ad un tema in classe nel quale denuncia l’operato delle Brigate Rosse, che a Padova hanno ucciso due attivisti missini (Giuseppe Mazzola e Graziano Giralucci) in seguito ad una irruzione nella sede del Msi per procurarsi l’archivio degli iscritti al partito, che i due avevano coraggiosamente negato. Come spesso accade in quegli anni Sergio si procura le antipatie di chi, nel suo istituto, fa politica dall’altra parte: subisce una sorta di “processo politico” e ne nascono delle prepotenze macabre e vili, che lo costringono a cambiare scuola. Ma il suo nome e la sua fotografia, come usava negli ambienti della sinistra extraparlamentare, fanno il giro della città. Capitano nelle mani di Autonomia Operaia, che decide per il suo omicidio. Il 13 marzo del 1975 alcuni estremisti lo aspettano sotto casa armati di chiavi inglesi, le pericolose Hazet 36 tanto in voga tra i giovani della sinistra radicale e tanto utilizzate nelle aggressioni antifasciste. Sergio parcheggia il motorino e viene immediatamente riconosciuto e aggredito: ripetuti colpi di chiave inglese lo raggiungono alla testa e al volto, lasciandolo a terra privo di sensi e in una maschera di sangue e materia celebrale. Il commando è composto da studenti universitari di medicina, che sanno dove colpire. Nel corso del processo Marco Costa, uno degli aggressori, afferma: « Ramelli capisce, si protegge la testa con le mani. Ha il viso scoperto e posso colpirlo al viso. Ma temo di sfregiarlo, di spezzargli i denti. Gli tiro giù le mani e lo colpisco al capo con la chiave inglese. Lui non è stordito, si mette a correre. Si trova il motorino fra i piedi e inciampa. Io cado con lui. Lo colpisco un'altra volta. Non so dove: al corpo, alle gambe. Non so. Una signora urla: Basta, lasciatelo stare! Così lo ammazzate!" Scappo, e dovevo essere l'ultimo a scappare. » Sergio viene sottoposto ad un intervento urgente, ma cade subito in stato comatoso. Muore il 29 aprile del 1975, dopo 48 giorni di agonia. Nella seduta consiliare milanese prevista dopo l’aggressione di Sergio, una parte delle rappresentanze istituzionali, appresa la notizia della morte, si alza in piedi e applaude, fischiando il consigliere del Msi che aveva la parola in quel momento. Nei giorni del ricovero, dai palazzi antistanti l’ospedale, i militanti di Autonomia Operaia e della sinistra radicale si appostano per fotografare le persone che vanno a salutare Sergio, per completare lo schedario dei “bersagli fascisti da colpire”. Lo schedario venne recuperato anni dopo in Viale Bligny, a Milano: conteneva le foto e le informazioni di 10.000 persone riconducibili al mondo della destra politica e militante. Un anno esatto più tardi, il 29 aprile del 1976, Prima Linea “festeggia” l’anniversario della morte di Ramelli uccidendo un altro “fascista”: Enrico Pedenovi, consigliere provinciale del Msi, viene assassinato a colpi di pistola. Quella di Sergio è una delle tante, orribili, storie degli anni di piombo. Storie di morte e di odio, di livore e di brutalità. Storie di antifascismo e di vigliaccheria, di omertà e di sinistre coperture, di “intellettuali” e consiglieri che plaudono alla morte di un ragazzo senza colpe e di utili idioti mandati ad uccidere. Ricordare, oggi, è un compito che spetta non solo alla destra politica, ma a tutto il nostro Popolo. Di fronte a chi, dopo tutto il sangue che questa terra ha visto scorrere, continua a rinfocolare l’odio divisionista e la prevaricazione di parte, non resta che ricordare e riflettere. FILMATI E TESTIMONIANZE IN RICORDO DI SERGIO RAMELLI, NEL 36° ANNIVERSARIO DELLA MORTE. CON GUIDO GIRAUDO, AUTORE DI “SERGIO RAMELLI, UNA STORIA CHE FA ANCORA PAURA”
LUNEDì 2 MAGGIO 2011
- ORE 21
HOTEL MEDITERRANEO –
LUNGARNO DEL TEMPIO
44, FIRENZE
Associazione Progetto Destra, in collaborazione con
Casaggì Firenze e
Giovane Italia
UN CENTINAIO DI MILITANTI DI CASAGGì E GIOVANE ITALIA A TRESPIANO PER RICORDARE I CADUTI DELLA RSI. SCRITTE OLTRAGGIOSE SUL CIMITERO...
Quest'oggi, come ogni 25
aprile, Casaggì e la Giovane
Italia hanno ricordato i
caduti della Repubblica
Sociale Italiana. Un
centinaio di militanti,
inquadrati e silenziosi,
hanno reso omaggio a chi,
indossando una divisa e
servendo una bandiera, ha
tenuto alto l'onore
d'Italia, combattendo fino
all'ultimo respiro. In una
città che proprio negli
ultimi giorni si è resa
protagonista di vergognose
campagne provocatorie e
divisioniste, come la
proposta di rimuovere le
spoglie di Giovanni Gentile
dalla Basilica di Santa
Croce perchè "indegno di
riposarvi", abbiamo
disertato le celebrazioni di
palazzo. 25 APRILE: CASAGGì COMMEMORA CADUTI RSI
CIMITERO DI TRESPIANO -
FIRENZE
COMMEMORAZIONE AL SACRARIO
DELLA RSI
Lunedì prossimo, 25 aprile,
saremo al cimitero di
Trespiano, come ogni anno,
per commemorare i caduti
della RSI dinanzi al
sacrario presente nel
cimitero. Lo faremo, come
sempre, compostamente e in
silenzio. Lo faremo
rivendicandolo
pubblicamente, perché non
abbiamo niente di cui
vergognarci e nessun dogma
“politically correct” da
rispettare. Attraverso
questa commemorazione, che
giunge dieci giorni dopo
quella da noi organizzata in
ricordo di Giovanni Gentile,
ucciso dai gappisti di ieri
e dimenticato dalle
istituzioni democratiche di
oggi, intendiamo porre in
risalto alcuni aspetti che
reputiamo di tremenda
attualità.
L’Italia vive, dal 1945, una
menzogna che si rinnova ogni
anno. La “liberazione” del
nostro paese, se così può
essere definito il massacro
di migliaia di persone e la
successiva e totale rinuncia
alla sovranità nazionale
fino ad allora difesa dal
Fascismo, è stato un momento
di tragedia e di lutto nel
quale sono stati compiuti
crimini efferati e mai
puniti. Questi
massacri, che solo negli
ultimi anni sono balzati
alla cronaca storica grazie
ai lavori di alcuni
ricercatori come Giampaolo
Pansa, sono da sempre
passati sotto silenzio. Un
silenzio assordante, voluto
e protetto dalla vulgata
resistenziale che ha
addirittura fatto istituire
il reato di “vilipendio
della Resistenza”, monito
liberticida creato allo
scopo di dissuadere le poche
anime libere in grado di
raccontare le scomode verità
sugli eccidi compiuti
durante e dopo la guerra da
partigiani che non vestivano
nessuna divisa e che non
servivano nessuna bandiera,
se non lo spettro di una
dittatura comunista.
Se si indirizza lo sguardo
verso i fatti realmente
accaduti, lasciando da parte
la storiografia faziosa e le
pagine dei resoconti scritte
dai vincitori del conflitto,
si scoprono fatti
raccapriccianti: decine di
migliaia di stupri ai danni
di donne inermi, migliaia di
innocenti uccisi anche a
guerra terminata perché
sospettati di aver fatto
parte della Repubblica
Sociale Italiana, processi
sommari messi in piedi da
personaggi che
improvvisandosi giudici del
popolo hanno mandato al
Creatore una valanga di
gente; fosse comuni e foibe
nelle quali massacrare gli
italiani che non avevano
svenduto la propria identità
al comunismo di Tito sul
confine orientale; bombe e
ordigni fatti esplodere
senza preoccuparsi delle
successive rappresegli e
senza mai offrirsi al
plotone d’esecuzione per
salvare delle vite umane
innocenti; fucilazioni di
massa; incursioni aeree su
paesi e città già sconfitte
per piegare ogni sorta di
opposizione all’arrivo dei
“liberatori” americani e
inglesi, col benestare di
chi, per segnalare i
bersagli da colpire,
accendeva le luci e dava le
coordinate dei centri
abitati provocando stragi di
civili; omicidi mirati da
parte dei gappisti e di chi
aveva come unico scopo
quello di servire
Il 25 Aprile dovrebbe essere
una data di lutto, di
riflessione e di memoria.
Non può essere, così carica
di odio e di morte, una
festa di tutti. Non può
esserlo. Pacificare
significa capire, senza
omettere quelle pagine
scomode della nostra storia,
che pure sono vive nella
memoria collettiva di un
Popolo.
LUNEDì 25 APRILE ORE 10,30
CIMITERO DI TRESPIANO -
FIRENZE
COMMEMORAZIONE AL SACRARIO
DELLA RSI
CASAGGì E GIOVANE ITALIA COMMEMORANO GENTILE, SUL LUOGO DELL'ASSASSINIO
Questa mattina alle 11 una
delegazione di militanti di
Casaggì Firenze e Giovane Italia
hanno ricordato il filosofo
Giovanni Gentile, ucciso il 15
aprile del 1944 da un commando
di partigiani gappisti guidati
da Bruno Fanciullacci, al quale
la nostra città non ha
risparmiato l’intitolazione di
una strada.
La commemorazione si è svolta al
Salviatino, sul luogo
dell’assassinio e vi hanno preso
parte anche il consigliere
comunale Francesco Torselli,
riferimento di Casaggì e Giovane
Italia all’interno del Pdl, il
consigliere comunale Jacopo
Cellai e Marco Cellai, storico
esponente della destra
fiorentina.
I militanti di Casaggì presenti
alla commemorazione hanno
esposto uno grande striscione
riportante la scritta “Onore a
Giovanni Gentile”, mentre la
zona e altre parti della città
erano state già ricoperte la
scorsa notte di manifesti in
ricordo del filosofo. Dopo le
dichiarazioni dei due
consiglieri comunali la parola è
passata a Marco Cellai, che ha
ricordato l’impegno che da oltre
cinquanta anni vede la destra
fiorentina in prima linea nella
battaglia per il ricordo di
Gentile.
Quello di oggi vuole essere un
momento simbolico di
commemorazione e di ricordo, ma
anche un invito alla riflessione
e alla pacificazione in una
città che ha sempre anteposto
l’odio di parte alla verità
storica. Gentile fu ucciso da
inerme, con un gesto che perfino
i vertici del Cln non avevano
approvato. Un gesto folle, nel
quale non c’è niente di eroico.
Ancora oggi, a Firenze, non c’è
una strada o una lapide che
ricordi Giovanni Gentile.
L’oblio ha prevalso sul ricordo
e sulla giustizia. Ma
continueremo, caparbi, a
ricordare, come facciamo da
decenni. Il compito dei giovani
militanti, infatti, è quello di
rinvigorire nella lotta le
battaglie che questa splendida
Comunità umana e politica porta
avanti da sempre.
--------------------------- TORSELLI (PDL): "VERGOGNOSO IL SILENZIO DELLE ISTITUZIONI". SCATARZI (GIOVANE ITALIA): "DAI VERI GIOVANI IL DOVERE DI RICERCARE UNA MEMORIA STORICA CONDIVISA E SUPERARE I RANCORI".
Si è svolta questa mattina
alle ore 11.00 in Via del
Salviatino, proprio
dove Giovanni Gentile fu
assassinato il 15 aprile
1944 da un commando di
gappisti, una commemorazione
in ricordo del grande
filosofo siciliano, ma
fiorentino di adozione,
organizzata dal Centro
Sociale di Destra "Casaggì
Firenze" e dal movimento
giovanile del PDL "Giovane
Italia".
Una cinquantina di ragazze e
ragazzi, quasi tutti
giovanissimi, hanno esposto
un grande striscione che
recitava le parole: "Onore a
Giovanni Gentile" ed hanno
ascoltato in silenzio le
parole di Marco Cellai,
storico esponente del MSI,
di Alleanza Nazionale e del
PDL a Firenze, il quale ha
ricordato come "da cinquant'anni
ormai una parte politica sta
combattendo in tutte le
istituzioni affinchè l'odio
ideologico di una stagione
terribile, quale fu quella
della Guerra Civile
italiana, venga messo
finalmente da parte e
Firenze possa ricordare
serenamente, e con il
tributo d'affetto che
Gentile merita, la figura di
questo grande italiano".
Alla commemorazione hanno
partecipato anche i
cosiglieri comunali del PDL
Francesco Torselli e Jacopo
Cellai.
Per Torselli (PDL): "è
vergognoso il silenzio delle
istituzioni in un'occasione
come questa. Giovanni
Gentile è stato uno dei più
importanti filosofi italiani
del '900 e la sua adesione
in via ideale alla
Repubblica Sociale non può
essere un motivo valido per
continuarne ad ignorare vita
ed opera a quasi 70 anni di
distanza dalla sua morte.
Senza considerare, tra
l'altro, che pochi giorni
prima di morire, in piena
Guerra Civile, con il suo
'Discorso agli Italiani'
egli si era speso proprio
per ricercare una
pacificazione nazionale ed
evitare lo spargimento di
sangue che stava inondando
le strade del nostro paese.
Il Sindaco di Firenze
dimostri di essere una
'faccia nuova' anche in
questo: 'senza pretendere
revisioni o modifiche del
suo giudizio sull'epoca in
questione, restituisca a
Gentile la dignità ed il
rispetto che, come filosofo
ed intellettuale, certamente
merita".
Purtroppo ancora una volta a
ricordare Gentile è stata
una precisa parte politica,
come spesso accade anche per
altre pagine di storia sulle
quali la sinistra non è
ancora disponibile a fare la
luce sufficiente, una su
tutte quella riguardante i
martiri delle foibe e gli
esuli giuliano-dalmati e
istriani.
"La presenza della
Giovane Italia e di
Casaggì, oggi, hanno
comunque un valore
inestimabile. - conclude
Marco Scatarzi,
Presidente citatdino
della Giovane Italia e
responsabile di Casaggì
- Noi abbiamo il dovere
di proseguire quelle
battaglie di giustizia,
di verità e di identità
che le generazioni
militanti prima di noi
hanno iniziato con tanta
passione. Il ricordo di
Giovanni Gentile, di
pari passo con la
rimozione di quel
pregiudizio storico che
ne ha oscurato il nome,
sono per noi battaglie
all'ordine del giorno.
Non ci rassegneremo mai
a vivere in un paese e
in una città che non
riconoscono le doti
umane, culturali e
politiche di una
personalità che ha dato
moltissimo all'Italia ed
è stata barbaramente
uccisa da quell'odio
cieco che le istituzioni
dovrebbero superare in
nome di una cultura
condivisa e di una
pacificazione nazionale
che stenta ancora ad
essere accettata da chi
costruisce sul rancore
le proprie fortune".
CASAGGì RICORDA GIOVANNI GENTILE: MIGLIAIA DI LOCANDINE IN CITTA'...
Questa notte i militanti di
Casaggì Firenze hanno affisso
duemila locandine in ricordo di
Giovanni Gentile. L'azione, che
verrà integrata dalla cerimonia
commemorativa che si svolgerà
venerdì mattina alle 11 al
Salviatino, è stata realizzata
in prossimità della data
dell'anniversario della morte,
che ricorre il 15 aprile.
Giovanni Gentile, filosofo e
uomo di punta della cultura
italiana dello scorso secolo, fu
barbaramente ucciso il 15 aprile
del 1944, davanti alla sua
residenza fiorentina, al
Salviatino. Ad ucciderlo fu un
commando partigiano guidato da
Bruno Fanciullacci, poi decorato
e riconosciuto (anche in virtù
della sua morte) dalla città di
Firenze come "eroe della
Resistenza". I membri del
commando dei Gap, di ispirazione
comunista, si appostò alle 13,30
circa nei pressi della villa al
Salviatino e, appena il filosofo
giunse in auto, gli si
avvicinarono tenendo sotto
braccio dei libri per nascondere
le armi e farsi così credere
studenti. Il filosofo abbassò il
vetro per prestare ascolto, ma
fu subito raggiunto dai colpi di
una rivoltella. Fuggiti i
gappisti in bicicletta,
l'autista si diresse
all'ospedale di Careggi per
trasferirvi il filosofo
moribondo, ma invano.
Gentile era accusato di aver
appoggiato la Repubblica Sociale
Italiana e di essere quindi uno
dei mandanti ideologici delle
rappresaglie antipartigiane.
Un'accusa grottesca, ma che
evidentemente portò al suo
assassinio.
La città di Firenze non ha mai
riconosciuto a Giovanni Gentile
il diritto al ricordo. Sul luogo
dell'uccisione non è mai stata
apposta una targa e nessuna
istituzione, se non qualche
esponente della destra politica
a titolo personale, si è mai
preso la briga di ricordarlo o
citarlo pubblicamente come la
vittima di una violenza ingiusta
e come Uomo di cultura e di
spessore internazionale, quale
evidentemente era.
Casaggì Firenze, come ogni anno,
romperà questo silenzio, anche
se solo simbolicamente. Lo farà
dal basso, con i propri
attivisti e i propri eletti
nelle istituzioni. Lo farà
perchè ha sempre reputato
incredibilmente assurda la
ricostruzione della storia
nazionale per simpatie o
antipatie, faziosità o
omissioni.
FOTTI IL MONDO DEGLI UGUALI. L'ULTIMO VIDEO DI CASAGGì...
Malvivente è chi siede dalla parte
del torto, chi non adegua, chi porta
in sé una differenze antropologica.
Noialtri, siamo malviventi.
Malvivente è chi reputa antipatica,
idiota e inutile la prospettiva di
passare un'intera vita a produrre,
consumare e crepare. Chi non
accumula, non desidera e non chiede.
Chi si gioca tutto e concepisce la
vita come gioco, il gioco come lotta
e la lotta come vita. Chi ride del
compromesso e della viltà,
dell'asservimento e
dell'uguaglianza. Malvivente è chi
se ne frega del giudizio altrui,
degli schemi imposti e delle mode.
Chi si offre corpo e anima ad una
causa e preferisce sbagliare con le
proprie idee piuttosto che tirare a
campare con quelle degli altri.
Malvivente è chi ama ciò che oggi è
scomparso: identità, libertà,
ribellione, tradizione e Patria. Chi
preferisce una birra e lo sguardo di
un amico ai falsi sorrisi di un
salotto o di un privè. Chi ama il
rischio, il pericolo, lo scontro, il
dinamismo e l'azione. Chi si rialza
dopo ogni caduta e tira dritto, più
incazzato di prima.
Malvivente è chi esce dai confini di
ciò che è normale, ovvio, scontato,
piatto, banale e sufficiente. Il
malvivente è tale perché in un
modello sociale che ha eletto
l'ipocrisia al rango di valore, non
c'è spazio per chi non ha secondi
fini. Chi agisce senza interesse,
magari perché crede in quel che fa,
è un reietto sociale. E' un
malvivente che non si adatta, che
rifiuta il "migliore dei mondi
possibili", che non baratta la
propria libertà per l'inclusione in
questa gabbia dorata.
Malvivente è anche provinciale,
campanilista e piccolo: ama ciò che
è ancora a misura d'uomo, ciò che
non distrugge e non stravolge un bel
niente, ciò che si fa accettare per
la propria ordinarietà. Il
Malvivente è ordinario, quindi è
trasgressivo. Trasgredisce la
dittatura dell'edonismo,
dell'egoismo e dell'egocentrismo. Il
Malvivente, semplicemente, è. E'
senza pretendere, ambire o sperare.
Non ha "io" da imporre agli altri,
ma ha un codice di regole da imporre
a sé stesso. Non usa lo specchio per
prepararsi alla competizione, ma per
guardarsi negli occhi e sentirsi in
pace con chi ci vede. Il Malvivente
è cosa rara e nessuno vuole
conoscerlo: la pena è l'esclusione
dal gregge, la scomunica del branco.
Il Malvivente non si sballa, non si
droga e non si vanta. L'adrenalina
dell'essere sazia la sua sete di
ribellione. Il Malvivente non ama
molto la mondanità e al frastuono di
qualche locale preferisce i suoi
fratelli. Sì, di quelli ne ha
moltissimi, perché crede nella
Comunità. Il Malvivente crede nei
legami, nelle promesse e nella
parola data.
Il Malvivente è proprio come te,
ma ti diranno di scansarlo.
GIOVANE ITALIA SBARCA AD EMPOLI: NUOVA SEDE PER LA DESTRA IDENTITARIA
Q uest'oggi inaugura la nuova sede della Giovane Italia di Empoli. Un altro avamposto è pronto, dopo la dovuta preparazione. La Comunità empolese, che già conta trecento iscritti e un forte radicamento in tutto il circondario, ha finalmente trovato casa. Da lunedì saranno i locali della nuova sede saranno a disposizione della meglio gioventù, quella che non si arrende al mondo degli uguali e porta avanti i propri sogni giorno per giorno, senza sosta e senza paura. Per il coordinamento fiorentino, è l'ennesima prova di presenza territoriale e fisica in un territorio difficile. Qui si chiacchiera poco, e si lavora parecchio: sedi, iniziative, manifestazioni, iscrizioni, voti, consensi e ribellione sono il pane quotidiano di una scelta di vita che ci rende ogni giorno più orgogliosi di essere quello che siamo. Casaggì Firenze non farà mancare aiuto e sostegno.CASAGGì E LE ELEZIONI UNIVERSITARIE
Il “centro sociale di destra” Casaggì
Firenze elegge almeno due consiglieri e
ottiene un ottimo risultato alle
elezioni universitarie. La nostra
struttura, inquadrata all’interno della
lista del Centro Destra per
l’Università, ha lavorato con un gran
numero di attivisti alla campagna
elettorale, radicandosi in maniera
consistente in quasi tutte le facoltà
dell’ateneo fiorentino.
L’ateneo fiorentino è finalmente pronto
per una forza identitaria e sociale che
rappresenti una destra libera, radicale
e svincolata, che abbia il coraggio di
portare avanti, con seguito e consenso,
campagne di forte opposizione
all’egemonia rossa e alla burocrazia
galoppante, alle baronie e al modello
dell’università-azienda. Così, dopo
essersi affermato ripetutamente come
primo movimento nelle scuole superiori,
per voti e numero di attivisti, Casaggì
e le sue sigle parallele si apprestano a
ritagliarsi uno spazio anche nelle
università.
In noi il mondo studentesco fuori dagli
schemi ha trovato un interlocutore nuovo
e affidabile, diverso dalle succursali
di partito presenti altrove e
dall’ipocrisia di chi contesta senza
produrre mai alternative reali. In noi
hanno trovato una destra attenta ai
problemi, ma anche in grado di
contestare i politici della propria
parte, se necessario, con spirito
critico e indipendenza programmatica.
Dalla prossima settimana, anche grazie
alla fiducia accordataci dalle centinaia
di studenti che ci hanno sostenuto, a
Giurisprudenza ed Economia, a Lettere e
ad Ingegneria, ma anche a Scienze
Politiche e a Farmacia, iniziamo il
nostro lavoro: produrremo riviste,
cineforum, manifestazioni, conferenze,
eventi, feste e cercheremo di creare un
raccordo positivo tra la nostra Comunità
e il mondo studentesco.
Nella nuova sede del nostro centro
sociale, che a breve sarà ultimata e
pronta dopo i lavori di ricostruzione,
vi saranno attività quotidiane
interamente dedicate al mondo
universitario, tutte fruibili, libere a
autogestite.
Attendiamo i risultati definitivi, anche
per i consigli di corso di laurea e per
i consigli di facoltà ancora non
definiti. Ma una cosa è certa: siamo in
marcia, anche nell’ateneo fiorentino. Un
grazie a tutti i ragazzi che hanno preso
parte a questa avventura fatta di rabbia
e d'amore!
ELEZIONI UNIFI: CASAGGì COL CENTRO DESTRA. VOTA IDENTITARIO!
Casaggì Firenze si presenta alle elezioni universitarie, all'interno della lista del CENTRO DESTRA PER L'UNIVERSITA'. La nostra non è una presenza come tante. A differenza di chi utilizza l'università come bandierina o come volano di consensi da riutilizzare altrove, la nostra Comunità si pone l'obiettivo di rappresentare quel mondo studentesco identitario e fuori dagli schemi. E, infatti, per votare i nostri candidati devi essere fuori da ogni schema: oltre la faziosità dell'egemonia rossa che strumentalizza proteste e oltre il moderato buonsenso degli altri, che non ha mai pagato. Chi ci conosce e ci segue sa quel che noi facciamo ogni giorno. Sappiamo di non poter neanche lontanamente aspirare a vincere le elezioni studentesche a Firenze, ma non ci abbattiamo. Sappiamo anche, però, che in tanti romperanno quel muro e ci daranno fiducia. Quelle anime incendiarie possono stare certe che saranno ben rappresentate...
I candidati di Casaggì all'interno del CENTRO DESTRA PER L'UNIVERSITA':
AI CONSIGLI DI FACOLTA’ Si possono esprimere 3 preferenze nella stessa lista
ECONOMIA Samuele Castellaneta Tommaso Dami
FARMACIA Emanuele Rossi
GIURISPRUDENZA Andrea Poggianti Cristina Torcini Massimo Rosi Marco Baldinotti
INGEGNERIA Francesco Bellotta Tommaso Ciofini Giovanni Lococciolo
LETTERE Marco Gabriele Giorgio Gargiulo
SCIENZE POLITICHE Fabio Leopardo Filippo Taddei Alessandro Bistacchi
............................ AGLI ORGANI CENTRALI Votano tutte le facoltà dell’Unifi
CUS Marco Scatarzi
SENATO ACCADEMICO
CDA Andrea Poggianti
ARDSU Fabio Leopardo Samuele Castellaneta
SE TIENI AL TUO FUTURO E VUOI COSTRUIRLO RESTANDO COI PIEDI PER TERRA, SENZA SALIRE SUI TETTI. SE PENSI CHE QUESTA UNIVERSITA’ SIA UN’AZIENDA NELLA QUALE SEI POCO PIU’ DI UN NUMERO. SE CREDI CHE L’IDENTITA’ NON SIA UN FATTO DI CONVENIENZA, MA UNA RAGIONE DI LOTTA. SE TI GUARDI ATTORNO E VEDI SEMPRE LE STESSE PAROLE, GLI STESSI PENSIERI, LE STESSE PERSONE. SE VUOI ABBATTERE L’UNIVERSITA’ DEI MURI, DEI PRIVILEGI, DEI DOGMI E DELL’OMOLOGAZIONE. SE NON TI SENTI AFFATTO RAPPRESENTATO DA CHI STRUMENTALIZZA PROTESTE ANCHE A TUO NOME. SE SEI STANCO DELLE CASTE E DELLE OVVIETA’, DEI BARONATI, DEI BIVACCHI E DELLE FAZIOSITA’. SE VUOI PORRE FINE ALLA CARENZA DI STRUTTURE, AI SERVIZI SCADENTI E ALLA BUROCRAZIA GALOPPANTE. SE VUOI UN’UNIVERSITA’ CHE SIA CANTIERE DI IDEE E DI RIVOLUZIONE, SINSTESI DI AVANGUARDIE.
CASAGGì: STRISCIONI IDENTITARI PER L'UNITA' D'ITALIA...
Questa notte Casaggì ha portato a
conclusione le azioni per la ricorrenza del
150° anniversario dell'Unità d'Italia. Dopo
la trasferta militante a Pistoia di
mercoledì, dove Movimento Studentesco
Nazionale ha ben organizzato un'ottima
giornata di letture e presenza di piazza.
Dopo aver fatto piovere volantini in una
Piazza della Repubblica gremita e aver
colorato il Ponte Santa Trinita col
tricolore. Dopo aver affisso decine di
manifesti sul cantiere dell'Hard Rock Cafè,
contro la commercializzazione del centro
storico e la riduzione di Firenze a città
vetrina. Dopo tutto questo, abbiamo concluso
con un'affissione di striscioni e
manifesti. Alla vecchia maniera: striscioni di quindici metri verniciati a mano, con meticolosa pazienza, per lanciare quel messaggio che da settimane ci portavamo dentro, anche in risposta ai tanti "patrioti occasionali" che alle stesse finestre, fino a l'altro ieri, avevano altri vessilli più colorati e meno italiani di quello tricolore. E così, in barba a tutti i moralisti a intermittenza, abbiamo dato un pò di colore a qualche sottopasso grigio e spento, dove il cemento e lo smog sono l'unico ingrediente di sempre.
LE AZIONI DI CASAGGì PER L'UNITA' D'ITALIA...
Quest’oggi, 17 marzo, abbiamo festeggiato a modo nostro il 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Di prendere parte alle celebrazioni di palazzo, dove spesso si trovano tromboni che fingono di celebrare date e anniversari che in tempi non sospetti rifiutavano di riconoscere, ce ne fregava davvero poco.
E così abbiamo dato vita ad una due giorni
di militanza full immersion: ieri eravamo in
massa a Pistoia per l’evento organizzato dal
Movimento Studentesco Nazionale; ieri notte
abbiamo passato qualche oretta e dipingere
striscioni e manifesti che presto vi
ritroverete su qualche muro; oggi abbiamo
colto la palla al balzo per ricordare a
dovere.
Svariate migliaia di volantini sono stati
lanciati dai tetti su Piazza Repubblica, la
culla delle avanguardie del Novecento. Una
folla divertita ha fatto la ressa per
leggerli: era un bel riepilogo di questi 150
anni, dove si passavano in rassegna i caduti
del Risorgimento, gli sforzi nelle trincee
della grande guerra, la presa di Fiume,
l’esperienza vitale e solare del Fascismo,
Poi, non contenti, abbiamo colorato il Ponte
Santa Trinita con alcuni fumogeni tricolori,
attirando la curiosità dei molti passanti.
Infine, abbiamo colto l’occasione per
lanciare la nostra campagna di critica e di
riflessione contro l’Hard Rock, che presto
prenderà vita al posto del vecchio Gambrinus.
Che c’entra con l’Unità d’Italia? C’entra
eccome. Perché quando domani i patrioti
occasionali dismetteranno i tricolori e li
riporranno nel cassetto in attesa dei
prossimi mondiali di calcio, ci sarà chi
continuerà a pensare all’Italia come ha
sempre fatto, ogni giorno. E quel qualcuno
non sarà felice di vedere che il fiore
all’occhiello di questo paese,
CASAGGì RICORDA L'UNITA' D'ITALIA: LE AZIONI E GLI APPUNTAMENTI...
Casaggì ha lanciato ormai da tempo la propria
campagna per la commemorazione del 150°
anniversario dell'Unità d'Italia. Sono stati
stampati e già distribuiti in ogni scuola
ventimila volantini, mentre si è attivata anche
una campagna mediatica sul web. Abbiamo affisso
circa tremila locandine tricolori con la scritta
"orgoglio italiano" e l'omonima campagna
studentesca. Abbiamo organizzato e realizzato
con successo un convegno a Certaldo, in
concomitanza con l'apertura della nostra sezione
locale attiva sul territorio e questo mercoledì
saremo in massa a Pistoia, per la manifestazione
regionale in piazza del Movimento Studentesco
Nazionale, sempre a tema. Altre azioni sono
previste, a sorpresa, nei prossimi giorni. Come
sempre non ci siamo risparmiati, neanche un pò. Di seguito riportiamo anche il testo presente nel volantino che abbiamo distribuito in tutte le scuole della provincia. Il nostro modo di ricordare questo momento, ovviamente fuori dal coro e dai clichè istituzionali di chi ha sempre pronunciato controvoglia la parola "patria" ed oggi se ne riempie la bocca con facile opportunismo:
Il 150° anniversario dell’Unità d’Italia ci riporta alla mente la grandezza del senso di appartenenza ad una Terra con millenni di storia e di tradizioni alle spalle. L’Italia profonda, fatta di miti e di simboli. L’Italia della cultura e dell’arte, del genio e dell’avventura. L’Italia dell’aratro e della spada, delle legioni e del Diritto, del marmo contro la palude e del sacrificio, dell’innovazione e delle radici profonde. L’Italia dei giovani che fanno il Risorgimento e dei briganti che non si piegano; quella che brilla nelle trincee e poi resiste e vince sul Piave, che conquista Fiume, che costruisce la rivoluzione nazionale e la giustizia sociale nel Fascismo, che si batte con un pugno di soldati contro le più imponenti armate del globo e tiene alta la bandiera dell’onore fino all’ultimo respiro. L’Italia che si divide, si scanna, ma vive e si rimette in gioco, sempre e comunque. L’Italia che niente ha a che fare con le cricche e con le mafie, con le caste e coi giochi di palazzo. La nostra Italia è un’avanguardia dello stile e del costume, dello spirito e del pensiero: lontana parente della decadenza che qualcuno vorrebbe imporle. La nostra Italia è quella del futuro, che guarda avanti senza dimenticare da dove viene, chi è e come è nata. La nostra Italia non è quella del precariato, delle pizze e dei mandolini, del futuro incerto, del maledetto odio sociale, dell’assistenzialismo, della vergogna dell’8 settembre 1943, del terrorismo e degli anni di piombo, dell’aborto per tutti, dell’omologazione di mercato, della sudditanza allo straniero, della multietnica e dell’immigrazione incontrollata, del degrado, del materialismo, del pensiero debole. La nostra Patria è ardimento e azione, è il coltello tra i denti e il sudore sulla fronte, la vita che sboccia e la Giovinezza che irrompe, lo scintillio di un sole nuovo e l’orgoglio di esserne parte. La nostra Italia non è un partito o una parte politica, ma è un sogno che si vive sulla pelle, un plebiscito che si rinnova ogni santo giorno, è il rullare dei tamburi e la sovranità del Popolo, la libertà di fare e la rabbia di cambiare. La nostra Italia è militanza quotidiana, è il dono di se stessi per qualcosa di più grande; è il mettere gli altri avanti al proprio tornaconto e il bene comune avanti a tutto. La nostra Italia è quella che scrive la storia senza scuse e senza reticenze, senza censure e senza malizie. E’ un Popolo con una coscienza, è sintesi delle differenze e premio per chi merita; è selezione, ma anche aiuto dei più deboli, identità e orgoglio. E’ L’Italia che dobbiamo costruire insieme, come un sogno generazionale che si materializza giorno per giorno!
A CERTALDO APRE LA GIOVANE ITALIA!
Si è svolta ieri a Certaldo la riunione della Giovane Italia del Circondario Empolese. Molti i partecipanti, che hanno inaugurato il nuovo corso del circolo locale del nostro movimento, già attivo sul territorio e forte di una quarantina di tesserati. Casaggì Firenze, che fa punto di riferimento per tutti i circoli della zona, era presente. La nostra bellezza e la nostra voglia di fare si stanno allargando a macchia d'olio, senza sosta. Un augurio di buona lotta a tutti i militanti della zona, per un percorso che non sia soltanto politico, ma anzitutto esistenziale e valoriale. In alto i calici per l'ennesima vittoria!
CASAGGì TAPPEZZA LE UNIVERSITA' E SI PREPARA ALLE ELEZIONI...
Questa mattina sono state tappezzate a dovere molte delle facoltà universitarie fiorentine. Una trentina di nostri militanti si sono mobilitati, raccogliendo consensi e contatti. Casaggì si prepara per le elezioni universitarie, che ci vedranno far parte della "coalizione" del "centro-destra per l'università". L'anima identitaria e militante è in marcia, con rabbia e con amore...
Esistono studenti che non si rassegnano al
deserto di macchine e scontrini che li circonda.
Studenti che non urlano, ma che sono altrettanto
incazzati. Studenti liberi, che non usano la
libertà per se stessi, ma la mettono al servizio
di una Nazione, di una Comunità in lotta e di
una trincea ideale. Studenti che non blaterano
di merito senza prima aver donato. Gente
che non va sui tetti, perché ha i piedi per
terra. Gente silenziosa, ma viva e reattiva.
Persone stanche di guardarsi attorno e vedere le
stesse facce, con gli stessi vestiti, con le
stesse bandiere, con gli stessi pensieri, con le
stesse proteste, con la stesse parole. Studenti
che conoscono i muri e vogliono abbatterli,
picconata dopo picconata, perché non hanno
alcuna intenzione di sottostare a schemi decisi
altrove e a vecchie barriere di odio che si
fanno sempre più incerte sotto il peso della
storia. Queste sono le anime incendiarie del
nostro tempo. DA OGGI C’E’ QUALCUNO CHE MARCIA CON LORO. OLTRE GLI SCHEMI, OLTRE GLI SCEMI.
CASAGGì FIRENZE: HARD ROCK ENNESIMO PASSO VERSO LA CITTA' VETRINA...
A Firenze arriva l’Hard Rock Cafè. Al posto
dello storico cinema Gambrinus, ormai chiuso
da tempo, sorgerà il famoso locale dedicato
alla musica. Giubilo e attesa da parte di
tutti, come era prevedibile. Eppure è giusto
fare qualche riflessione a margine,
probabilmente inutile e anche poco gradita,
ma quanto meno sincera.
Il centro storico della nostra città è una
vetrina: negozi, marche e loghi la fanno da
padroni. Le attività storiche della nostra
città, che per decenni hanno fatto da sfondo
al susseguirsi delle generazioni e delle
stagioni, chiudono i battenti.
Il segno dei tempi, si dirà, ma l’amaro in
bocca resta. Perché quando passeggi per le
strade della tua città e le trovi
tremendamente simili a quelle di una
qualsiasi metropoli internazionale, ti rendi
conto che quella globalizzazione tanto
annunciata ha iniziato a logorare con impeto
crescente anche il tuo immaginario.
Restano i nostri monumenti, che paiono degli
scheletri di maestosa bellezza fuori dal
tempo, ultimo baluardo di un Rinascimento
umano e artistico che sembra essere spazzato
via dall’appiattimento rampante, dal mito
del progresso, dal Dio Denaro, dalla
mercificazione costante delle cose e delle
anime, da quel rapido processo di
omologazione che divora le differenze, le
specificità, le tradizioni e i costumi.
Fa quasi impressione, a guardarlo bene, la
cupola del Brunelleschi: un’opera unica,
circondata da griffe e nomi, da insegne
luminose, da quartieri multietnici che si
allargano a vista d’occhio; sembra quasi una
caricatura, messa lì per alimentare quel
circolo di vizioso di scontrini e di luci.
Stessa sorte per il povero Dante, che la
sera guarda sconcertato il bivacco idiota di
chi ha preso i gradini di una meraviglia
mondiale per un pisciatoio a cielo aperto.
Fai qualche passo e arrivi a San Lorenzo,
oggi ridotto a spettro di una società che
cerca forzatamente di inculcare una
tolleranza impossibile, illudendosi di poter
mescolare tutto e il contrario di tutto in
nome di una ipocrita accoglienza che presto
si traduce in manodopera a basso costo,
quartieri ghetto, delinquenza e
fondamentalismi di ogni risma. Ma
l’imperativo è fingere e sorridere, almeno
fin quando non implode il sistema…
Poco e nulla resta delle specificità
rionali, delle piccole e grandi leggende di
strada, dei tanti angoli nascosti, delle
voci di strada e della forza popolare. Resta
poco dell’orgoglio di quartiere, delle
serate a parlare su una panchina, del panino
e del bicchiere di vino buono, del sapersi
accontentare. Resta poco e nulla di quello
che Firenze, cocciuta e bella, è stata per
secoli.
Da oggi c’è anche l’Hard Rock. Abbiamo
multinazionalizzato il vestire, il parlare,
il mangiare, il bere, l’ascoltare, il
vivere, il giocare, il leggere, il guardare.
Perché se mangi come vogliono loro e ti
diverti come vogliono loro, ti dimentichi
del resto. Un po’ di musica e una
magliettina uguale da Londra a Pechino: poco
importa se le tue strade sono una giungla di
nomi che non appartengono alla tua storia. E
poi, ovviamente, ci sono i 120 posti di
lavoro messi a disposizione, che rendono
sopportabile e auspicabile qualsiasi cosa e
riducono al silenzio qualunque voce
critica.
Si dirà che nessuno è obbligato ad andarci,
che questo è ciò che tutti vogliono, che non
c'è niente di male e che finalmente anche a
Firenze ci si diverte. Benissimo, sono tutte
puntualizzazioni legittime. Lungi da noi
fare la guerra all'ovvio.
Ma se un giorno, guardandovi attorno, non
riconoscerete in niente quella città che vi
ha cresciuti, pensate a quando era ancora
possibile salvarla.
NUOVA AZIONE DI CASAGGì: MIGLIAIA DI MANIFESTI AFFISSI.
Questa
notte i militanti di Casaggì hanno affisso
duemila locandine per la città.
Una nuova azione per risvegliare il mondo
degli uguali. Altri duemila manifesti di
Casaggì Università sono stati affissi
davanti alle sedi universitarie...
![]() ![]() ![]() CASAGGì RICORDA MIKIS MANTAKAS...
Questa notte i militanti di Casaggì hanno ricordato Mikis Mantakas, nell'anniversario della morte. Un migliaio di locandine sono state affisse in città , richiamando quell'Europa libera, armata e sovrana che Mikis voleva costruire. Non ebbe il tempo e il modo di farlo in prima persona, a causa di una morte prematura procurata da assassini senza umanità, ma il testimone ideale di quelle volontà è stato raccolto e continua a bruciare. CASAGGì UNIVERSITA': DILANIARE IL MONDO DEGLI UGUALI! Questa notte le facoltà fiorentine sono state tappezzate con le nuove locandine di Casaggì Università. Il nucleo studentesco della destra non conforme inizia il proprio percorso militante con un’azione fisica sul territorio. Prima lezione: dilaniare il mondo degli uguali. Un proposito alto, ideale, di riformare l’università partendo anzitutto dal materiale umano che la compone: dare contenuti, costruire avanguardie di pensiero e di stile, produrre uomini e non numeri, uccidere l’università azienda della burocrazia e dell’omologazione. Una battaglia folle e azzardata, quindi adatta a noi. Nei prossimi giorni verranno lanciate le nuove campagne, i programmi, i nuclei e le iniziative. Dopo aver balcanizzato le scuole fiorentine, sbarchiamo in facoltà. E ne vedremo delle belle!
17 MARZO FESTA NAZIONALE: VITTORIA! Nei giorni avevamo chiesto al Ministro Gelmini di fare un passo indietro e riconoscere la festività del 17 marzo, data che ricorda il 150° annivrsario dell'Unità d'Italia, chiudendo le scuole. Alla fine ci ha ascoltati, anche grazie alla volontà della massime cariche del Governo...
CASAGGì: L'ALTERNATIVA AL DESERTO...
CASAGGì E GIOVANE ITALIA RICORDANO JUNGER: DUEMILA MANIFESTI E UN MONITO AI GIOVANI...
Questa notte, 17 febbraio 2011, i
militanti di Casaggì Firenze e
Giovane Italia hanno ricordato Ernst
Junger, nell’anniversario della
morte. Sotto una pioggia scrosciante
duemila manifesti recanti il suo
nome, la sua effige ed una sua frase
sono stati affissi davanti a scuole,
università e i luoghi di
aggregazione giovanile in tutta la
città. L’azione compiuta non vuole
essere soltanto un momento
commemorativo verso un grande
pensatore e un grande Uomo, ma anche
e soprattutto un monito alle giovani
generazioni, nell’esempio da lui
tracciato.
Junger fu il testimone di un secolo,
l’interprete vivo e anticonformista
di un tempo – il Novecento - carico
di dolori, ma anche di idee e di
passioni, di miti e di Rivoluzioni.
Fu animatore della Rivoluzione
Conservatrice Tedesca e un letterato
tra i massimi che il nostro
continente abbia mai conosciuto.
Ci ha trasmesso, con l’esempio e con
le parole, un’idea della Guerra come
atto eroico, come dono volontario,
come sacrificio vitale che però
conosce la pietas e dà spazio ai
sentimenti, all’emozione e al
trasporto. Le sue metafore e le sue
considerazioni sulle “tempeste
d’acciaio” della Grande Guerra sono
e restano di tremenda attualità per
la comprensione dei conflitti
moderni. L’accento posto sul
coraggio e sulla tempra del soldato,
ci riconduce ad una dimensione
dell’Uomo che verte allo Spirito,
alla mistica, all’Azione, al
superamento di sé stessi contro la
meccanizzazione dell’esistenza e la
tecnocrazia rampante. La sua idea
dell’operaio, poi, ha segnato
un’epoca. Non parla, Junger, di un
operaio appartenente ad una classe o
vicino ad una visione economicista,
ma di un individuo libero, troppo
spesso ancora oggi assente laddove
regnano le regole del profitto e
dello sfruttamento.
Riprendendo le parole di Marco
Iacona potremmo dire che l’uomo che
intendiamo porre come riferimento “si
delinea in senso essenzialmente
dualistico: erede diretto del
soldato, dell’asceta guerriero e
principio cardine e chiave di
lettura ontologica. Figura a un
tempo storica e astorica: nato ma
destinato a mai perire. Il soldato è
una figura empirica, occasionale,
l’operaio invece è una figura quasi
metafisica. Eroi entrambi. L’uno
legato ai fatti di guerra, l’altro simbolo d’una
nuova era. Soldato e operaio: due
figure diverse dunque. Due entità
poco confrontabili, misure e tempi
che non coincidono. Ma c’è una cosa
in comune: lo sforzo jüngeriano di
eternizzare la posa del combattente,
di trasferire lo spirito della
vittoria nello spirito del
dominatore civile, nell’uomo moderno
tout court. In questo senso possiamo
considerare Der
Arbeiter un
libro di guerra messo su in tempo di
pace. Al soldato s’addice la
“tempesta” (l’alternarsi degli
elementi: comincia a tempestare,
finisce di tempestare…), l’operaio è
invece legato all’“acciaio”, al
panorama d’una modernità tipologica
al confine tra fisica e metafisica”.
A
Junger siamo debitori anche di
un’altra magnifica figura: quella
del Ribelle. Il suo Ribelle ha fatto
sognare intere generazioni di
militanti, fornendo utili spunti per
un “passaggio al bosco” oltre le
imposizioni di una modernità
soffocante, debole, bassa, edonista
e vile. Quell’anarca identitario è
anche un nostro manifesto, l’emblema
di una scelta di vita che dovremmo
cercare di onorare al meglio. Il
soldato, l’operaio e il ribelle. E’
questo il messaggio che vorremmo
dare alla nostra generazione, oltre
i falsi modelli del mercatismo e dei
mezzi di distrazione di massa. “Tra il grigio delle pecore si celano i lupi, vale a dire quegli esseri che non hanno dimenticato che cos’è la libertà. E non soltanto quei lupi sono forti in se stessi, c’è anche il rischio che, un brutto giorno, essi trasmettono le loro qualità alla massa e che il gregge si trasformi in branco. E’ questo l’incubo dei potenti”.
QUALI DONNE? QUALI DIRITTI? CASAGGì FIRENZE RISPONDE ALLE PROTESTE FEMMINISTE DI QUESTI GIORNI...
L'Italia è un paese strano. Un paese nel
quale le donne, nel 2011 e con tutto ciò
che vediamo attorno, reclamano dei
diritti che neanche conoscono. Quali
diritti? Cosa vi manca? Cosa non avete
ancora? E perchè scendere in piazza come
donne, mettendo ancora in essere quella
politica delle specie, delle parti,
delle fazioni, dei generi...
Ma quali donne vogliono essere, le donne
che battono le mani sulle pentole nelle
piazze italiane? Perchè una Donna che
sia tale, è Donna tutti i giorni. Non è
Donna una volta ogni quattro anni quando
un partito di opposizione comanda la
fanfare di piazza contro la maggioranza
di governo. Oggi, l'esser Donna, non ha
niente a che fare con le maggioranze e
le minoranze dei governi. Le
cinquantenni inacidite e le quindicenni
alle quali sono stati messi in mano dei
cartelli con scritto "Sono donna e dico
basta", sono un grottesco spettacolo da
circo. Oggi è una scelta personale:
avete voluto tutte le libertà di questo
mondo e adesso che vi manca?
Avete voluto la libertà di abortire, e
potete anche usarla come
anticoncezionale. Per di più, chi vi
ingravida, non è neanche tenuto a
saperlo. Facendolo, però, avete
sacrificato la vostra dignità di madri
sull'altare della presunta libertà
sessuale (se solo aveste studiato meglio
l'antichità, in materia di libertà
sessuale..). Avete avuto tutto e molte
di voi sono finite ad esibirlo in tv,
sui cubi delle discoteche, nelle riviste
patinate.
Un tempo eravate nelle piazze a gridare
gli slogan sul vostro utero e sulla
libertà sessuale; oggi siete a fare la
guardia al peggior bigottismo, quello
che si scandalizza per qualche scopata
vera o presunta e grida alla crisi di
Stato. Avete preso il peggio dagli
uomini che vi accompagnavano in quegli
anni: quelli che blateravano
l'abbattimento del sistema capitalista e
sono finiti a lavorare nelle banche,
negli enti statali, nelle università. I
rivoluzionari a tempo determinato, che
hanno dismesso il passamontagna per
indossare la cravatta.
Agitate la piazza a colpi di morale. Ma
chi siete, voi? Chi vi ha investite
della possibilità di guardare gli altri
dall'alto in basso e dire cosa è giusto,
cosa è sbagliato, cosa manca e cosa
serve? Quanto pagheremmo per vedervi,
fragili come tutti gli altri, nella
vostra intimità di mogli, di amanti o di
partner. Quanto ci piacerebbe constatare
se questa morale a comando è davvero una
morale integrale che vale ogni santo
giorno e alla quale avete dedicato una
vita. Perchè di solito, chi è superiore,
non scende in piazza a dirlo: lo è,
punto e basta. Si limita ad esserlo, non
si sforza di sbandierarlo.
Avete reclamato il lavoro, giustamente.
Ma siete finite alle quote rosa: come
se, per garantirvi da mangiare, aveste
bisogno dei posti prenotati, della
raccomandazione di Stato. Come se,
ancora una volta, le differenze di sesso
e di genere interessassero solo a voi.
Se è la parità, l'obiettivo, che almeno
ci si misuri ad armi pari. Non vi pare?
E si tappi immediatamente la bocca chi
crede che, certa destra militante e
sociale alla quale apparteniamo releghi
la donna alla mansione di angelo del
focolare. Uno sguardo disinteressato e
sincero alla nostra storia, dove di
diritti delle donne si è sempre parlato
anche oltre l'opportunismo politico,
renderebbe bene l'idea. Ma è l'idea di
Donna che cambia: da una parte, la
vostra, ci sono le casse di risonanza
del peggior progressismo a priori, dalla
nostra i sacrifici silenziosi e nobili,
la fedeltà, la difesa della vita, il
merito e la capacità di essere
organicamente inserite in una Comunità,
senza pretendere e senza sbuffare.
La vera libertà è libertà da se
stessi.
CASAGGì FIRENZE E GIOVANE ITALIA: AZIONE IN RICORDO DI PAOLO DI NELLA!
9 febbraio 2011
Questa notte i militanti di Casaggì Firenze
e della Giovane Italia hanno ricordato Paolo
Di Nella, militante del Fronte della
Gioventù ucciso dall’antifascismo nel 1983.
Duemila manifesti recanti il suo nome ed una
frase in sua memoria, sono stati affissi in
ogni strada, in ogni scuola, in ogni facoltà
ed in ogni luogo di aggregazione giovanile
della città e dei principali comuni della
Provincia fiorentina. Paolo, la notte del 2
febbraio 1983, era in affissione per le
strade di Roma, assieme ad un’altra
militante dell’allora movimento giovanile
del MSI. Due persone, da dietro, lo
aggredirono mentre era intento ad affiggere
un manifesto, colpendolo alla testa con un
corpo contundente. Morì il 9 febbraio, dopo
una settimana di agonia.
Al suo capezzale, per la prima volta,
accorse anche l’allora Presidente Repubblica
Sandro Pertini, sancendo di fatto la fine di
quel muro di omertà e di connivenza che per
decenni aveva relegato ai margini la
gioventù nazionalrivoluzionaria, lasciando
che il triste motto “uccidere un fascista
non è reato” non fosse soltanto una macabra
pratica extraparlamentare, ma anche un fine
voluto e cercato da chi apparteneva all’arco
costituzionale e, talvolta, anche agli
organi di Stato. Paolo morì mentre compiva
un gesto nobile, di milizia e di libertà.
Morì affiggendo un manifesto per Villa Chigi,
uno spazio all’epoca abbandonato e
degradato, che il Fronte della Gioventù si
batteva per rendere alla cittadinanza
sottoforma di comunità di quartiere e luogo
sociale. Molti anni dopo, grazie anche al
percorso intrapreso dalla destra politica
che ha portato molti suoi compagni di lotta
a far parte delle Istituzioni, quello spazio
è stato restituito alla gente e porta oggi
il suo nome.
Paolo fu ed è l’esempio di una militanza
fatta di idee, di ribellione, di
innovazione, di irriverenza, di grandi temi,
di passione, di sacrificio e di lotta. Una
vita vissuta appieno, che qualcuno ha
stroncato prematuramente, ma che ha comunque
lasciato un segno indelebile in chi, ancora
oggi, sogna di portare avanti quel testimone
ideale. Il suo ricordo non è soltanto la
tradizione identitaria di una parte
politica, ma dovrebbe essere un monito a
tutto il paese: quello di sostituire l’odio
cieco con l’amore per il dono di sè. Un
insegnamento anche a chi, trent’anni dopo,
vorrebbe trasformare la competizione
politica in una guerra per bande.
“Io combatto anche per te, uomo
qualunque, ma tu non mi ascolti.
Io muoio anche per te, uomo qualunque, e
tu mi disprezzi.
Perché? Non importa.
I miei occhi malinconici,
la mia splendente giovinezza,
il mio caldo sangue color rubino:
io te li dono, uomo qualunque.
Io non ho le tue ricchezze,
non voglio per me il tepore accogliente
della tua casa.
Tutto ti lascio, anche la mia vita”.
5 FEBBRAIO 2011: A MIGLIAIA IN CORTEO PER I MARTIRI DELLE FOIBE CON CASAGGì E LA GIOVANE ITALIA. E' STATA SCRITTA UNA PAGINA DI STORIA FATTA DI IDENTITA' E DI COSCIENZA DI POPOLO!
Sabato 5 febbraio 2011, a Firenze, è stata scritta una pagina di storia. In una città che l’oltranzismo progressista sbandiera come propria roccaforte, diverse migliaia di persone hanno sfilato sotto le insegne tricolori per ricordare i martiri delle foibe e gli esuli istriani, giuliani e dalmati. Hanno sfilato silenziosi e composti, in un numero che questa città non aveva mai conosciuto nella manifestazioni promosse dalla destra politica. Hanno sfilato emozionati, quasi increduli nel guardarsi attorno e vedere quante cose sono cambiate in questi anni. Ciò che un tempo era tabù è oggi una realtà concreta, viva, reale. La memoria di chi è stato ucciso senza colpa non è più relegata ai margini, ma sta entrando a far parte del vissuto quotidiano di un popolo, come hanno testimoniato le decine di tricolori sventolate al nostro passaggio da finestre e balconi. La commozione dei sopravvissuti all’esodo e dei familiari delle vittime assassinate dai partigiani comunisti titini si è unita a quella delle migliaia di cuori liberi che spontaneamente hanno risposto al richiamo della piazza. C’erano davvero tutti: generazioni di militanti fianco a fianco, famiglie coi bambini per mano, giovani e giovanissimi in prima fila, cittadini ed esponenti politici di ogni livello. In piazza non c’era una fazione riottosa o una costola di partito: c’era il popolo in tutte le sue sfumature. Il richiamo di Casaggì, che come ogni anno ha lanciato il corteo risvegliando Firenze dal solito torpore, ha trainato tutto e tutti. Ed è stato un fiume in piena, di quelli che difficilmente si dimenticano. Le minacce cadute nel vuoto ed i contro cortei con un decimo dei nostri partecipanti, poi, sono la ciliegina sulla torta di una giornata memorabile. Una giornata partecipata e fitta di gente, ma che è stata resa possibile da chi si è letteralmente sacrificato alla causa per un mese intero tra volantinaggi, affissioni, assemblee, conferenze, riunioni, manifestazioni, dibattiti e azioni di propaganda. Una giornata resa possibile dalla partecipazione delle migliori realtà identitarie che questa Toscana non conforme ha messo in piedi: trasversalmente e con il migliore spirito di sempre. Un grazie, ovviamente, ai militanti di Casaggì, ai ragazzi della Giovane Italia, di Studenti per le Libertà, di Azione Universitaria, di CasaPound, Colle Oppio e Nes; ai tanti fratelli che popolano che questa grande Comunità di destino e di lotta; a chi non ha mai mollato un metro e non ha mai chiesto niente, donando sé stesso a qualcosa di più grande. Un grazie, infine, a Giorgia Meloni e Anna Grazia Calabria, che ci hanno onorati della loro presenza e delle loro parole. Una bellezza terribile è in marcia, con buone gambe e una tremenda voglia di camminare.
Lo striscione d'apertura
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La testa del corteo è in viale Milton, la
coda è appena uscita dal Viale Don Minzoni
![]()
Nelle prime file gli esponenti politici e
gli esuli giuliani, istriani e dalmati
![]()
Giorgia Meloni durante il suo intervento,
accanto a Francesco Torselli e Achille
Totaro
![]()
“Ci risiamo. Come ogni anno il corteo cittadino
in ricordo dei martiri delle foibe, promosso
dalla Giovane Italia, da Casaggì e da Studenti
per le Libertà e aperto a tutta la cittadinanza
e i movimenti, ha innescato una evitabile
spirale di tensione. I centri sociali e la
sinistra radicale, infatti, hanno indetto il
consueto “contro-corteo”, per protestare contro
il “revisionismo storico, il governo Berlusconi
e il Fascismo”, così dichiarano Marco Scatarzi e
Andrea Badò, rispettivamente Presidente e
Coordinatore cittadino della Giovane Italia, il
movimento giovanile del PdL che ha promosso
l’iniziativa”.
“Il comunicato diramato dagli antagonisti – dichiara Scatarzi - è un delirio di follia e un’arrampicata sugli specchi di pessima fattura. Ci accusano di strumentalizzare il martirio degli infoibati e l’esilio e poi scendono in piazza contro il governo Berlusconi, parlano di diritti e negano la memoria di martiri senza colpa, puntano il dito contro una ricorrenza riconosciuta a tutti i livelli e dipingono il Ministro Meloni come un nemico degli studenti, parlano di Riforma Gelmini, e blaterano di appalti e di mazzette, tirano in ballo la situazione degli operai della Fiat e parlano di scuole e università. Insomma, pur di scendere in piazza hanno tirato in ballo tutto e il contrario di tutto, hanno strumentalizzato ogni argomento possibile e hanno fatto un minestrone senza senso”. “Noi saremo in piazza – prosegue Badò – col tricolore e senza simboli di partito, a testimonianza del fatto che il nostro obiettivo è quello di creare una memoria condivisa e trasversale che possa rendere giustizia ai nostri martiri dopo sessant’anni di silenzio. E’ assurdo che chi ricorda questa pagina di storia debba essere tacciato di essere un revisionista e forse ha ragione Pansa quando afferma che la storia è scritta dai vincitori a discapito dei vinti. Un paese non può essere realmente libero finchè non si è liberato di quelle macchie che lo hanno infangato.” “Ci aspettiamo – proseguono Scatarzi e Badò – una condanna e una presa di distanza da parte di tutte le istituzioni, aldilà delle differenze politiche e partitiche, perché certi argomenti non sono assolutamente accettabili e risultano offensivi. Ci chiediamo anche se il corteo che partirà alle 15,30 da Piazza San Marco sia autorizzato e se l’obiettivo dello stesso non sia l’arrivo in Largo Martiri delle Foibe e il conseguente disturbo della nostra iniziativa, che proprio lì si concluderà. “Il nostro corteo – concludono Scatarzi e Badò- che ormai da anni cresce e si fa sempre più partecipato, è un momento di condivisione e di ricordo che si svolge nella massima tranquillità e che mette insieme, sotto il tricolore, cittadini e membri delle istituzioni che hanno a cuore un eccidio troppo a lungo dimenticato. La nostra iniziativa, che quest’anno vede la partecipazione di un Ministro e di molte personalità politiche, è un esempio di trasversalità e di mobilitazione che per esistere non ha bisogno di seminare odio e di rinvigorire rancori sopiti. Noi anteponiamo la coscienza di popolo all’odio di parte, alla prevaricazione e alle accuse. Il 5 febbraio saremo in piazza, coi nostri tricolori come ogni anno, fieri della nostra appartenenza e convinti della nostra azione. E, come ogni anno, nessuna intimidazione andrà a segno e nessuna minaccia avrà il potere di fermare una marcia libera e responsabile, nata per ricordare dei morti che qualcuno vuole continuare ad uccidere negando loro il diritto di entrare a far parte della storia di questo paese”. FOIBE, NELLE SCUOLE I DOCENTI INVITANO AL BOICOTTAGGIO DEL CORTEO...
“COME OGNI ANNO IL CORTEO PER I MARTIRI DELLE
FOIBE TROVA FORTI OPPOSIZIONI. OLTRE ALLE
CONSUETE CONTROMANIFESTAZIONI,
“Come sempre, da sei anni a questa parte, il
grande corteo in ricordo dei martiri delle foibe
organizzato dai movimenti giovanili della destra
identitaria trova degli oppositori fuori tempo
massimo. Non bastava indire delle
contromanifestazioni e invitare al boicottaggio
dell’iniziativa infangando la memoria dei
martiri italiani trucidati nelle foibe, si è
andati oltre. Quest’anno si sono mobilitati
anche i docenti, che nelle scuole superiori
tentano con ogni mezzo di ostacolare la nostra
regolare opera di pr
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